C'è una linea sottile tra l'essere prigioniero e il diventare collaboratore del proprio carnefice. Quella sera, Junias lo attraversò senza violenza esterna, con la semplice capitolazione di una volontà portata al limite. la notte era caduta sulla città come un grattacielo di piombo, carico di un temporale che rifiutava di scoppiare. Nello studio in penombra, l'aria era satura di elettricità e di un caldo appiccicoso. Emma non se n'era andata dopo la furia del mattino; lei rimase, una figura silenziosa avvolta nelle lenzuola spiegazzate del letto, a guardare l'uomo che si distruggeva dall'altra parte della stanza. Junias sedeva su una sedia di legno, con i gomiti sulle ginocchia e la testa pesante che gli pesava sui palmi. Ore prima, nella sua piscina era scattato il segnale d'allarme. no

