IV Melané era come la descriveva la leggenda: terribile, immensa e impenetrabile. Più volte Joseph ne percorse il perimetro alla base, sempre per tornare al punto di partenza stanco e deluso dopo l’ennesimo fallimento. Non era possibile scalarla, non si riusciva a individuare una possibile entrata, era fuori discussione l’idea di mettersi a scavare in cerca di un fantomatico passaggio sotterraneo. Ogni volta che vi poggiava il palmo della mano, poteva sentire l’energia di quel materiale che gli percorreva i nervi fino a irradiargli dentro uno strano formicolio. Era quasi certo fosse radioattivo, ma non riusciva a spiegarsi le ragioni della sua presenza lì in mezzo al nulla. Chi l’aveva traportato fin lì, e chi gli aveva dato una forma così sinistra, evocativa ed enigmatica al tempo stesso

