Ayana — In auto, 18:35 La città scorreva dietro il finestrino. Le luci di Cotonou si riflettevano sul cofano nero della macchina, arancioni e dorate, come stelle che avessero deciso di scendere in mezzo alla gente stasera. Guardavo fuori senza vedere veramente. Perché tutto ciò che sentivo, era la sua mano. La sua mano destra sul volante. La sua mano sinistra posata tra noi due sulla consolle, a pochi centimetri dalla mia. Non posata lì per caso. Posata lì come un invito che non avevo ancora accettato. Ho girato leggermente la testa verso di lui. Guardava la strada. Profilo concentrato. La mascella distesa per una volta. Quel suo modo di guidare con una sicurezza tranquilla, senza gesti inutili. Come faceva tutto. Come mi amava. Senza gesti inutili. La mia mano è scivolata dolcement

