Capitolo 5 – Mettersi in gioco

1078 Words
Jules — Ehi, hai visto che faccia? Sembra che abbia preso un muro in pieno. Sposto leggermente il bicchiere, senza staccare gli occhi dalla scena. Léo, il nostro Léo, quello che dribbla i silenzi come altri fanno i giocolieri con le parole, è immobile. Non teso. Non nervoso. Immobile. Come se avesse paura perfino di respirare. Max annuisce accanto a me, sorseggiando il suo caffè, con un'aria perplessa quanto la mia. — Ti giuro, mormora, non ho mai visto Léo così. Sembra… paralizzato. Sembra un adolescente in piena crisi esistenziale. Secondo te lei gli fa paura? — No, dico io. Lei lo affascina. Ed è peggio. Laggiù, lui è seduto di fronte a lei. La ragazza del giovedì mattina. La ragazza del corridoio B. Quella che legge come se il mondo intorno non esistesse. Quella che abbiamo notato tutti, senza mai riuscire ad avvicinarla. Troppo silenziosa. Troppo altrove. Troppo radicata in qualcosa che non riusciamo a dare un nome. Lei legge. Sempre. Senza alzare gli occhi. Neanche quando la guardiamo troppo a lungo. Neanche quando speriamo che si degni almeno di esistere nella nostra realtà. Ma Léo… Léo ha osato sedersi. — Secondo te ci sta provando? chiede Max, aggrottando le sopracciglia. Faccio rotolare una moneta tra le dita, quel piccolo tic che mi tradisce quando qualcosa mi incuriosisce. — No. Sta cercando di capire. Vuole sapere cosa nasconde. — Nasconde tutto, amico. Osserviamo la scena come due vecchi poliziotti appostati in macchina. Seguiamo i gesti, i silenzi. Lei richiude il libro. Lui arretra di un centimetro, sorpreso. Non sentiamo niente, ma intuiamo tutto. — Vuoi scommettere? sussurra Max. Annuisco, già divertito. — Vai. Dico che resisterà. Forse non vincerà, ma resisterà. Gli do… una settimana prima che torni a mani vuote. Max scoppia in una risata beffarda. — Io gli do due giorni. Prenderà un palo monumentale. Tornerà con quel sorrisetto umiliato e dirà che "era solo per scherzare, ragazzi". — Lo conosci male. Lui, stavolta, non sta scherzando. Mi giro di nuovo verso di loro. Il suo sguardo è fisso su di lei come se stesse cercando un passaggio segreto tra i suoi occhi e il suo silenzio. — Allora, propone Max, cosa scommettiamo? — Una cena. Chi perde paga. — D'accordo. Ma aspetta… tu su cosa punti? Lo guardo negli occhi. Sono sicuro di me. — Dico che si innamorerà. Max quasi sputa il caffè. — Léo? Innamorato? Ma lui non conosce neanche la parola! Quel tipo non ha mai visto un cuore se non come emoji. Salta da una all'altra, non si attacca. È la sua regola d'oro. — Fino a oggi, rispondo. Guardalo. E lui guarda. E vede. La cosa minuscola ma inconfutabile: Léo non è lì per fare colpo. È lì per capire. È lì per restare. Battiamo i nostri bicchieri di cartone in un gesto assurdo. — Hai visto la sua mascella? Lei ha parlato, e lui ha battuto le palpebre come se lei gli avesse lanciato un incantesimo, scherza Max. — Forse è proprio così. Lo dico a metà per scherzare. Solo a metà. --- Lys Mi guarda ancora. Come si guarda un enigma che si crede di poter risolvere con la pazienza. Ma questo genere di enigma non si risolve. Ci si perde, ci si brucia. Sento la tensione nella sua postura. Non si muove più. Aspetta. Scruta. E io lo metto alla prova. — Perché sei qui? Lui sbatte le palpebre. Non se lo aspettava. — Vuoi dire… qui, con te? — No. Qui. A quest'ora. Su questa panchina. A cercare di capire qualcuno che non conosci. Lui si raddrizza. Cerca una risposta che non lo faccia sembrare stupido. Ma ormai è troppo tardi per fare il furbo. — Credo di voler sapere chi sei. Annuisco lentamente. — No. Tu vuoi che io sia qualcuno. Mi hai già inventata nella tua testa. Ora vuoi vedere se corrispondo alla finzione. Lui aggrotta le sopracciglia. Non pensava di farsi smontare in due frasi. — E se volessi solo imparare a conoscerti? Sorrido. Dolcemente. — Allora dovrai disimparare. Tutto. Anche il tuo modo di fare domande. Lui tace. Vedo i suoi occhi che brillano. Non fastidio. Desiderio. Curiosità. Ha voglia di giocare, ma non come al solito. Vuole restare. — E se resto qui? In silenzio? Lascio cadere un silenzio. Ascolto il vento, le pagine del libro che fremono. — Allora imparerai ad ascoltare. Mi alzo. Lui non protesta. Capisce che per oggi è abbastanza. Lascio il libro. Aperto. Pagina segnata. Non è un invito. È un avvertimento. Un avvertimento travestito da regalo. Sento il suo sguardo sulla mia schiena. Non sa se ha appena varcato una frontiera o se si è fatto rinchiudere in una trappola. Io, lo so. --- Léo Se n'è andata. Ha lasciato il suo libro. Volontariamente. Apposta. Lei. Ha. Lasciato. Il. Suo. Libro. Non riesco a staccarmene. Ho le mani sudate. È ridicolo. Ho baciato ragazze senza ricordare il loro nome. Ho ballato con sconosciute come se fossi immortale. Ma qui… tremo perché lei mi ha lasciato una pagina aperta. Leggo la frase sottolineata. «Mi basta un sospiro per allontanarmi da tutto ciò che pretende di raggiungermi.» È bello. È triste. È lei. Richiedo il libro. Lentamente. Non voglio perdere questo momento. Quel piccolo istante sospeso in cui credo di aver capito qualcosa di lei. Una briciola. Mi guardo intorno. Jules e Max mi fissano dal loro tavolo. Jules ha già tirato fuori la sua moneta, come se stesse preparando un discorso. Mi alzo. Il libro in mano. Il cuore che batte come un bambino che avesse trovato una mappa del tesoro. Domani. Ci sarò. --- Jules (più tardi, al bar) — Allora? Le hai parlato? chiede Max, pieno di speranza sarcastica. Léo posa il libro sul tavolo. Silenzioso. Non sorride. Non spavaldo. È altrove. Prendo il libro. Leggo la frase. Lo guardo. E capisco. Non è un gioco. — Ok. Ritiro quello che ho detto, sospiro. Non è una sfida. — Allora cos'è? chiede Max, un po' destabilizzato. Léo sorride finalmente. Ma quel sorriso non è il suo. Non quello che conosciamo. È più dolce. Più pericoloso. — Una trappola. E ha già deciso di gettarcisi. Max mi lancia uno sguardo. Lo vedo esitare. — Siamo fritti, mormoro. — Già, risponde. Eppure, ci ridiamo sopra. Perché sappiamo di aver appena perso il nostro amico a favore di un mistero dagli occhi troppo calmi e dalla bocca troppo silenziosa. E che è dannatamente bello da guardare.
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