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la lancia del diavolo

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la Lancia del diavoloun'anima, due padroni. Uno vuole sopravvivere, l'altro vuole possedere.Junias è nato in totale silenzio e solitudine, ma non è mai stato veramente solo. Dalla fine della sua adolescenza, una forza oscura e primitiva si è risvegliata dentro di lui, annidata nel profondo della sua carne. non è né un demone invisibile né una malattia dello spirito: è il suo stesso corpo, e più specificamente la sua anatomia riproduttiva, che egli percepisce come un'entità distinta. Una presenza spietata che lui segretamente chiama “La Lancia”.Quando la Lancia si risveglia, la volontà di Junias svanisce. non gli propone la proposta, esige. Non negozia, prende. Schiavo dei propri impulsi anatomici a cui si sottomette come un diktat esterno, Junias vive una quotidianità oscura, terrorizzato dalla bestia che detta il suo comportamento e distrugge la sua moralità ad ogni attacco. è il passeggero indifeso del proprio corpo.Tutto cambia il giorno in cui la sua strada incrocia quella di Éléonore.Éléonore è tutto ciò a cui Junias rifiuta di avvicinarsi: pura, resistente, ma con dentro di sé le proprie crepe. fin dal primo sguardo, The Lance non si limita più a pretendere, diventa ossessionato. Richiede la sottomissione totale da questa donna. Iniziano quindi relazioni tossiche e fusionali, un gioco del gatto col topo in cui Junias cerca disperatamente di proteggere Éléonore da se stesso, mentre The Lance le dà la caccia senza sosta.ma nell'oscurità di questa relazione proibita, emerge una verità ancora più inquietante: e se il mostro non fosse chi pensiamo? Éléonore, lungi dal lasciarsi spezzare, comincia a intravedere la dualità di Junias. tra manipolazione psicologica, perversione dei sensi e lotta per l'autocontrollo, Junias dovrà fare una scelta terrificante: trovare un modo per estirpare questa entità dalla sua carne, oppure accettare di essere solo il braccio armato della Lancia del Diavolo.tra due fiammeCharles è un uomo sull'orlo del baratro, perseguitato da desideri che non dovrebbe possedere. la sua vita cambia il giorno in cui si ritrova intrappolato tra due forze magnetiche, due donne diametralmente opposte che risvegliano in lui impulsi tanto distruttivi quanto irresistibili.da un lato c'è la dolcezza velenosa di una passione proibita; dall'altro, la cruda oscurità di una tentazione carnale a cui è impossibile resistere. Charles sa che giocare con il fuoco lo porterà alla rovina, ma il senso di colpa non fa altro che alimentare il fuoco. presto gli incontri segreti si trasformano in un pericoloso gioco di manipolazione. All'ombra delle lenzuola spiegazzate e del fiato perso, i corpi si confondono e i confini della moralità sfumano. Ogni carezza è un peccato, ogni abbraccio è una discesa un po' più profonda agli inferi.preso in questa spirale erotica e ossessiva, Charles non cerca più di scappare. Diviso tra due letti, soggetto ai capricci di due muse crudeli, dovrà consumare i suoi demoni prima che questo triangolo incendiario finisca per ridurlo in cenere. Quale lo salverà? Quale lo distruggerà? a meno che Charles non provi un piacere perverso nel perdersi proprio là dove dolore e piacere diventano una cosa sola.

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Il clandestino
Si dice spesso che la solitudine è una stanza vuota. Per Junias lei era un rumore di sottofondo, un ronzio sordo che gli vibrava sotto la pelle fin dalla prima infanzia. È nato solo. non solo in senso biologico, figlio unico di una stirpe estinta prima ancora della fioritura, ma solo nel senso assoluto del termine. Una solitudine isolana, circondata da un oceano di volti con i quali non aveva mai saputo comunicare. A ventiquattro anni, la sua vita somigliava a un meccanismo ghiacciato, regolato al millimetro: un appartamento dalle pareti spoglie, un lavoro notturno che gli risparmiava chiacchiere inutili, e questo silenzio. Questo grande silenzio che amava più di ogni altra cosa. Ma questo silenzio era una bugia. quella sera la pioggia di novembre batteva sulle finestre del suo studio con la regolarità di un metronomo. Seduto al tavolo da lavoro, con la testa tra le mani, Junias lottava contro la stanchezza. una pesantezza insolita gli pesava sui lombi, un calore diffuso che gli strisciava lungo la spina dorsale. All'inizio aveva pensato che fosse l'inizio dell'influenza, un semplice colpo di freddo innamorato del suo corpo stanco. Ma la febbre che gli montava dentro non aveva niente a che vedere con un virus. è stata presa di mira. Localizzato. All'improvviso, una scossa elettrica gli attraversò il basso ventre. Junias balzò in piedi, respirando affannosamente. Le sue mani si aggrapparono al bordo del tavolo di legno. la corrente fredda che attraversava la stanza non servì a calmare il fuoco appena scoppiato sotto la sua cintura. Non era un desiderio qualunque, non quella tensione familiare che si allenta con un gesto meccanico prima di riaddormentarsi. Era una convocazione. Mossa. il comando non gli era passato per il cervello a parole. Si era impresso direttamente nei suoi muscoli, nei suoi tendini, dettato dalla sua anatomia. Junias si guardò l'inguine. sotto il tessuto dei pantaloni di tela, il suo pene si era risvegliato con una violenza davvero disumana. Un'erezione massiccia, dolorosa, così rigida che sembrava dovesse lacerarsi la pelle. ma ciò che atterriva Junias, ciò che gli faceva scorrere tutto il sangue dal volto, era la sensazione di pulsazione autonoma. Non era lui ad avere un'erezione. Fu lei ad alzarsi. Come un'arma che si estrae senza che chi la porta se ne accorga. La lancia del diavolo era appena uscita dal fodero. “No…” sussurrò nel vuoto della stanza. Per favore, non ora. La sua stessa voce gli suonava estranea, acuta e tremante. La Lancia non rispose con sussurri, ma con un feroce crampo che gli contorse le viscere. una richiesta viscerale, un bisogno di carne così impellente da fargli cedere le ginocchia. Junias crollò a metà sul freddo pavimento di linoleum, ansimando, con le dita che si stringevano il basso ventre. cercò di pensare a qualcos'altro, di evocare immagini di morte, di freddo, di pura geometria per allentare la pressione. Non è successo niente. La forza che si era impadronita del suo sistema riproduttivo si alimentava della sua resistenza. più si dibatteva, più il dolore diventava intollerabile, minacciando di farlo vomitare. Fuori. L’ordine fisico divenne una necessità vitale. se fosse rimasto in quella stanza, avrebbe avuto la sensazione che il suo corpo si stesse autodistruggendo, che questa crescita impazzita di carne avrebbe consumato i suoi organi dall'interno. Senza reale consapevolezza dei suoi movimenti, Junias si alzò. le sue gambe si muovevano, ma l'impulso non veniva dalla testa. Era diventato il burattino di uno stagno magnetizzato dall'oscurità esterna. Indossò in fretta un cappotto scuro, non si preoccupò nemmeno di allacciarsi le scarpe e gettò il suo corpo fuori dall'appartamento. la notte urbana lo accoglieva con le sue pallide luci al neon e il suo odore di asfalto bagnato. Junias camminava con un'andatura a scatti, quasi zoppicante, il corpo leggermente inclinato in avanti per nascondere l'oscenità della sua condizione. la pioggia gelata che gli sferzò il volto non servì ad attenuare l'inferno che lo consumava. La Lancia dettava la direzione. Ad ogni incrocio, Junias cercava di svoltare a sinistra per raggiungere l'ampio viale illuminato, dove la civiltà lo avrebbe protetto da se stesso. ma i suoi muscoli si rifiutarono di obbedire. I suoi passi lo portavano inesorabilmente verso i vicoli bui del quartiere dei magazzini, dove la luce dei lampioni si spegneva nelle pozze d'olio. È lì che l'ha vista. Il suo nome era Clara. Junias non conosceva il suo nome, sapeva solo che a volte lavorava nella segreteria della fabbrica vicina. Tornò a casa tardi, con un ombrello nero in mano, camminando più veloce sotto l'acquazzone. era l'incarnazione stessa dell'innocenza ordinaria: un ampio cappotto beige, le cuffie infilate nelle orecchie, totalmente ignara del predatore che era appena emerso dall'ombra. vedendo la sagoma della giovane donna, la Lancia si mosse sotto gli abiti di Junias con una frenesia davvero demoniaca. Il cuore del giovane cominciò a battergli contro le costole come un uccello in gabbia. Prendilo. — No, no, no... Intralciò Giunia con un gemito attutito dal rumore della pioggia. Cercò di ancorarsi al suolo, di aggrapparsi ai mattoni umidi di un muro per rallentare la sua avanzata. Le sue unghie si lacerarono sulla pietra. ma la volontà della sua carne era infinitamente più potente della sua povera moralità di celibe. Un'ondata di adrenalina e testosterone puro inondò il suo sistema nervoso, cancellando la sua capacità di pensare. il dolore all'inguine divenne un'agonia che solo il compimento dell'atto poteva lenire. La Lancia era affamata e Junias non era altro che il suo braccio armato. Lui si avventò su di lei. Il grido di Clara fu soffocato prima ancora che uscisse dalle sue labbra, schiacciato dalla grande mano gelata di Junias che era posta sulla sua bocca. La spinse brutalmente contro la cortina di ferro abbassata di un negozio abbandonato. Lo shock fece volare il suo ombrello, che rotolò nel canale di scolo. negli occhi della giovane Junias vide un terrore puro e liquido, che gli trafisse il cuore. Avrebbe voluto dirgli di scappare, avrebbe voluto urlargli che gli dispiaceva, che era prigioniero nel suo stesso corpo, ma dalla sua gola stretta non usciva alcun suono. solo un ringhio animalesco, dettato dalla tensione insopportabile dei suoi muscoli, gli sfuggì dalle labbra. La Lancia ha chiesto il suo tributo. Con la mano libera, Junias sollevò bruscamente la gonna di Clara. I suoi movimenti erano privi di ogni tenerezza, permeati di un'urgenza meccanica e selvaggia. non c'era alcun sentimento in questa violazione della privacy, solo l'esecuzione di una condanna fisica. Si slacciò la cintura con un gesto frenetico, liberando il mostro di carne che lo governava. Il contatto dell'aria fredda sulla sua pelle non rallenta nulla. Junias prese Clara per i fianchi, rigirandola bruscamente contro il freddo metallo della cortina di ferro. Stava piangendo, le sue spalle tremavano di singhiozzi silenziosi sotto la pressione della sua mano. L'atto fu breve, assolutamente oscuro. Junias sentiva ogni andirivieni non come un piacere, ma come un'espropriazione del suo essere. Era la Lancia che raggiungeva l'orgasmo attraverso di lui, pompando la propria energia vitale per bere nell'angoscia della vittima. ogni gemito di terrore di Clara sembrava nutrire l'entità anatomica, che si induriva ulteriormente, spingendo ai limiti della resistenza fisica di Junias. Poi è arrivato lo shock. uno spasmo violento che strappò a Junias un grido di puro dolore, mentre si svuotava in lei come si espelle un veleno. Immediatamente la tensione calò. Come un elastico che si libera dopo averlo allungato fino alla rottura. la Lancia si rilassò, tornando alla sua forma innocua, lasciando immediatamente a Junias il controllo dei suoi movimenti. Lo shock della lucidità fu più violento dell'aggressione stessa. Junias fece tre passi indietro, barcollando, tirandosi su i pantaloni con le mani tremanti. Clara crollò a terra, portando le gambe al petto, fissandolo come se fosse il Diavolo in persona. - Io... mi dispiace... riuscì ad articolare, le lacrime finalmente gli rigavano le guance, mescolandosi alla pioggia. Ma le parole non avevano peso in quel vicolo buio. aveva appena rovinato una vita. Aveva appena oltrepassato la linea rossa dell'umanità.Terrorizzato da ciò che aveva appena fatto, da questo mostro in agguato tra le sue cosce che ora dormiva tranquillamente, Junias si voltò e fuggì nella notte, lasciando dietro di sé la prima scia del suo lungo declino. aveva appena capito, con assoluta certezza, che non era più il padrone di casa sua.

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