Un nuovo mistero

1454 Words
Un nuovo mistero “L’ennesimo efferato delitto scuote la tranquilla e sonnolenta cittadina di Keswick che mai prima d’ora si era ritrovata ad affrontare simili brutalità. Anche questa volta non sembra esserci nessun indizio valido che possa essere utile alla polizia per tracciare un identikit del terribile assassino, che ormai, dopo la terza vittima e stesso modus operandi, possiamo tranquillamente definire un serial killer”. Spensi la televisione. Ormai, da un mese a questa parte, non si parlava altro che del serial killer che aveva preso di mira Keswick e dintorni. «Che ne pensi?» chiesi alla mia amica Carly corrugando la fronte. Lei era stesa sul mio letto e dondolava su e giù i piedi scalzi. «Dici che possa trattarsi di qualcuno uscito in gita dal Portale Nero?» «Non lo so, davvero non ne ho idea. Al telegiornale lasciano intendere che l’omicida compia dei gesti rituali, però non specificano quali. Voglio sentire anche Annabel cosa ne pensa, non appena torna.» «Dovremmo indagare. Se così fosse, questi maledetti abitanti della Nebbia sono davvero scatenati. Sono passati appena tre mesi dall’attacco della Morrigan e io, ogni tanto, ho ancora mal di testa» disse Carly producendosi in una smorfia contrariata. Tre mesi fa, io e le mie amiche avevamo rischiato la vita per combattere la Morrigan, riuscivo ancora a sentire le sue potenti zanne affondare nel mio collo, se solo chiudevo gli occhi per ricordare. La nostra prima battaglia da novelle Guardiane della Nebbia da poco consacrate, uno dei giorni più angoscianti della mia vita, in cui avevo pensato di aver perso le persone a me più care. Ma questo era il mio compito, quello di Carly e quello di Annabel: vegliare sul Portale Nero, luogo d’accesso al nostro mondo per il vasto popolo della Nebbia, che varcava quasi sempre quella pericolosa soglia, nelle profondità del lago Derwentwater, con intenzioni a dir poco malvagie e bellicose. Mentre io e Carly eravamo impegnate a ripercorrere con la memoria quei momenti dolorosi e pieni d’angoscia da poco passati, sentimmo bussare alla porta. Fecero capolino Annabel e Cedric. «Cedric!» Felice di vederlo gli corsi incontro per abbracciarlo. Il mio amato fidanzato non convenzionale. «Il nostro demone preferito.» Carly, ironica, accennò un sorrisetto. «Grazie per la considerazione amiche mie, ci sarei anch’io» rimarcò Annabel scocciata. Io le sorrisi e Carly le fece uno sbuffo intelligibile. «Ragazze, ci sono novità sul presunto serial killer, novità che nemmeno il telegiornale ha ancora saputo.» Cedric troncò così il mio entusiasmo. «Un altro omicidio?» domandai avvilita. «Sì» rispose Annabel risoluta, «lo so perché io e Cedric eravamo insieme quando è successo il fattaccio.» «Quale fattaccio?» chiesi in coro con Carly. «Racconta tu Cedric, io sono ancora sconvolta.» Annabel si passò una mano tremante sulla fronte. Lui ci guardò a turno con aria seria e concentrata, che sul suo incantevole viso stonava non poco, un’espressione che conoscevo fin troppo bene e che non lasciava presagire nulla di buono. Rassegnata al peggio, mi buttai di peso sul letto vicino a Carly e ascoltai attentamente il suo resoconto. «Ho incontrato Annabel in centro, lei stava uscendo dal negozio di Colin e mi ha detto che si sarebbe diretta qui da voi. Così ho pensato di andare con lei e darle un passaggio in macchina, solo che dovevo portare la cena a Lowell.» Rise all’idea di aver fatto la consegna a domicilio per Lowell, trattandosi di un Emofago. «Annabel è venuta con me, siamo andati a Derwent Isle e ci siamo trattenuti una mezz’ora circa in compagnia di Lowell. Mentre parlavamo, io e Lowell abbiamo d’un tratto sentito un odore molto particolare provenire dall’esterno.» S’interruppe incerto su come proseguire «Un odore che non aveva nulla di umano, proprio nulla. Veniva dalla sponda nord del lago, poco distante dal promontorio di Friars Crag. Non sapevamo che fare, tuttavia eravamo certi che ci fosse qualcosa di estremamente sbagliato.» «L’avevo detto io, qualche simpaticone della Nebbia, giusto?» Il tono di Carly oscillava tra il rassegnato e l’adirato. Annabel la guardò come se si volesse scusare con lei per qualcosa. «Ho suggerito a Lowell e Cedric di andare a dare un’occhiata, anche perché io non percepivo l’odore in maniera chiara come loro. Abbiamo preso la barca di Lowell e ci siamo diretti verso Friars Crag. Credetemi ragazze, è stato orribile, tanto per cominciare l’acqua ha preso a ribollire sommessamente, l’aria si è fatta pesante e asfittica e poi l’ho sentito anche io. Era una puzza nauseabonda, di decomposizione, di marciume e di qualcos’altro d’indefinibile come acciaio e morte pura.» Fu il meglio che riuscì a trovare come definizione. Poi si bloccò guardando Cedric come a chiedergli di continuare e lui obbedì. «Più ci avvicinavamo al luogo che io e Lowell ritenevamo di massima contaminazione, più era difficoltoso respirare e in quel punto l’acqua ha cominciato a fare brutti scherzi. Era sempre più calda e densa e ci ha bloccato il motore, facendoci rimanere a cento metri dalla riva più vicina.» Cedric scosse il capo contrariato «Abbiamo tirato fuori i remi e li abbiamo spinti con tutta la forza che avevamo, questi hanno cominciato a liquefarsi dopo alcuni secondi, dandoci appena il tempo di toccare riva.» «Liquefarsi? Questo è assurdo.» Guardai i due con più at-tenzione cercando di scorgere eventuali ferite. Sembravano illesi, così rimasi in silenzio per sentire il resto della storia. «Già, è assurdo» concordò Cedric. «Scesi a riva ormai re-spiravamo a fatica, l’odore di carne putrefatta e sangue secco era fortissimo. Mentre tentavamo di allontanarci, le abbiamo viste. Quattro nitide e profonde impronte di zoccoli.» «Zoccoli come? Tipo cavallo di passaggio, capretta smarrita o stiamo parlando di zolfo e Satana?» Carly aveva abbandonato il tono rassegnato a favore di uno più stridulo e allarmato. «Più zolfo e Satana, amica mia.» Annabel condì la risposta con un’espressione piuttosto tetra per lei, sempre pacifica e tranquilla. Rimasi in silenzio, sollecitando con lo sguardo ulteriori chiarimenti da parte di Cedric. «Abbiamo seguito le orme che si distanziavano di quasi due metri l’una dall’altra.» «Quasi due metri? Ma che diamine di falcata ha questo mostro?» rabbrividii al pensiero delle proporzioni. «Sembra essere piuttosto corpulento. La cosa orribile è arrivata quando abbiamo trovato l’ultima impronta e girato dietro una piccola duna. Una ragazza, morta in un modo atroce. L’intestino era stato tirato completamente fuori, lo sterno era sbriciolato e la cassa toracica dilaniata, i polmoni e le altre viscere risultavano esposte e brulicavano di mosche e vermi. Il fegato non c’era più, il cuore nemmeno e la calotta cranica era fracassata e aperta come il guscio di un uovo… e niente cervello.» Annabel ebbe un conato di vomito, io sentivo le dita dei piedi congelate e Carly si stava passando una mano sulla faccia pallida. «Se ci penso, mi sento ancora male. Non riesco a spiegarvi la brutalità di quello ho visto. Nulla di umano può riuscire a ridurre un corpo in quel modo.» «Poi abbiamo sentito dei rumori, era un signore che passeggiava col suo cane. Il segugio aveva chiaramente fiutato il cadavere, così noi ci siamo nascosti e, nel momento in cui l’uomo si stava avvicinando al corpo, le impronte hanno cominciato a dissolversi. Niente più aria pesante, era svanito l’odore micidiale e il lago era tornato normale.» Cedric era palesemente smarrito. «Mentre tornavamo alla barca, il cane ha cominciato ad abbaiare in modo selvaggio, dopo neanche cinque secondi abbiamo sentito un urlo agghiacciante.» Annabel non proseguì. «Pover’uomo, dubito dimenticherà mai una simile visione. E poi, cosa avete fatto?» domandai ormai parecchio ansiosa. «Lowell ci ha accompagnato alla riva opposta, lui è tornato a Derwent Isle e sulla terrazza del castello, col telescopio, ha controllato la situazione. Dopo dieci minuti abbiamo sentito le sirene della polizia. Io e Annabel siamo venuti qui, per mettervi al corrente.» «C’è un gran quantitativo d’informazioni, gli zoccoli, il lago che è cambiato, l’assenza di cuore, fegato e cervello e poi, come si è avvicinato l’umano, tutto è tornato normale. Solo a voi tre è stato possibile vedere la vera “scena del crimine”. E per ovvi motivi» osservai pensierosa. «Credo che dovremmo andare nella libreria-rifugio, dobbiamo consultare i libri e chiedere informazioni alle nonne, magari ne sanno qualcosa» suggerì Carly. «E ci dobbiamo sbrigare, quest’essere sembra anche peg-gio della Morrigan. Attacca gli umani.» Annabel era ancora visibilmente scossa. «Si ciba degli umani» precisò Cedric. Allora ci girammo di scatto tutte e tre, colpite dalla sicurezza e la durezza con cui aveva fatto quell’affermazione. «Si ciba degli umani?» ripetei stupefatta. «È questo che ha fatto con cuore, fegato e cervello di quella povera ragazza? Li ha mangiati?» «Temo proprio di sì, Flora.» Diventò quanto mai urgente fare due chiacchiere con le nostre nonne, le tre precedenti Guardiane della Nebbia. Forse loro avrebbero potuto darci qualche delucidazione.
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