《Visto? Alla fine non ci siamo stati molto in quella cella.》
《Sta' zitto... è solo perché è arrivata mia madre.》
《Beh sì, ma... Sempre meglio esserci stati un giorno solo. E poi, siamo anche usciti fuori no? Per te dev'essere stato bello.》
A Zixin scappò una risatina divertita.
《Bello mica tanto, sembra ci sia un tizio che mi perseguiti.》
《Questa mi è nuova! Racconta!》 lo esortò il maggiordomo.
Il Principe si accigliò: 《Primo, non dirmi cosa fare; e secondo, passami i pantaloni, inutile essere vivente.》
Christian rise, e alzandosi dal letto dell'amico si diresse verso l'enorme armadio. Si voltò verso Zixin, intento a mettersi una maglia:
《Che pantaloni vuoi?》
《La formalità la buttiamo al vento?!》
il ragazzo dai capelli azzurri sbuffò: 《Zixin.》
《Prendi quelli che vuoi, rompiscatole.》
Christian ne prese un paio che poteva abbinarsi con la maglia del castano.
Ancora indispettito dal suo atteggiamento, alzò il braccio e catapultò i costosi panni in testa allo scontroso Principe, per poi scoppiare a ridere vedendo la sua espressione arrabbiata.
《Se ti prendo ti ammazzo!》 urlò questo con un sorriso divertito quando cominciò a correre verso l'amico che scappò urlando per tutta l'enorme stanza.
《Zixin, sei ancora senza pantaloni!》 Urlava il maggiordomo; ridendo e correndo a perdifiato.
《Ah?! Non me ne frega un cazzo! ora ti prendo e ti ammazzo, comparsa!》
《Neanche il ruolo di personaggio secondario mi dai?》
Scoppiarono i due in una risata.
《Te lo scordi, con quei capelli orribili!》
Zixin, con una rapida mossa, incastrò Christian fra il letto e l'armadio. Lo spinse poi sul letto, buttandoglisi addosso, così da immobilizzarlo.
《Ho vinto.》
Risero.
《Mi ucciderete, o mio Sire?》
《HA HA HA, preparati!》
La situazione fu interrotta da un finto colpo di tosse, proveniente dalla porta della stanza 《Forse... Non è un buon momento?》
《Non è come sembra!》 urlò subito Christian.
Certo la posizione in cui si trovavano i due poteva venir fraintesa facilmente.
《Lo so che non è come sembra, perché siete entrambi innamorati di altre persone.》
《Cosa?》 Dissero in coro i due.
《Ops, non lo sapevate? Forse non avrei dovuto dirlo...》 Arlette rise con scherno, approfittando dei suoi poteri.
《Taci, strega!》
Le urlò contro il principe, alzandosi dalla sua posizione.
Si diresse vicino alla sedia della sua scrivania, dove erano caduti i suoi pantaloni, li raccolse e li indossò - leggermente imbarazzato - per poi accusare la maga:
《Chi cazzo ti ha dato il premesso di entrare.》
《Oh, vedo che qualcuno stasera non vuole uscire fuori per correre su un prato di fiori...》 rispose lei con aria maligna, riferendosi al volere espresso da Zixin ore prima.
《Mi stai forse minacciando?!》
《Zixin... Calmati...》
Arlette portò una mano alla bocca e rise ancora, fissando intensamente e con sguardo tagliente gli occhi dei due ragazzi.
Poi si riprese.
《Bene.》 disse.
Alzò lo scettro verso il Principe, ma Christian la fermò.
《Aspetta... Posso andare anch'io con lui?》
《Eh? Ma tu puoi già uscire, quella di ieri era un'eccezione, perché tu eri in gabbia e mi hai fatto pena.》
《Hey!》 Esclamò indignato lui.
《Per favore, voglio uscire con il mio migliore amico, almeno una volta nella vita...》
Arlette Nieto spostò lo sguardo sul Principe, che le fece cenno di sì con la testa. Allora lei, ormai incastrata, fu obbligata ad adottare l'incantesimo su entrambi.
"Qiqi conoscerà un altro amichetto allora" disse fra sé e sé, per poi usare la magia su se stessa in modo da riportarsi a casa, dopo averla utilizzata sui ragazzi.
~
《Grazie, Aster...》
《E di che? Non ho fatto niente tesoro.》
Il Sovrano di Cuori mosse un piccolo passo verso la donna davanti a sé e l'abbracciò forte, mettendo tutto il suo amore in quel gesto.
《Non fare così, Arthur, lo sai che mi imbarazzi...》
Ma l'unica risposta che giunse alla donna fu un mugolio di disapprovazione.
Aster sospirò, lasciandosi andare fra le braccia del marito.
《Senti, Arthur...》
《Hm?》 sussurrò lui con il volto sulla spalla della moglie.
《Ho sentito dire che Hyun si risposerà, è vero?》
《Mh.》
《Quindi anche Zixin...》
《Ancora deve nascere e crescere, non siamo affrettati!》 Esclamò il Re, allontanandosi dall'abbraccio.
《Certo, certo.》
Rispose la moglie, imbarazzata.
《Arthur.》
《Sì, dimmi.》
《Credi... Credi che funzionerà?》
Il Re prese un attimo di pausa. La differenza di età, la morte della prima anima gemella, il cambio avvenuto fra i sovrani di Fiori... Niente, onestamente, sembrava aver funzionato fino ad allora. Sarebbe stato come incollare insieme un bastone spezzato: forse avrebbe funzionato, ma chissà per quanto tempo...
《Non lo so, ma non abbiamo scelta.》concluse Arthur.
《E se non funzionasse... Che ne sarebbe di noi?》
《Non ne ho idea. So solo che vedere Zixin infelice non è ciò che voglio.》
《Già, neanche io.》
~
Nella stanza echeggiava solo il rumore sordo prodotto dal legno.
Hao si alzò di scatto, con in mente un pensiero fisso, che l'aveva torturata per tutto il giorno:
Qiqiang.
Non era tornato a casa per la notte il giorno del litigio, e neanche a pranzo, allo spuntino pomeridiano e a cena.
Hao aveva vagato ogni angolo del paese in cerca della sua piccola goccia di felicità, senza ottenere alcun risultato. Aveva visitato casa Nieto, casa Berger, ed era stata persino nella via del mercato, ovviamente non trovando il figlio da nessuna parte.
Il bussare si faceva sempre più forte via via che ella si avvicinava al portone.
Lo aprì di scatto, scoprendo finalmente la persona che tanto aveva cercato di incontrare quel giorno. La figura minuta del figlio, tremante a causa del freddo della sera e con le braccia conserte che cercava vanamente di scaldarsi, era lì sulla soglia della porta, proprio davanti a lei, con lo sguardo puntato verso il basso.
《Qiqi...》
Il ragazzo cominciò a farfugliare delle scuse, ma la madre non diede importanza a quelle parole: ciò che contava davvero per lei era il fatto che suo figlio stesse bene.
《Entra piccolo mio! Devi aver avuto freddo, aspetta, ti porto una coperta. Chiudi la porta. Dove sei stato tutto questo tempo? Non sono riuscita a trovarti da nessuna parte.》
Alzando lo sguardo, Qiqiang sorrise. Quel fiume incontrollato di parole rappresentava certamente le scuse da parte di sua madre.