CLARA Parte 3

1904 Words
Il dottor Ferri era il vecchio medico di fiducia della famiglia Bianchi. Aveva curato Federico per anni e conosceva molto bene la famiglia. Era un uomo onesto e gentile, e da quando Clara era entrata nella famiglia, l’aveva incontrata più volte, sviluppando per lei una sincera stima: una ragazza dolce, gentile e rispettosa. Proprio per questo per evitare che il dottor Ferri parlasse a favore di Clara, quando Luca stava preparando l'incastro contro di lei, fece venire un altro medico per diagnosticare la gravidanza, Clara aveva saputo di essere incinta solo poco prima di essere trascinata davanti all’altare funebre. Ora che il dottor Ferri era arrivato con la sua valigetta medica e venuto a conoscenza della gravidanza di Clara, sorrise con sollievo. Si rivolse a Madama Bianchi, con un inchino rispettoso: “Congratulazioni, signora. La generazione della famiglia Bianchi potrà continuare. Federico, da lassù, sarà sicuramente felice.” Ignaro del caos appena avvenuto, Madama Bianchi forzò un sorriso, visibilmente provata: “Dottor Ferri, per favore, controlli subito. Voglio sapere se il bambino sta bene.” Il volto del medico si fece più serio. Fece i controlli, poi disse: “La signora ha subito uno shock. È possibile che la tristezza accumulata le abbia provocato uno stato emotivo critico. Avrà bisogno di tranquillità e cure costanti.” Silvia (Clara) “si svegliò” in quel momento, emettendo un gemito e portandosi una mano alla fronte. Il medico si chinò verso di lei: “Signora Clara, come si sente ora?” Silvia rispose con voce debole: “Ho avuto una lite con Rosa. Mi ha spinta e ho battuto la testa… Mi sento molto stordita…” Poi strinse con ansia il ventre: “Il mio bambino… sta bene?” Il dottor Ferri la rassicurò: “Va tutto bene, ma dovete essere molto più cauta d’ora in avanti.” Dopo un esame più attento, aggiunse: “In effetti sembra abbia subito un colpo violento. Nei prossimi giorni potrebbe avvertire un po’ di vertigini. Le prescriverò qualche medicina per aiutarla a ristabilirsi. In futuro, però, dovrà fare più attenzione, niente sforzi e soprattutto: evitate ogni stress.” Silvia annuì con gratitudine: “Grazie, dottore. Farò del mio meglio.” Il medico uscì dopo aver dato qualche altra raccomandazione. Madama Bianchi lo seguì fuori dalla stanza e, quando furono soli, allontanò i servitori e chiese sottovoce: “Dottor Ferri… una volta mi diceste che mio figlio Federico aveva problemi… non era facile per lui concepire, giusto? Eppure ora Clara è incinta. Questo significa che…” Il medico comprese all’istante cosa intendeva. Rimase sorpreso ma rispose subito: “È vero che il signor Federico aveva difficoltà, ma non era impossibile. La signora Clara è in buona salute. Una gravidanza naturale non è da escludere.” Madama Bianchi sembrò sollevata e mormorò un “grazie al cielo” tra sé. Poi chiese: “Si può già sapere se è maschio o femmina?” Il dottor Ferri esitò, ma intuendo che Clara non godeva più della piena fiducia della signora, e avendo compassione per lei, rispose: “È ancora presto, ma secondo la mia esperienza… molto probabilmente è un maschietto. Tra qualche mese potremo avere la conferma.” Solo allora Madama Bianchi mostrò finalmente un sorriso sincero: “Bene. Allora dottore, mi affido a voi per il suo benessere.” Poco dopo il dottore se ne andò, e Madama Bianchi rientrò nella stanza. Proprio in quel momento, Rosa arrivò, sorretta da due domestiche. Non appena vide Madama Bianchi, crollò in ginocchio con un tonfo e si mise a piangere: “Vi prego, signora! Fate giustizia per me! Clara mi ha aggredita senza motivo! Mi ha spinta, mi ha sbattuto la testa contro il muro e mi ha anche presa a calci!” Madama Bianchi si massaggiò le tempie, visibilmente stanca: “Smettila di piangere. Mi fai venire il mal di testa.” Rosa abbassò subito la voce, singhiozzando piano. Silvia, intanto, uscì lentamente dal letto. Aveva il volto pallido e i passi instabili. Solo a vederla, chiunque avrebbe creduto che fosse stata lei a essere aggredita, e non il contrario. Inoltre, il dottor Ferri aveva appena confermato che aveva subito un colpo alla testa. Se davvero fosse stata lei a picchiare Rosa… allora da dove veniva la sua di ferita? Dopo tutto quello che era successo con Luca, Madama Bianchi non si fidava più ciecamente di nessuno. Silvia allora si avvicinò e disse: “Madama… c’è qualcosa che devo dirvi. Rosa… ha una relazione con Luca. È per questo che ha perso il controllo e mi ha aggredita.” “Bugie!” gridò Rosa, ma la sua voce tremava, e non osava guardare la padrona negli occhi. Silvia proseguì con calma: “Pensateci bene. Negli ultimi anni… quante volte Rosa ha parlato bene di Luca davanti a voi? L’ha sempre difeso, anche quando non era necessario.” E in effetti… era vero. Madama Bianchi, mentre rifletteva, si rese conto che Rosa parlava spesso di Luca con eccessiva stima, sempre pronta a lodarlo. Non ci aveva mai fatto caso. Ma ripensandoci ora… sembrava più una complicità che semplice ammirazione. Silvia stava osservando attentamente i cambiamenti nell’espressione della signora, e dentro di sé non poteva fare a meno di gioire. Perfetto, la signora è davvero suscettibile, e ora ha già iniziato a nutrire sospetti. Alle sue spalle, rivolse uno sguardo tranquillo ma tagliente alla nervosa Rosa… e le sorrise. Con gusto. Subito dopo, Silvia ricominciò di nuovo quell'espressione da donna mite e remissiva. Si avvicinò all’orecchio di Madama Bianchi e le sussurrò qualcosa. Al sentirla, lo sguardo di Madama Bianchi mutò profondamente: le rughe sul viso si contraevano, come spine. Colpì forte il tavolo e ordinò con voce tremante: “Che venga portata via! Che Rosa venga trascinata fuori e rinchiusa. E che il maggiordomo la metta in prigione!” In quel contesto inquieto, una serva accusata di tradimento non sarebbe stata semplicemente confinata: sarebbe stato un vero e proprio ergastolo. Rosa, confusa, guardò incredula Madama Bianchi: “Madama, vi prego… vi giuro che sono innocente! Vi ho servita per anni… ho fatto tutto per voi…” Madama Bianchi gridò: “Fatele chiudere la bocca!” Silvia rimase in silenzio, con un mezzo sorriso, osservando Rosa piangere mentre veniva trascinata fuori. Una scarpa ricamata cadde sullo scalino, e un servo la raccolse prontamente. Poi, Silvia si rivolse a Madama Bianchi con calma: “Luca mi ha confidato che Rosa gli ha rivelato dove avete nascosto i contratti di terra e i documenti preziosi, nel compartimento segreto dentro al letto di suo padre, intagliato con un loto.” Quel tesoro era tanto caro quanto l’unico figlio defunto. Nell’epoca turbolenta in cui vivevano, perdendo la discendenza, l’eredità era tutto. E soltanto Rosa, come ancella fidata, avrebbe potuto accedere a quel segreto. Con questa rivelazione, Madama Bianchi credette senza esitazione. In realtà, Rosa non aveva mai detto nulla a Luca, almeno non ancora. Ma Silvia aveva preso l’informazione dal copione e la usava senza pietà. Nel frattempo, il sistema interno di Silvia, evidentemente irritato, non smetteva di inviare avvisi: 【Allarme! Devi attenerti al copione originale! Fallimento del personaggio! Se continui, shock elettrico!】 Silvia, impassibile, pensava: Fai pure, sistema. Del il mio corpo e del bambino non me ne importa. Vai pure con le scosse… Al sistema non restava che tacere. Madama Bianchi, dopo un attimo di silenzio, fissò Silvia: “Non dimenticare la mia clemenza oggi. Se davvero quel bambino è mio nipote, ti risparmierò la vita. Ma se menti tu e quel bambino non finirete bene... Hai capito?” Silvia abbassò il capo con apparente sottomissione: “Sì, signora, capisco.” Dopo che Madama Bianchi si allontanò, Silvia lasciò sfuggire un sorriso gelido. Si sedette, versò a sé un tè caldo e dissetò la gola. Pensò: (Questo sistema è un mucchio di vecchie ideologie. E io? Io cavalco l’onda.) Nel bene o nel male, la signora aveva almeno temporaneamente accantonato le imposizioni, e lei poteva respirare… almeno per ora. … Come nuova sposa, Clara era stata portata a casa Bianchi per scacciare la sfortuna, e arrivò senza corredo, solo con gli abiti indosso. Tutti i regali di nozze erano stati intascati dal padre giocatore, lasciando la ragazza senza nulla. In una società attenta alle origini, quel gesto significava umiliazione. E lei, sempre remissiva, aveva sopportato. Durante i primi tre mesi in villa, fu ignorata dalle ancelle, derisa da Rosa, e l’unica a servirla era stata la timida Anita, una presenza innocente che le portava ogni tanto una tazza di tè. Durante i pasti, Clara serviva Madama Bianchi con devozione, anche se veniva continuamente ripresa per piccoli errori: come quando scottò labbra e bocca della nobildonna con una polpetta troppo calda, finendo in ginocchio finché Federico intervenne per salvarla. Ma ora c'è Silvia lei non aveva quella «forza» che Clara mostrava, quella forza di chi soffre ma finge di stare bene. Lei, anche quando stava bene, sapeva fingere di essere così debole da sembrare sul punto di svenire. Con tutta questa «debolezza», si fece forza per restare in piedi accanto alla Madama Bianchi e servirle da mangiare. Dopo che la signora la rimproverò, svenne sul posto, rovesciandole addosso una ciotola di zuppa bollente, e così costrinse ancora una volta il dottor Ferri a intervenire. Anche il dottor Ferri provava pietà per lei, e con delicatezza consigliò alla signora di non far lavorare troppo Silvia. Anche se la Madame Bianchi aveva un’espressione cupa, in fondo era preoccupata per quel possibile erede della famiglia. Da quel momento in poi, Silvia non dovette più sottostare alle regole imposte dalla signora e poté restare nella sua stanza a riposare. E quegli servi che invece di lavorare facevano lavorare Silvia vennero ben sistemati dal maggiordomo. Silvia, seduta nella stanza a bere tè, ascoltava le grida di dolore provenienti dal cortile davanti, senza nemmeno sollevare un sopracciglio. Solo la giovane Anita, correndo verso di lei, disse: “Signora… sono ridotti malissimo là fuori.” Silvia sollevò appena un sopracciglio, senza distogliere lo sguardo dal suo tè: “Bene così.” Silvia sospirò piano: “È tutta colpa mia… Se non fossi svenuta dalla stanchezza, loro non sarebbero stati puniti.” Anita, la giovane ancella, gonfiò subito le guance di rabbia: “Come può essere colpa vostra, signora Clara! È stata colpa loro! Dicevano cattiverie alle vostre spalle, vi prendevano in giro. Meritavano di essere puniti! È perché siete troppo gentile che vi trattano sempre così!” Silvia sorrise con malinconia, lo sguardo pieno di velata tristezza: “Anita… vai a chiamare il maggiordomo, per favore. Ho bisogno di parlargli.” Anita si irrigidì, spalancando gli occhi: “Non mi direte che… volete intercedere per loro?!” La sua espressione diceva tutto: Signora, lei è troppo buona! Silvia la congedò con un gesto tranquillo e tornò a pensare. Le dita tamburellavano sul tavolo, silenziosamente. Nella trama originale, il maggiordomo era sempre stato dalla parte di Clara Moretti, l’aveva aiutata più volte. Ma dopo lo scandalo con Luca Bianchi, anche lui aveva iniziato a guardarla con occhi diversi, mantenendo una certa distanza. Non passò molto che il maggiordomo arrivò, con lo sguardo rispettoso ma perplesso: “Signora Clara, cosa desiderate?” Silvia si alzò in piedi, e con voce tremante, gli fece un profondo inchino. Le lacrime scesero subito: “Maggiordomo… voi eravate l’uomo di fiducia di Federico, e io vi rispetto quanto lui. È proprio per questo che devo confessarvi qualcosa…”
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