19.

1665 Words
Nella camera sente ancora il profumo della pelle di Logan, o forse è solo lui che ne ha le narici impregnate. La testa gli gira meno di quanto dovrebbe e Harry brontola un paio di volte contro il cuscino, prima di sollevarsi con uno sbuffo sfinito dal materasso e restarci inginocchiato al centro… tra coperte disordinate che sono state partecipi di qualcosa che non è successo e che Harry avrebbe voluto succedesse. Inutile negarlo. Si passa le mani sul volto e inclina all'indietro la testa, fissando con gli occhi persi nel nulla il soffitto. Deve muoversi. E darsi una svegliata, ok. È con i gesti di qualcuno che non sa che cosa sta facendo che raccoglie le scarpe da terra e se le infila. Prende il cellulare, abbandonato sul tappeto, e scandaglia la stanza in cerca della sua maglia. Al posto dell'indumento bianco che ricorda chiaramente di aver indossato il giorno prima, trova quella di Logan, appallottolata tra le coperte; la prende tra le mani, poi si lascia scappare un sorriso e la indossa. Perché ha solo quella. Non può andare in giro nudo, ovviamente. Dopo aver dato una sistemata alla camera, esce chiudendosi la porta alle spalle e ci si appoggia contro. Ora sì che è spacciato. In pratica, la serata non è andata proprio come aveva immaginato. Stava procedendo nella maniera giusta, ma Logan ha fatto una cosa che lui non avrebbe mai nemmeno sognato potesse fare. È intervenuto. Si è messo in gioco per prendersi qualcuno che gli appartiene, e l'ha fatto da solo, sicuro delle sue azioni e determinato. Ha sentito quella frase un'infinità di volte, ormai. Pensa di averla cucina dietro agli occhi. Ma. Logan lo ama. Non ha più senso girarci tanto intorno. Magari lo fa in un modo strano e tutto suo, però Harry sente comunque rimbombare la sua voce nella testa, forte e chiara. E quel leggero bacio che gli ha dato continua a essere lasciato ininterrottamente sulle sue labbra. È un fantasma che lo tormenta senza dargli tregua. Che gli ricorda quanto stronzo sia stato. Anche avendo avuto tutte le sue buone ragioni, anche senza essersi veramente pentito e anche continuando a percepire un sacco di odio represso dentro di sé, Harry si sente tirare in una direzione opposta a quella in cui vuole andare. O in cui si sta imponendo di andare. Nella quale dovrebbe andare. Aver sentito ogni singola parola detta da Logan, ogni singolo segreto che il ragazzo gli ha sussurrato, non lo sta proprio aiutando. È tutto un maledetto casino. Harry scuote i ricci e li allontana dagli occhi. Si stacca con poca convinzione dalla porta e comincia a muoversi in cerca di… Josh? Ok, può trovare Josh, ringraziarlo per la serata che, teoricamente, era stata organizzata in suo onore e aiutarlo a dare una sistemata in giro. Mette mano alla maniglia di quella che è sicuro essere la camera del ragazzo, dando per scontato di trovarlo e non prendendo minimamente in considerazione quello che potrebbe esserci dall'altra parte. Ma, nella stanza illuminata solo dalla luce naturale che entra dalla finestra, Harry rimane paralizzato non appena si accorge che è Jake quello che sta sbadigliando sul grande letto matrimoniale. Jake si volta all'istante a guardarlo e, dopo la confusione iniziale, «Harry!» esclama. «Jake?» Il ragazzo scrolla la testa, impreca a bassa voce mentre scende dal materasso e parla con voce rauca. «Che—Cavolo, ieri sera ti ho… Ehm, ciao?» Harry aggrotta le sopracciglia. «Non sapevo che ci fossi anche tu.» «Sì, beh… So—Logan è venuto qui, perciò Caleb e io gli siamo andati dietro.» Jake si avvicina, e lui indietreggia subito di un passo. «Lui—Ti ha trovato?» È buffo vedere Jake agitato; non è uno che si permette di essere così vulnerabile, in condizioni normali. «Abbiamo dormito insieme.» «Oh. Oh, bene… Io—» «Non abbiamo fatto niente, se è quello che ti stai chiedendo. È stato dormire nel vero senso della parola.» Harry si accorge del rammarico che lascia trasparire verso la fine, ma reagisce solo grattandosi il retro del collo. «Non me lo stavo chiedendo» Jake si affretta ad assicurare. «Sono affari vostri.» «Certo.» Il silenzio scorre per un attimo tra di loro, poi Harry decide che non ne vale la pena e «Allora… Vado a cercare Josh» dice, già con un piede fuori dalla stanza. Rivolge una seconda occhiata a Jake, confuso dal fatto che vederlo non gli abbia trasmesso il sentimento negativo sperato; probabilmente è colpa delle troppe altre cose a cui deve pensare e questo ragazzo, il ragazzo che non sa più come definire, decide di segregarlo nell'angolo della mente in cui devono restare i problemi di cui non vuole più occuparsi. Semplice. «Harry, aspetta.» Oppure no. Harry si irrigidisce completamente. «Che c'è?» «Possiamo parlare?» «Sono stanco di sentire questa richiesta.» Harry guarda Jake da sopra le spalle. «Sono esausto.» Qual è il suo problema con Jake, attualmente? Che non è stato un buon amico perché gli ha nascosto un particolare abbastanza importante della sua vita; che gli ha fatto un sacco di promesse non mantenute; che è andato a casa del suo ragazzo e l'ha baciato. E queste sono solo le motivazioni principali. Ma, davvero, non sta scherzando: comincia a non avere più le forze per sostenere la situazione. Come si è già detto, è partito con un'idea abbastanza cattiva e si è ritrovato con il mettere in discussione tutto quanto perché è stato fregato. Non ha voglia nemmeno di litigare con Jake. Harry si tocca le tempie e parla al pavimento sotto i suoi piedi. «Dimmi solo se devo preoccuparmi di te. Dimmelo, invece di insistere con le tue storie.» La porta è aperta; chiunque potrebbe sentirli. Ma chi se ne importa. Jake respira pesantemente, dietro di lui, e poi gli mette una mano sulla spalla e lo invita a girarsi. Ha gli occhi scuri leggermente lucidi e raddrizza la schiena per mostrarsi sicuro, ma sta palesemente vacillando. È troppo strano vederlo così. Già. «Non mi pento di essere andato da Logan. Né di averlo baciato» comincia Jake, torturandosi il labbro inferiore. «Non intendo mentirti su questo.» Sposta il peso da un piede all'altro e abbassa la voce. «Harry, quel bacio mi è servito per capire che non voglio mettermi in mezzo tra te e lui, non più. I miei problemi attuali sono dovuti al fatto che… Dipendono da chi sono, ok? Non ho usato Logan, ma diciamo che mi è servito» spiega. «Però mi serve di più la tua amicizia. So che ho fatto delle cose orribili. Ti ho fatto delle cose orribili. E spero che tu riesca a perdonarmi... di nuovo.» Oh. Bene, questa non se l'aspettava. Evidentemente, stanno tutti giocando contro di lui per impedirgli di tener fede ai suoi propositi, perché adesso manca solo che Caleb appaia dal nulla e gli dica di tirare fuori la testa dal culo. Jake si è scusato, solo che l'ha fatto in modo diverso dalle altre volte. E lui non è spacciato: a questo punto, l'hanno messo in un angolo. Harry si impone di non ridere una risata isterica e poggia tutto il peso contro il muro. «Ti perdono solo se ammetti, come hai detto tu, quello che sei.» Assurdo. «Non è una malattia, Jake. Non è qualcosa di cui ti devi vergognare. So che è difficile, ma se ti comporti come se fosse un insulto non possiamo essere amici.» Assottiglia lo sguardo. «Lo capisci?» È sbagliato forzare una persona, lo sa. Ma se Jake gli sta finalmente dicendo che il problem, è il suo non saper gestire l'improvvisa situazione in cui si è ritrovato, allora Harry può capirlo. Potrebbe seriamente riuscire a capire, perché c'è una motivazione sensata dietro mesi di casini. Jake annuisce con convinzione e «Sì» dice. «So—Sono... bisessuale.» La parola gli esce più come un'offesa, ma è già qualcosa. «Sono sicuro di esserlo, perché sono stato insieme a delle ragazze... e mi è piaciuto. Tanto. Ma baciare Logan e—» Il suo sguardo trapassa Harry, lo studia come in attesa di una sua reazione. «E fare quelle cose con Logan... mi è piaciuto anche quello.» Jake sembra rilassarsi a ogni nuova cosa che dice e Harry, involontariamente, curva l'angolo della bocca nell'inizio di un sorriso. «Anche baciare Caleb mi è piaciuto e scusa se mi suona così difficile ammetterlo, ma se questo serve per—» «Fermo. Buono un secondo, Jake.» Adesso sta per scoppiare a ridere, se lo sente. «Tu hai baciato Caleb?» «Sì... Ero ubriaco ieri sera, ok? Ma tu conosci Caleb... È un grande amico. So che non ne farà un caso.» «Wow.» Harry molla il freno e si concede di ridacchiare. Muove un passo indietro e mette davanti a sé le mani. «Sta lontano da me, eh.» Jake lo guarda con incertezza. «Non c'è problema.» Deve capire che sta andando meglio di quanto immaginato, perché «È davvero tutto risolto? Così?» sussurra timoroso, inclinando la testa. Harry torna in posizione eretta e stringe le braccia intorno al corpo. Riesce a giustificare la semplicità con cui sta parlando insieme a Jake solo col fatto che è arrivato sulla linea, quella linea rossa che segna il limite. Doveva restare incazzato con Caleb, invece sente tremendamente la mancanza del suo amico. Non voleva avere nessun rapporto con Tyler, invece sono diventati amici e si scrivono quasi ogni giorno. Cancellare completamente dalla sua vita Jake era il punto numero uno della lista, invece adesso gli sta parlando e sente che è giusto sistemare le cose. Voleva distruggere Logan, per fargli provare almeno la metà del male che ha provato lui. Invece lo ama ancora di più, se possibile. Harry sospira, abbattuto. «Sono stanco di creare problemi oltre a quelli che ho già... E sto cercando di capire il perché di tutte le cose che hai fatto.» Sebbene Jake abbia nascosto dentro di sé un lato di cui nessuno era a conoscenza, ora lo guarda e vede solo pura semplicità. «Possiamo risolverla facilmente, sì.»
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