Silvia sapeva benissimo che il dettaglio del neo sul fondoschiena di Luca Bianchi proveniva dal “copione” fornito dal sistema.
Ma adesso, lo usava senza esitare, un colpo secco e preciso, dritto alla gola del nemico.
Luca restò senza parole. Non riusciva a capire come Clara Moretti potesse conoscere un dettaglio così intimo. Nessuno, a parte lui, avrebbe dovuto saperlo.
Silvia, con espressione determinata e cuore spezzato, restò immobile con lo sguardo fisso su Luca. Interpretava la parte della donna ferita alla perfezione.
Al contrario, accanto a lei Luca appariva sempre più incerto, con uno sguardo confuso e inquieto, come se nascondesse qualcosa. Più cercava di giustificarsi, più il suo turbamento sembrava una conferma di colpevolezza. Persino Madama Bianchi che fino a poco prima era ancora riluttante a credere, ora appariva profondamente scossa.
Nemmeno lei sapeva del neo. Ma adesso… credeva quasi completamente a Clara.
Indicò il maggiordomo: “Tu! Vai subito a controllare! Verifica se è vero ciò che ha detto Clara!”
Il maggiordomo, che fino a un attimo prima era stato accusato e messo in ginocchio, si trovò improvvisamente dalla parte della ragione. Ora il sospetto era Luca.
Stordito, si alzò in fretta e si avvicinò a Luca, che aveva il volto livido.
Luca si scrollò bruscamente di dosso la mano e tentò di mantenere la calma:
“E anche se ci fosse quel neo? Non significa nulla! Magari lei l’ha saputo in qualche altro modo, e ora lo usa per incastrarmi!”
Sapeva che il neo c’era davvero. Non poteva negarlo. Quindi provò a cambiare direzione, ma le sue parole suonavano deboli, senza peso.
Anche Madama Bianchi ora lo guardava con occhi sospettosi, le emozioni sul suo viso mutevoli come nuvole in tempesta.
La protagonista era cambiata, Clara era ormai passata in secondo piano.
Ora Silvia osservava con divertimento questa lotta fratricida, come se fosse una spettatrice di una farsa ben scritta.
Sapeva bene: più della delusione verso la nuora, ciò che colpiva al cuore Madama Bianchi era il tradimento del figlio adottivo che aveva cresciuto con tanto affetto.
Perché, per quanto l’avesse trattato come un figlio, quell’affetto aveva un limite preciso: suo figlio biologico. L’unico. L’intoccabile. E ora che quell’unico figlio non c’era più, il colpo che avrebbe dovuto colpire Clara… era stato da lei stessa deviato con maestria. E si era conficcato dritto nel petto di Luca.
Come Silvia aveva sperato, Madama Bianchi cominciò a colpire il petto, disperata:
“Serpente ingrato! Come hai potuto? Eri nostro figlio! E questo è il tuo modo di ripagarci? Hai tradito tuo fratello! Hai tradito la famiglia Bianchi!”
Silvia (tra sé): Sì, sì, menatelo!
Improvvisamente, Madama Bianchi si fermò come colpita da un’idea terribile.
Sgranò gli occhi e chiese, tremando:
“La morte di Federico… c’entri qualcosa?! Era stabile… poi, all’improvviso… È stato per colpa tua e di quella sgualdrina? Avete complottato per ucciderlo?!”
Luca fu colto di sorpresa. Non sapeva nemmeno cosa negare per primo.
Davanti alla fantasia irrefrenabile della vecchia signora, ogni parola sembrava inutile.
In realtà non aveva fatto nulla. Avrebbe voluto, sì. Ma Federico era il suo figlio prediletto impossibile avvicinarsi.
E poi, tanto era malato, sarebbe morto comunque. Ma ora, ogni colpa stava ricadendo su di lui, senza sosta.
Madama Bianchi, ormai fuori controllo, puntò di nuovo il dito su Clara:
“E tu?! Tu sei coinvolta?! Di' la verità!”
Silvia abbassò lo sguardo, tremando appena, e disse con voce rotta:
“Luca mi parlava spesso… diceva che Federico non sarebbe vissuto a lungo. Io… io non volevo far male a nessuno… Ma lui mi chiedeva di lasciarlo morire. Io mi sono rifiutata. Dopo la sua morte, non ho dormito per giorni. Ho provato a fargli confessare il male che aveva fatto, volevo che si pentisse… Forse è per questo che voleva sbarazzarsi di me.”
Appena finì di parlare, si coprì il volto con le mani, per nascondere il fatto che, sotto sotto, stava ridendo.
Non aveva pensato di accusare Luca dell'omicidio, ma visto che Madama Bianchi aveva fatto tutto da sola… tanto valeva assegnargli anche quella colpa.
Le sue parole erano logiche, coerenti.
I nessi causali erano chiari, le prove sembravano evidenti, ma il punto più velenoso era che tutto questo, in fondo, era stato “dedotto” dall'anziana da sola.
Ora, con l’affermazione finale di Silvia, l’ultimo velo di dubbio cadde. La vecchia signora ci credette. Eccome se ci credette
La donna impazzì.
Spinse via le ancelle e si lanciò contro Luca:
“Bestia! Serpente senza cuore! Hai ucciso mio figlio! Hai distrutto la nostra famiglia! Non ti perdonerò mai! Mai!”
Con le unghie graffiò il viso di Luca, che si ritrasse di colpo.
La sala precipitò nel caos. Nessuno riusciva a fermarla.
Non era colpa di Madama Bianchi se sembrava impazzita.
La famiglia Bianchi da generazioni, aveva sempre avuto un solo figlio maschio per ramo. Un’eredità fragile, un filo sottile che ora si era spezzato.
Per una donna della sua epoca, questo era un colpo fatale. Lei aveva vissuto per suo figlio, senza di lui, il suo mondo era crollato.
Il dolore e la disperazione si trasformarono in pura furia. E le serviva qualcuno su cui sfogarla.
“Maggiordomo! Chiama l’ispettore Zani! Luca deve andare in prigione!”
Stravolta, Madama Bianchi si lasciò cadere su una poltrona, indicò con le dita tremanti i graffi insanguinati sul suo viso di Luca e poi gettò uno sguardo feroce verso Clara:
“E anche quella sgualdrina! Portatela via con lui!”
Luca Bianchi fuggì a fatica dagli artigli velenosi della Madama Bianchi ferito nel corpo e nell’orgoglio.
Ma non ebbe il tempo di respirare: udite le sue parole, fu preso dal panico, e subito si avventò su Silvia con rabbia, afferrandola per un braccio:
«Parla!» ringhiò, con lo sguardo iniettato di sangue.
«Perché mi stai calunniando in questo modo? Chi ti ha messa contro di me? È qualcuno che vuole distruggermi, vero? Dimmelo! DIMMELO SUBITO!»
Silvia vacillò per l’urto, lo sguardo le si riempì di lacrime. Improvvisamente, si portò una mano sulla pancia, contraendosi per il dolore e gemendo forte.
Luca digrignò i denti, visibilmente furioso:
“Smettila di fare scena! Dimmi perché mi diffami così!”
Nella sua mente, il sistema riattivò i suoi avvisi meccanici:
【Per favore, ospite, non accusare ingiustamente! Usa la tua bontà per risolvere tutto. Segui lo script originale: recidi un dito, giura col sangue e ottieni il perdono.】
【Comportamento non conforme ai “buoni standard femminili”. Ritorna al copione originale o subirai uno shock elettrico!】
Silvia avrebbe voluto insultarlo, ma all’improvviso avvertì un dolore sordo alla testa: il sistema stava davvero infliggendo una «punizione».
Il viso di Clara Moretti diventò improvvisamente pallido, sudato, sofferente. Le ciglia tremarono, e una lacrima cadde.
Con voce rotta, disse:
“Hai approfittato della mia ingenuità. Ho fatto cose di cui mi pento... E tu, per proteggerti, hai puntato il dito contro di me, cercando di distruggermi e farmi tacere. Ora ho capito chi sei davvero. E non permetterò più di mentire insieme a te.”
Colta dall’ira, Luca sollevò la mano per colpirla. Silvia cadde a terra rallentando il colpo, rannicchiandosi e piangendo:
“Madama Bianchi, vi prego... salvate il bambino!”
Madama Bianchi la fissò con disgusto:
“Perchè dovrei salvarlo? È figlio di quel traditore... Vi ucciderò entrambi e farò giustizia per mio figlio!”
Silvia rispose con voce flebile ma decisa:
“Non l'ho fatto per me stessa ma per Federico.”
“Nonostante ci fosse Luca, Federico era mio marito. Quando lui stava meglio, stavamo insieme... e i tempi collimano: potrebbe davvero essere suo. Non ne sono certa.”
Madama Bianchi si fece eretta, come se fosse rinata:
“Stai dicendo la verità?!”
Silvia annuì, con lacrime che solcavano il volto:
“Ho tradito Federico, e merito la dannazione… Ma se il bambino è suo, e io lo perdo, allora sarebbe un’ingiustizia ancora maggiore.”
Le sue parole furono come un balsamo: Madama Bianchi si calmò, riflettendo seriamente. Ordinò alle ancelle:
“Aiutatela a rialzarsi. E ti avverto: aspetterò che nasca il bimbo per verificare il legame… Se non è mio nipote, meriterete entrambi la morte!”
Silvia non trovò la proposta sorprendente: Madama Bianchi voleva in ogni modo preservare la generazione, anche solo per un’ipotesi. Sapeva però che quel bimbo non sarebbe venuto alla luce…
Silvia si lasciò sostenere dalle ancelle, con un sorriso di gratitudine mista a tristezza.
Madama Bianchi ordinò che la accompagnassero in un luogo sicuro, e fece legare Luca:
“Non posso toccare Clara, ma almeno la tua punizione sarà severa e pubblica. Tu andrai in prigione!”
Silvia uscì lentamente dalla sala, tra le urla furiose e le minacce di Luca. Oggi in sala c'erano solo poche persone, e la vecchia signora sicuramente non farà pubblicità a riguardo per salvare la faccia, quindi la questione del tradimento di Clara non si diffonderà fuori dalla famiglia nel breve periodo.
Scendendo i gradini di pietra, le labbra le si piegarono in un sorriso appena accennato:
[sussurrando] “Grazie, sistema. Senza di te… questa recita non avrebbe avuto la stessa intensità.”
Il sistema reagì con una serie di caratteri incomprensibili: un corto circuito emotivo.
La giovane ancella che la stava sorreggendo la lasciò non appena uscirono dalla sala centrale, guardandola con disprezzo e rabbia:
"Torna in stanza da sola, non ti accompagno. Devo tornare a servire la signora."
Silvia alzò lo sguardo verso di lei.
Quella serva si chiamava Rosa, una delle più fidate al servizio della signora. Il fatto che fosse presente anche in una situazione del genere dimostrava quanto fosse una confidente stretta. Era lei, in effetti, ad avere avuto qualcosa di ambiguo con Luca nella trama originale: il bel volto di Luca riusciva facilmente ad abbindolare le giovani ragazze, e con qualche parola gentile si era guadagnato la fiducia di Rosa. Lei gli faceva da spia, riportando quello che accadeva intorno alla signora Bianchi, e lo aiutava anche a farsi benvolere da quest’ultima.
Solo che quanto era accaduto oggi era stato troppo improvviso. Perfino Luca non aveva avuto il tempo di reagire, figuriamoci Rosa: era rimasta lì in preda all’ansia, senza nemmeno il coraggio di parlare.
Ed ora se non fosse stato per la gravidanza di Clara, l’avrebbe già spinta a terra. Ma a Silvia non gliene importava della gravidanza.
Con un gesto improvviso, Silvia abbandonò ogni apparenza di debolezza, fece un passo avanti e afferrò la testa di Rosa, sbattendola con forza contro il muro.
Quella serva, nella trama originale, era stata una complice attiva delle malefatte di Luca. Spesso parlava male di Clara davanti alla Madama Bianchi, contribuendo a farla disprezzare. Dopo la nascita del figlio di Clara, era stata incaricata di occuparsene, e l’aveva allevato come una bestia, facendogli rendere la vita difficile a sua madre. Una semplice serva, ma capace di farle patire innumerevoli sofferenze.
A questo pensiero, Silvia le afferrò di nuovo i capelli, e senza alcuna pietà le fece sbattere la testa altre due volte contro il muro, colpendole il lato del cranio, in modo che i segni rimanessero nascosti sotto i capelli, invisibili per il momento.
Poi la spinse con forza a terra, si lasciò andare all’indietro e scivolò giù lungo la parete, gemendo e tenendosi il ventre.
Le urla di Rosa attirarono altri servitori. Silvia, ancora sussultando, riuscì a gridare:
“Salvate il bambino... per favore!”
Madama Bianchi arrivò trafelata, con il passo rapido e il volto teso.
Silvia, approfittando del momento in cui Rosa era ancora stordita, si mise a piangere, stringendosi il ventre con dolore:
“Madama… Rosa è innamorata di Luca! Ha litigato con me e voleva causare un incidente per farmi perdere il bambino… Non potete fidarvi di lei!”
Rosa ancora stordita ma in ripresa, si aggrappò al muro, poi si sedette con le mani sulla testa e urlò con voce acuta:
“Non è vero! È stata lei—”
Ma Silvia abbassò la testa e “svenne” all’istante.
Madama Bianchi, presa dal panico, non lasciò spazio a dubbi. Gridò immediatamente ai servitori:
“Presto! Riportatela in camera! Chiamate subito il dottor Ferri! Il bambino non può subire danni!”
Seguì i domestici che sollevavano Clara, lasciando Rosa sola, ancora barcollante sul pavimento con la testa che pulsava.
Provò ad alzarsi, ma ci volle un bel po’ prima che riuscisse a rimettersi in piedi.