POV: Ayana Il silenzio che seguì fu il più lungo che avessi mai vissuto. Mi guardava. Davvero. Senza il tablet tra noi, senza lo stetoscopio come scudo, senza nient'altro che quegli occhi tempestosi che portavano tre anni di lutto e qualcosa di più nuovo, di più fragile, di più spaventoso. — « Lei è qualcuno che non posso permettermi di provare. » Non non provo niente. Non si sbaglia. Ma non posso permettermi. Quella distinzione conteneva tutto un futuro possibile che né lui né io sapevamo ancora come abitare. — « Perché? » — « Perché... » La sua voce si spezzò a metà della parola, quel suono fragile che mi attraversò come una lama dolce. « Perché l'ultima volta che ho lasciato entrare qualcuno, l'ho uccisa. » Scesi dal letto. I miei piedi nudi sulle piastrelle fredde. Ogni passo m

