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Perfect Vol. 3

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Il capitolo finale della saga di Perfect conduce il lettore alla scoperta degli ultimi continenti del mondo post-apocalittico introdotto nei primi due libri. Si conclude l"epopea delle caste di Cisatlantica e Transatlantica e del loro difficile, spesso contraddittorio rapporto con l’eternità artificiale garantita dal siero Wirthmann.

Nel cuore di Antartica il Divo-dittatore si fa causa diretta del pubblico assassinio del primo protagonista della trilogia, mentre sempre più irresistibilmente è attratto dai misteri di Pacifica e dell’ultimo segreto di cui sono depositari i Nomadi, eredi dei primi uomini e fondatori della mitica Edenia. Qui un nuovo, insospettato eroe accetterà il destino di “deus ex machina” prospettatogli dall’Anziano, portando così a termine il percorso di iniziazione che lo vedrà insperato salvatore del suo popolo a un passo dalla guerra globale.

Tra chiaroscuri e drammatiche scelte, matura la complessa personalità dell’eroina Lara Gray, alle prese con la tragica fine dell’amore di una vita e il tormentato, impegnativo ruolo di madre.

Nella seconda parte siamo proiettati a dieci anni dalla caduta di New Wolrd City (la New Harmony di un tempo), proprio mentre Greta ricalca le orme della sua seconda madre nella difficile scelta tra l’onore della casta immortale a cui è legata dall’irradiazione in giovanissima età, e la passione per il Comune simbolo del suo difficile e traumatico passato, impersonato dal vecchio compagno di prigionia Thorvlad Lindholm.

Nel bel mezzo dei cambiamenti che stravolgono l’assetto politico di Arborea, alle soglie della nuova catastrofe che si abbatterà su Olympia e della minaccia di Lucetius che avanza su Heaven Harbor, si risveglia il mai sepolto orgoglio invidioso: risorge dal sangue dello stesso Maximus Lucetius, secondo Homo Optimus della storia, la speranza di un’umanità fiera del suo status “mortale”, alla riconquista delle radici democratiche del mondo antico.

Laureato in lingue e culture internazionali, Raffaele Isolato applica le sue ricerche in campo etico ed epistemico a novelle e romanzi che spaziano dal fantasy al noir, al filone avventuristico, alcuni dei quali già pubblicati in rete e cartaceo. In attesa di pubblicazione sono altre raccolte di saggi e i più significativi esperimenti poetici. Tra i titoli pubblicati su sss: Attacco al potere (La Saga dei Perfetti e degli Imperfetti vol.I), Chi vuole andare in TV?, Viaggio a Nord, Dall’altra parte del nulla, Lineamenti di religione universale, Inferno XXI (poema didascalico-allegorico in trenta canti), Il nulla imperfetto, Nati alla luna nuova, Viaggio a Lost City, L’angelo dalle ali di carta, La pietra e lo scandalo (raccolta di novelle d’argomento erotico), Il Presidente (tragedia in cinque atti in versi sciolti).

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Prologo A.D. 2292 Ancora buio, ancora freddo. Il gelo trapassava la pelle, penetrava nella carne e nelle ossa come stiletti di ghiaccio, al punto che la Mater del Divo Lucetius, ospite permanente della villa ai limiti della capitale dell’Unione Transatlantica, fu costretta a richiamare i due Servitori che un’ora prima avevano attizzato il fuoco nel camino principale, terminando quel che restava del deposito di legna dell’atrium. - Di questo passo saremo costretti a chiedere altri rifornimenti a Palazzo. Non avrei voluto inviare ambasciatori… non prima di un’altra settimana. – rifletté ad alta voce, mentre l’ancella si scaldava le punte delle dita osservando la fiamma che lentamente perdeva luce e calore. - Maximus non le ha mai negato un carico di legname, signora. - Sai bene quello che voglio dire. Non mi piace essere costretta a sentirmi in debito al di fuori dei giorni concordati. - Ma lei è sua madre… - Io sono il suo burattino, Flavia. Lo siamo io, tu, Naevius, e tutti gli Aristoi intrappolati in Acropoli. - Ho sentito di popolazioni della stessa Unione che se la passano anche peggio… - Ma che non sono costrette a subire i capricci di un folle. Quando era di cattivo umore, la Mater poteva controbattere ai suoi tentativi di conversazione con osservazioni sempre più amare e disperate; Flavia sospirò e richiese nuovi ciocchi da ardere al Servitore accorso alla chiamata. - Non ci sono stati spettacoli in Arena, da quando il Divo ha il suo nuovo giocattolo. – riprese dopo essersi seduta accanto a una delle torce che illuminavano l’ampio triclinium. A questo sarebbe stato difficile obiettare con un altro commento pessimistico. La verità era che gli spettacoli all’Arena sorpassavano in crudeltà e sadismo qualsiasi altra tortura di cui l’ancella avesse mai sentito parlare. Maximus Lucetius giocava a fare l’imperatore onnipotente e capriccioso, e questo nei secoli aveva calato su Olympia una cappa di terrore e disagio anche sui cittadini più illustri e tradizionalmente “inviolabili”. La Mater tornò dalla finestra che dava sul giardino-serra del peristilio e si sedette pesantemente sulla sedia accanto al focolare. In mano aveva ancora la maschera dorata delle serate a corte; da un po’ di tempo a quella parte aveva preso a lucidarla ossessivamente ogni mattina, forse con l’intento di cancellare qualche macchia immaginaria. - Preghiamo che non sia soltanto una moda passeggera. So che dovremmo preoccuparci per quel poverino, ma almeno la sua presenza in città sta allungando la vita di molti condannati. Flavia accostò la piccola panca a quella della Mater, contenta di aver scelto finalmente un più piacevole argomento di conversazione. - E la sua innamorata? La Perfetta in arrivo dal Nord? - Si chiama Chloe, Chloe Gray, e a quanto pare in passato è stata una vera celebrità, a New Harmony. - Peccato sia caduta così in basso. - Dicono che il suo uomo sia stato un eroe. Questo dovrebbe essere sufficiente per restaurarne la dignità. Flavia se ne stette per un po’in silenzio, l’ago col filo dorato che usciva e rientrava dall’orlo della stoffa che stava decorando. Quel che le premeva sapere era ben altro, e sperava che la Mater non la ritenesse troppo indiscreta. - Sarà lui il primo contaminato? Potrà davvero camminare nelle terre di fuori senza maschera, e senza Scorpioni? La signora le rivolse un freddo sorriso di commiserazione: - Flavia… Quel ragazzo sarà fortunato se, quando Maximus avrà finito con lui, riuscirà ancora a reggersi in piedi. Con il suo mega impianto di climatizzazione e depurazione dell’aria “a cielo aperto”, Olympia era la prima città al mondo a usufruire di una temperatura pressoché personalizzata e di una difesa permanente contro l’inquinamento atmosferico. Ai quattro punti cardinali della sua imponente cerchia di mura erano posizionati i giganteschi Mulini, che soffiavano verso l’esterno l’aria viziata della capitale, mentre i depuratori della cerchia mediana immettevano in direzione dell’Acropoli i cosiddetti “venti catabatici”, successivamente discendenti lungo le pendici dell’altura per diffondersi prima nei quartieri degli Aristoi, poi in quelli dei Perfetti. Gli effetti spettacolari dati dal miscuglio di correnti erano noti in entrambe le Unioni, e avevano dato al Divo il soprannome di “Zeus d’Antartica”. Ad Olympia le nubi non solo erano divenute una realtà, ma erano persino in grado di dare origine a vere e proprie precipitazioni di carattere essenzialmente nevoso. Quando le migliorie all’impianto di condizionamento atmosferico avevano dato i primi frutti, meno di cinquant’anni prima, gli abitanti della capitale avevano creduto di vivere in un mondo a parte, privilegiato e lontano anni luce dal resto di un pianeta ai limiti della rovina ambientale e geologica. Poi erano arrivate la stanchezza, la sofferenza fisica, la malinconia di una vita passata in un regno di freddo e crepuscolo costante. Quand’era stata l’ultima volta che si era lasciato carezzare il viso dai tiepidi raggi del sole di mezzanotte? Il Pater, Naevius Lucetius, passeggiava assorto tra i filari di ulivi che adornavano il giardino-serra, l’unico luogo della villa, e probabilmente dell’intera capitale, a godere di una temperatura quasi estiva per tutto l’anno. Il Divo sapeva, ma per qualche strana ragione aveva scelto di concedere alla sua famiglia quella sorta di oasi fuori dalla sua giurisdizione: era forse soltanto l’ennesima dimostrazione di “favoritismo” a beneficio della sola famiglia imperiale. Naevius aveva l’abitudine di passare almeno sei ore al giorno all’ombra dei folti rami che curava con l’aiuto di una piccola squadra di giardinieri addestrati personalmente. Tutt’intorno, le fiaccole del peristylium immergevano l’orto in una luce innaturale, di festa campestre al chiaro di luna. Un tempo era sembrato tutto così romantico: il decreto del Divo di vietare l’uso dell’energia elettrica a tutta la superficie metropolitana (eccettuati quindi i locali sotterranei adibiti a laboratorio) non aveva stupito nessuno, vista la risaputa ammirazione dei Lucetii per la grandezza degli antichi Romani d’età imperiale. Olympia era il simbolo del lusso senza tempo, di una Roma rinata e ben più “inviolabile” della sua antenata. Nessuna orda di barbari avrebbe osato minacciarne la potenza, nessun popolo interno o confinante con l’Unione Transatlantica aveva anche solo propagandato un attacco a tutto ciò che la roccaforte dei Perfetti rappresentava dall’annus funestus in cui il cataclisma climatico aveva cambiato per sempre l’intero pianeta. Eppure… Quand’era stata l’ultima volta che il Divo aveva chiesto la presenza di suo padre al Senato? Il Pater non metteva più piede in Acropoli da quando più di cinque anni prima il presidente in persona l’aveva bandito ufficialmente dalle aule affrescate dove si riuniva l’organo legislativo dell’Unione, per via di certe banali discordanze in materia di politica interna. Perché quel cocciuto di suo figlio non voleva accettare che la Transatlantica rischiava di scindersi, e che se continuava questo stato d’incuria amministrativa, avrebbero rischiato la secessione delle terre a Nord dell’equatore? Quello che era successo nella piana occidentale era stato soltanto un avvertimento. Certo, avevano sedato la rivolta, ma a quale prezzo? Quanti Perfetti e cittadini mortali avevano perso la vita, quanti ancora avevano smarrito la fiducia nei loro legittimi governanti? - … e ora questo pubblico affronto ad Arborea. Maximus sa bene che non possiamo permetterci di indebolire anche i rapporti diplomatici con l’Unione Sorella. Non in questo momento. Plinio Cornelius, Senatore all’Acropoli e uno dei pochi membri influenti del governo a intrattenere ancora rapporti amichevoli con la familia dei Lucetii, sputò quel che restava del rametto di rosmarino raccolto nel recinto delle spezie. Rivolse l’attenzione al bagliore che arrivava da sud est, appena oltre il colonnato dell’impluvium: erano fuochi d’artificio sull’Acropoli. - Qualcuno ha ridato inizio alle danze. Il nostro imperatore festeggia qualcosa. – interruppe il discorso del Pater, con l’intento di smorzare le sue legittime preoccupazioni. - E da quando non spreca più un’occasione per darsi alla pazza gioia? Sembra che di tutto quel che accade fuori da Antartica non gli importi nulla. - Non è stata una mossa astuta quella di permettere l’arrivo del giovane Engstrom a Olympia, Naevius. Ormai devi esserci arrivato anche tu. Il Pater si voltò bruscamente, fissandolo dall’ulivo contorto a cui aveva poggiato la spalla. La luce della fiaccola più vicina nascondeva nell’ombra l’altra metà del viso affilato, completamente glabro: - Avresti avuto il coraggio di biasimarmi, quando feci quella proposta a te e agli altri? Avevamo bisogno di rafforzare la dipendenza di Arborea dalla nostra linea politica! - Non senza conquistarci il pieno appoggio di Maximus. - A Maximus non importava nulla di chi sarebbe stato il prossimo presidente della Cisatlantica, dopo la scadenza del mandato di Bjorn. La voce di Naevius era improvvisamente calata. Continuavano a passeggiare verso il centro del giardino: la piccola statua in bronzo del loro imperatore era lì in mezzo, in cima a una sottile colonna d’alabastro che non riusciva a riflettere il bagliore del porticato. - Ora pare che gli importi moltissimo. Quanto meno di Karl. – insinuò il Senatore, che continuava a godersi le fiamme purpuree che sprizzavano scintille dagli scoppi, all’orizzonte. - Ci sta ricoprendo di disonore! Che rinchiuda i suoi vizi tra le mura del Palazzo, e non coinvolga i nostri unici alleati d’oltre dorsale! - Karl è un ragazzino orgoglioso, ho avuto modo di conoscerlo… Non correrà a piagnucolare da suo padre, vedrai. - Credi che sia così semplice? Potrebbe portarne i segni a vita. - Ormai è un Perfetto. Non avrebbe alcun motivo di lasciare Olympia. - Se non per scappare… e metterci contro tutti gli altri Engstrom. Sarebbe una catastrofe, Plinio. Vedremo sfumare tutto il lavoro svolto per anni assieme all’ambasciatore Howe. Al vedere il Pater fremente d’ira, il Senatore si credette in dovere di prospettargli una via d’uscita, qualcosa che desse entrambi almeno la speranza di una risoluzione a breve termine. - Ne hai parlato con Claudia? - Non c’è ragione di turbarla con quest’altro grattacapo. Sai bene che ha già per le mani le richieste d’aiuto di più di sessanta condannati ai giochi dell’Arena. - Potrebbe utilizzare la stessa procedura d’evasione che ha già testato con gli altri. Stamane è arrivata un’altra carovana di Nomadi mercanti da Nord; i loro Carri sono in grado di percorrere parecchi chilometri senza ricambi d’aria. Potrebbero lasciare Antartica in meno di due settimane. Messo alle strette dall’insistenza di Cornelius, Naevius inspirò a fondo l’odore d’acqua di rose che proveniva dalle terme private di sua moglie. Non avrebbe mai voluto coinvolgerla in quella storia, ma se c’era in ballo la secolare alleanza tra le Unioni sorelle… - Sei sicuro che il ragazzo non ha ancora parlato coi suoi? - Abbiamo ricevuto una chiamata da Arborea dieci giorni fa. Elina Engstrom ha parlato con lui, sempre sotto la supervisione della Milizia. - Nessun riferimento ai costumi della Domus? - Karl era piuttosto taciturno, ma credo che sua madre abbia attribuito tutto a uno stato di soggezione per trovarsi nella cosiddetta “città perfetta”. Cornelius sorrise beffardo, alludendo all’opinione che il resto del mondo conservava di una delle metropoli più misteriose e affascinanti della Terra. Olympia: la città più seducente, bella senza paragoni, che catturava lo straniero con lo splendore dei suoi marmi, ma che ormai stava lentamente sprofondando assieme al suo tiranno in una lenta e sanguinosa decadenza. - Va bene. Ne parlerò con Claudia. Ah, amico mio? - Sì? - Tieni d’occhio il ragazzo, ti prego. - L’alleanza con gli Engstrom sta a cuore anche al senato, Naevius. Il nostro accordo non sfumerà per i vizi di un capo indegno. Il Pater ricambiò il sorriso, per la prima volta da quell’incontro semi-clandestino. Chiamò uno dei Servitori che attendevano in ombra tra le colonne del peristilio, e lo pregò di scortare l’ospite fino all’uscita. Aveva parecchio da discutere con sua moglie, prima della fine di quella lunga giornata da prigioniero in casa propria. *** A Flavia non era mai piaciuto girare di notte per l’intrico di stradine e giardini che contornavano l’Acropoli. Il quartiere di rappresentanza della capitale era situato su di un’altura isolata nel mezzo di una valle scavata dall’erosione di un antico ghiacciaio; una quantità esorbitante di fiaccole e focolari ardevano lungo le vie principali e agli incroci per illuminare i punti più bui e pericolosi per i passanti. In più, visto che a settimane alterne la neve cadeva fitta e insistente anche per parecchie ore, si correva sempre il rischio che parecchie zone restassero isolate e impercorribili finché non si fosse proceduto alla sostituzione della legna inumidita. Tutto il resto era bellissimo. Immacolato e splendente come uno di quegli antichi, leggendari blocchi di ghiaccio che in una lontanissima epoca imprigionavano l’intero polo sud in una scintillante gabbia d’acqua gelata. Solo che ora il ghiaccio era marmo, e il freddo non giungeva col vento tagliente delle notti di bufera: era tutto calmo, algido, liscio come se arazzi e tappeti di candido raso fossero stesi sugli edifici dell’Acropoli, sui templi dagli imponenti colonnati, sui propilei che facevano ala all’ingresso alla Domus imperiale. Finanche le insule e le domus riservate ai Perfetti che abitavano i quartieri più periferici della capitale, erano rivestite di lastre di marmo fatto giungere dalle terre più lontane dell’Unione. Tutto doveva essere d’un bianco puro e incontaminato, a imitazione dell’infinita distesa di neve di cui Lucetius avrebbe voluto adornare, nelle sue più azzardate fantasie, le terre dei suoi possedimenti unitari. Poco prima dell’arrivo alla scalinata sorvegliata dai militi, Flavia spense la torcia elettrica che la Mater le aveva passato sottobanco. Se una delle guardie l’avesse sorpresa a Olympia con un aggeggio a batterie, come minimo sarebbe stata imprigionata e costretta a soddisfare la fame d’intrattenimento dell’imperatore sul pulpitum del Teatro o nel bel mezzo dell’Arena.

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