Il reincorniciamento “anche se”
L’identificazione di schemi verbali ci consente di creare strumenti linguistici che possono aiutarci a plasmare e ad influenzare il significato che percepiamo come risultato della nostra esperienza. Il reincorniciamento “anche se” rappresenta un esempio di questo schema. Si applica semplicemente sostituendo la parola “ma” con le parole “anche se” in ogni frase in cui la parola “ma” viene usata per svalutare o sminuire delle esperienze positive.
Provate questo schema attraverso i seguenti passi:
1. Identificate un’affermazione in cui un’esperienza positiva è ‘sminuita’ dalla parola “ma”.
Esempio: “Ho trovato una soluzione al mio problema, ma potrebbe ripresentarsi in seguito”.
2. Sostituite le parole “anche se” alla parola “ma” e notate come si sposta il centro dell’attenzione.
Esempio: “Ho trovato una soluzione al mio problema, anche se potrebbe ripresentarsi in seguito”.
Questa struttura permette di mantenere un focus positivo e tuttavia soddisfare il bisogno di mantenere un punto di vista equilibrato. Trovo che questa tecnica sia davvero potente per chi tende ad usare schemi del tipo “Sì, ma…”.
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Cornici e reincorniciare
Cornici
Una “cornice” psicologica si riferisce ad un focus generale o ad una direzione che fornisce un orientamento complessivo ai pensieri e alle azioni nel corso di un’interazione.
Intese in questo senso, le cornici si collegano al contesto cognitivo di un evento particolare o di un’esperienza. Come si deduce dal termine, una “cornice” stabilisce i confini ed i limiti di un’interazione. Le cornici influenzano ampiamente la modalità di interpretazione e la risposta a specifiche esperienze ed eventi, in quanto servono a ‘punteggiare’ tali esperienze ed a dirigere l’attenzione. Un’esperienza dolorosa, per esempio, può sembrare devastante se viene percepita entro la cornice a breve termine dei cinque minuti immediatamente successivi all’evento. La stessa esperienza dolorosa può sembrare poco significativa se valutata all’interno della cornice che abbraccia tutta la vita. Le cornici consentono anche di rendere le interazioni più efficienti, perché determinano quali informazioni e quali questioni rientrano o meno nello scopo di un’interazione.
Una “cornice temporale” è un esempio comune di cornice. Impostare una cornice temporale di dieci minuti per una riunione o un esercizio, ne influenza ampiamente l’esito. Ciò determina il punto in cui le persone focalizzano la loro attenzione, quali argomenti o quali questioni ritengono di poter includere nell’interazione, in che modo ed in che misura si impegneranno. Una cornice temporale di una o tre ore per la stessa riunione o lo stesso esercizio creerebbe dinamiche completamente diverse. Le cornici temporali più brevi tendono a focalizzare le persone sui propri incarichi, mentre le cornici temporali più lunghe offrono loro la possibilità di focalizzarsi anche sullo sviluppo delle relazioni. Se per una riunione è stato stabilito un tempo limite di 15 minuti, è più probabile che l’incontro sarà considerato orientato verso un determinato compito, piuttosto che come una sessione di “brainstorming” senza limite di tempo.
Alcune delle “cornici” comuni in PNL sono: la cornice-“risultato”, la cornice-“come se” e la cornice-“feedback invece di fallimento”. Per esempio, l’importanza fondamentale della cornice-risultato consiste, essenzialmente, nello stabilire e mantenere il focus. L’efficacia della cornice-“risultato”, per esempio, consiste principalmente nel dirigere e mantenere l’attenzione sull’obiettivo o sullo stato desiderato. Stabilire una cornice-risultato comporta la valutazione di ogni attività o informazione in relazione alla sua rilevanza nel conseguimento di un particolare obiettivo o stato desiderato.
Le cornici dirigono l’attenzione e influenzano il modo in cui vengono interpretati gli eventi.
Una “cornice-risultato” può essere contrapposta vantaggiosamente ad una “cornice-problema”. Una cornice-problema dirige l’attenzione su “che cosa è sbagliato” o su che cosa è “non voluto”, anziché su “ciò che è desiderato” o “voluto”. Porta a focalizzarsi sui sintomi indesiderati e a cercarne le cause. Al contrario, una cornice-risultato porta a focalizzarsi sui risultati e sugli effetti desiderati, e sulle risorse necessarie per ottenerli. Quindi, una cornice-risultato permette di rimanere focalizzati sulle soluzioni e orientati verso future opportunità positive.
Cornice-risultato
Cornice-problema
Che cosa vuoi?
Che cosa è sbagliato?
Come puoi ottenerlo?
Perché è un problema?
Quali sono le risorse disponibili?
Che cosa lo ha causato?
Di chi è la colpa?
Confronto tra la ‘cornice-risultato’ e la ‘cornice-problema’.
L’applicazione della cornice-risultato comporta l’utilizzo di tattiche di questo tipo: riformulare le affermazioni relative ad un problema come affermazioni del risultato e reincorniciare affermazioni formulate negativamente con altre espresse in termini positivi. Dal punto di vista della PNL, per esempio, tutti i problemi possono essere nuovamente percepiti come delle sfide o delle “opportunità” per cambiare, crescere o imparare. Visti in questo modo, tutti i “problemi” presuppongono un risultato desiderato. Se qualcuno dice: “Il mio problema è che ho paura di fallire”, si può assumere che vi sia l’obiettivo implicito di “aver fiducia nel fatto che sto per avere successo”.
Analogamente, se c’è un problema del tipo “i profitti sono bassi”, si può assumere che il risultato sia “incrementare i profitti”.
Spesso le persone indicano involontariamente i risultati che vorrebbero ottenere, formulandoli in negativo, come: “Voglio evitare le difficoltà”, “Voglio smettere di fumare”, “Voglio liberarmi di queste interferenze”, etc. In questo modo l’attenzione si focalizza sul problema e, paradossalmente, spesso abbraccia delle suggestioni radicate, relative allo stato problematico. Pensare: “Non voglio essere spaventato”, in realtà trasmette la suggestione dell’“essere spaventato” come parte integrante del pensiero stesso. Mantenere una cornice-risultato implica il chiedere: “Che cosa vuoi?”, oppure: “Se tu non fossi così spaventato, come ti sentiresti?”.
Se, da un lato, è importante analizzare i sintomi e le loro cause come se facessero parte di un efficace problem solving, è altrettanto importante farlo in un contesto favorevole al conseguimento del risultato desiderato. Altrimenti l’esame dei sintomi e delle cause non condurrà a nessuna soluzione. Quando il risultato, o lo stato desiderato, rimane al centro dell’attenzione nella raccolta delle informazioni, spesso la soluzione può essere trovata anche se lo stato problematico non viene compreso pienamente.
Altre “cornici”, nella PNL, funzionano in un modo simile. Il focus della cornice-“come se” sta nell’agire ‘come se’ qualcuno avesse già raggiunto l’obiettivo o il risultato desiderato. Una cornice-“feedback invece di fallimento” pone l’attenzione sul modo in cui dei problemi, dei sintomi o degli errori apparenti possano essere interpretati come dei feedback, utili per apportare delle correzioni che portino ad uno stato desiderato, piuttosto che verso dei fallimenti.
Probabilmente l’obiettivo fondamentale dell’applicazione dei modelli linguistici Sleight of Mouth è aiutare le persone a spostare le loro prospettive 1) da una cornice-problema ad una cornice-risultato 2) da una cornice-fallimento ad una cornice-feedback e 3) da una cornice-impossibilità ad una cornice-“come se”. Gli esempi dell’agente di polizia, dello psichiatra, del dottore, del coach, etc., forniti all’inizio del presente volume, rappresentano tutti dei cambiamenti delle cornici a partire dalle quali le circostanze o gli eventi erano percepiti. Lo psichiatra, il dottore, lo zio che sostiene il nipote, la madre e il coach, tutti hanno aiutato a cambiare la percezione di una situazione che costituiva un’esperienza “problematica” o “fallimentare”, in modo da inquadrarla all’interno di una “cornice-risultato” o di una “cornice-feedback”. L’attenzione è stata spostata dal ‘problema’ al ‘risultato’, offrendo nuove possibilità. (Anche la poliziotta che si presenta come “riparatore di televisori” rappresenta metaforicamente un modo per passare ad una cornice-risultato e ad una cornice-feedback, mettendo in risalto il “riparare” ciò che è necessario, piuttosto che il “rimuovere” ciò che non lo è.)