V. De Vincenzi diede un colpo alla spalliera di una poltrona, per volgerla in modo che ne fronteggiasse un'altra. Sedette e indicò col gesto ad Enrico Acrisles la poltrona che aveva preparata per lui. Il giovane vi si lasciò cadere e accavallò le lunghe gambe. Diede un'occhiata attorno a sé, pose le mani sui bracciuoli e si abbandonò contro la spalliera, come stremato. E doveva esserlo in realtà. Dopo qualche istante di silenzio, disse lentamente: — Perdonatemi! Ma avrei bisogno di trovarmi solo. Soltanto la solitudine e l'isolamento potrebbero non farmi pensare… — Capisco. Ma, forse, una visione non vi abbandonerebbe. Avete fatto male a fissare tanto intensamente il cadavere di vostro padre. — Era necessario! Soltanto a quel modo egli avrebbe potuto svelarmi il segreto della sua m

