Sera, stanza delle feste, via Gallarate

749 Words
Sera, stanza delle feste, via GallarateAnita Valli trafficava nell’angolo cucina, tirò fuori delle olive dal frigorifero e una terrina di paté di tonno. Prese due pacchi di cracker dalla credenza. Il prosecco era già stato stappato. – Mirella… dove hai messo il preservativo del vino? L’architetto Bonetti, che giaceva sfinita sul divano rosso, gettò gli occhi all’aria mentre si toglieva le scarpe: – Any, porca miseria! Ma sei la solita. Va’ che si chiama glacette. – Ohi Mirix, io sarò gergale e gesticolante, come dice il Rizzi, ma tu mi fai la fighetta col francese… – Va bene, in italiano si chiama… ohibò, sai che non lo so? Fascia refrigerante? Anita agitò un cucchiaio di legno con fare finto, minaccioso: – Ecco vedi che c’ho ragione io? Preservativo per il vino! È molliccio e si infila proprio come un… – Anita! – Ok, ok, la pianto. Jarod, il labrador, sollevò la testa dalla sua postazione per vedere se ci fosse qualcosa da sgranocchiare pure per lui, ma uno sguardo di Anita lo fulminò e se ne tornò placido a sonnecchiare. – Tu dopo, ora tocca a noi! – Allora Any, cosa è questa storia della sciura morta e poi viva? – Ecco, oggi camminavo al cimitero, come ti accennavo, e ho visto questa tomba, una donna sui sessanta, nata a Zoagli, paesino ligure, vicino a Rapallo mi pare, e morta a Milano. E fin qui, niente di strano. Poi però hanno aggredito una signora, rubandole la borsa, io l’ho soccorsa perché il fetentone l’aveva buttata a terra. – Hai visto il ladro? Mirella si sporse a versare il prosecco nei bicchieri flûte che si appannarono subito. Anita si spalmò del paté su un cracker e lo addentò vorace. – No, non l’ho visto, nel tempo in cui ho soccorso la sciura quello si era dileguato. Ma la cosa molto strana è avvenuta quando le ho chiesto il nome: Gianna Picci Schirò, mi ha detto, lo stesso della morta di Zoagli. – Sarà un caso di omonimia, scusa. – Eh no, Mirix, mica tanto. – Perché? – Perché era identica! Dalla foto era uguale! O sono gemelle, ma con lo stesso nome… mi pare improbabile, o hanno usato le generalità di quella lì e han seppellito qualcun altro, ti giuro era la stessa tipa della foto. – Ma poi come è finita? Avete chiamato la polizia? – Beh, io volevo, ma la sciura ha detto che non aveva niente di importante nella borsa, che è stato più lo spavento, che aveva il biglietto del treno, le chiavi e i documenti in una tasca cucita all’interno della giacchetta. Poi ha aggiunto: “belin sono donna prudente io, signorina, mi cucio sempre dei nascondigli nelle giacche per le palanche! In borsa ci avevo cinque euri di moneta, una boccetta di profumo, il fazzoletto e poi l’immaginetta della Madonna del Rosario, la nostra patrona, spero che il ladro si ravveda, guardandola”. Anita aveva cercato di mettere su un accento un po’ strascicato nell’imitare la signora genovese che aveva soccorso al cimitero ma, più che dare verosimiglianza al racconto, faceva ridere. – Sai cosa ti dico, Anita? All’unisono sorbirono una bella sorsata di vino fresco e frizzante. – Cosa mi dici? Che questo prosecco va giù che è un piacere? – Anche, ma avevo in mente un’altra cosa. – Tipo? – Tipo che domani facciamo un salto insieme al cimitero, e familiarizziamo con gli uffici. – Seh è arrivata lei, l’architetta bionda che tutto vede e tutto può, la donna a cui aprono qualsiasi porta, andiamo lì e diciamo: Ohi, ma lo sapete che ci deve essere un’altra in quella tomba là… e così e cosèra… – Ma piantala! La faccenda è molto più semplice, oggi è venuto in studio un cliente che vuole il progetto di una edicola funeraria di famiglia. Devo per forza andare negli uffici a chiedere alcune informazioni. – Ma dai? La vuole proprio a Musocco? Che culo che abbiamo. Anita si abbassò velocemente perché aveva i riflessi buoni, il cuscino lanciatole da Mirella, in segno di disappunto per il suo lessico fantasioso, andò a schiantarsi su una mensola facendo cadere a terra una cosa morbida grigio argento… la custodia che raffredda il vino! – Ecco dov’era il preservativo! Certo che se non lo mettiamo in freezer… non serve a una mazza fritta. Il sipario della serata calò sulla faccia disperata di Mirella da cui traspariva una certezza granitica: “Io, questa non la raddrizzerò mai!”
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