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Sposata con il CEO che mi odiava

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Per salvare il suo fratellino affetto da una grave malattia, Lucie Caron, una giovane grafica di talento ma senza mezzi, accetta un contratto che le cambierà la vita: diventare la moglie del misterioso miliardario Thomas Chevalier, amministratore delegato del più grande gruppo tecnologico del paese.Il contratto è semplice: due anni di matrimonio, nessuna relazione amorosa, ognuno vive la propria vita, e in cambio Thomas pagherà l'operazione di suo fratello.Ma appena arrivata nell'immensa villa del CEO, Lucie capisce di non essere la benvenuta. Thomas la tratta con una freddezza implacabile e le proibisce persino di rivelare il loro matrimonio. Eppure, dietro questo apparente odio si nasconde una ferita profonda: la donna che amava lo ha tradito, distruggendo per sempre la sua fiducia.Mentre Lucie cerca di rispettare le clausole del contratto, i media cominciano a interessarsi alla loro unione, un'ex fidanzata manipolatrice torna nella vita di Thomas, le rivalità all'interno dell'azienda si intensificano e un nemico sconosciuto cerca di far crollare l'impero Chevalier.A poco a poco, Thomas scopre che Lucie è l'unica persona che non si interessa né alla sua fortuna né al suo potere. Dal canto suo, Lucie nasconde un segreto sul suo passato che potrebbe sconvolgere il loro futuro.Quando il contratto giunge al termine, Thomas le porge le carte del divorzio... ma questa volta è lui a rifiutarsi di lasciarla andare.

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CAPITOLO 1
CAPITOLO 1: IL PREZZO DI UN FRATELLO Il cielo di Parigi era di un grigio sporco, come uno straccio vecchio che si fosse dimenticato di strizzare. Pioveva da tre giorni, e l'umidità si infiltrava dappertutto, fino nelle ossa di Lucie, fino nelle crepe del piccolo studio che affittava in rue des Lilas. Guardava le gocce d'acqua scorrere sul vetro formando sentieri sinuosi, e pensava che la sua vita somigliasse a quello: un percorso caotico, imprevedibile, che finiva sempre per perdersi nel fango. Il telefono squillò. Sussultò. Il rumore era stridente, incongruo nel silenzio della stanza. Non aveva dormito per tutta la notte, troppo occupata a fissare il soffitto, a contare le crepe, a chiedersi come avrebbe fatto a pagare l'affitto del mese successivo e allo stesso tempo mettere da parte i soldi per le cure di suo fratello. Il fratellino. Lucas. Rispose, il cuore stretto. Una voce neutra, professionale, le annunciò che i risultati degli ultimi esami erano arrivati. Le condizioni di Lucas peggioravano più rapidamente del previsto. L'operazione non era più un'opzione, era un'urgenza. Entro tre mesi, al massimo. E il costo era astronomico. Un milione e duecentomila euro. Lucie posò il telefono sul tavolino, le dita tremanti. Fissò per un momento lo schermo nero, come se sperasse che si riaccendesse, che la voce richiamasse per dire che era stato un errore, uno scherzo di cattivo gusto. Ma non ci fu che il rumore della pioggia, implacabile, e il battito sordo del suo stesso cuore. Si alzò, fece qualche passo nella stanza angusta. A malapena venti metri quadrati, un angolo cottura, un letto a scomparsa, e il suo cavalletto, il suo unico lusso, piantato vicino alla finestra. Sulla tela, uno schizzo incompiuto: il volto di un bambino, gli occhi chiusi, un sorriso sereno. Lucas. Non era riuscita a finirlo, come se completare quel ritratto significasse accettare che lui potesse scomparire. Crollò a terra, le ginocchia contro il petto, la testa tra le mani. I singhiozzi arrivarono a ondate, silenziosi, strazianti. Aveva ventisei anni, un talento certo per la pittura e l'illustrazione, ma non bastava. Non bastava mai. Aveva venduto qualche opera, trovato piccoli lavori come grafica, ma niente che potesse pagare una somma del genere. Il telefono squillò di nuovo. Lo guardò, quasi con rabbia. — Pronto? — Signorina Caron? La stessa voce professionale, ma questa volta proveniva da un altro numero. Una donna, più anziana, dal tono posato e autorevole. — Sono l'avvocato Delacroix. La chiamo per conto di un mio cliente, il signor Thomas Chevalier. Desidererebbe incontrarla. Si tratta di una proposta... professionale. Lucie rimase in silenzio. Thomas Chevalier. Il nome le era familiare, fin troppo familiare. L'amministratore delegato di ChevalierTech, un impero tecnologico, un miliardario, un volto che appariva talvolta sulle riviste economiche. Cosa poteva mai volere da lei? — Una proposta? ripeté, la voce rauca. — Si tratta di un contratto. Lei potrebbe beneficiare di un compenso finanziario sostanzioso. Le manderò una macchina domani mattina, alle dieci. La aspetterò nel mio studio. --- Il giorno dopo, alle dieci in punto, una berlina nera si fermò davanti al palazzo. Lucie aveva passato la notte a girarsi e rigirarsi, a chiedersi se non si trattasse di uno scherzo, di una truffa. Ma la speranza, quell'insostenibile speranza, l'aveva spinta a indossare l'unico vestito un po' elegante che possedeva, un abito blu notte ereditato da sua madre, e a salire in macchina. Lo studio legale si trovava nel XVI arrondissement, avenue Foch. Un palazzo haussmanniano, con modanature dorate e pavimenti in marmo. Lucie si sentì come un topo in un palazzo, piccola, scialba, fuori posto. L'avvocato Delacroix la accolse con un sorriso professionale, le porse un bicchiere d'acqua che lei rifiutò, e la fece accomodare in un ufficio così grande che ci si sarebbe potuti ballare. — Sarò diretta, signorina Caron, cominciò l'avvocato incrociando le mani sulla scrivania. Il signor Chevalier cerca una moglie. Si tratta di un matrimonio di convenienza, strettamente contrattuale. Durata: due anni. In cambio, si impegna a versare una somma considerevole sul conto che lei sceglierà. Lucie batté le palpebre, incredula. — Una moglie? Perché io? — Lei corrisponde a diversi criteri. Giovinezza, discrezione, assenza di legami familiari ingombranti, a eccezione di un fratello malato. E soprattutto... ha un bisogno urgente di denaro. Lo sappiamo. Il tono era neutro, quasi freddo. Lucie sentì un brivido percorrerle la schiena. Voleva alzarsi, andarsene, ma le gambe erano di piombo. Un milione e duecentomila euro. L'operazione di Lucas. — Quanto? riuscì a chiedere. L'avvocato Delacroix le porse un documento. Lucie lo scorse con lo sguardo, le dita tremanti. L'importo era scritto in cifre, in lettere, in tutte le lettere. Un milione e duecentomila euro, versati immediatamente sul conto dell'ospedale. Un accordo per i due anni a venire. Alzò gli occhi, senza fiato. — Perché una somma del genere? Perché un matrimonio? Perché non limitarsi a... pagare? L'avvocato sollevò un sopracciglio, come se la domanda fosse ingenua. — Le ragioni del signor Chevalier sono personali. Ciò che conta per lei è che suo fratello verrà curato. E che sarà libera di vivere la sua vita, purché rispetti le clausole del contratto: nessun sentimento amoroso, nessuna relazione mediatica, nessuna ingerenza negli affari del signor Chevalier. Lucie posò il contratto sulla scrivania, le mani ancora tremanti. — Posso leggerlo per intero? — Certo. Si prenda tutto il tempo che vuole. Lessi ogni riga, ogni capoverso, ogni clausola. Le parole danzavano davanti ai suoi occhi, ma comprendeva la portata di ciò che le veniva proposto. Un matrimonio di facciata, un ruolo da recitare, una vita da mettere tra parentesi. Per salvare suo fratello. Firmò. --- Due giorni dopo, era davanti all'immensa villa di Thomas Chevalier, nella periferia ovest di Parigi. L'edificio era una fortezza di vetro e acciaio, circondato da un parco così vasto che non se ne vedeva la fine. I cancelli si aprirono silenziosamente, come se l'aspettassero, e una cameriera in divisa venne ad accoglierla. — Il signor Chevalier l'aspetta in salotto, signorina. Lucie seguì la donna attraverso un atrio gigantesco, fiancheggiato da colonne bianche e quadri astratti che non aveva il tempo di ammirare. I suoi passi risuonavano sul marmo, un rumore secco, implacabile, che le ricordava che era un'intrusa in quel mondo di ricchezza e potere. Il salotto era una stanza gelida, dalle pareti di pietra e dalle immense vetrate che davano su un giardino alla francese. E lì, in mezzo, voltato di spalle, c'era Thomas Chevalier. Era più alto di quanto avesse immaginato. Le sue spalle erano larghe, la sua silhouette atletica, la sua postura quella di un uomo abituato a comandare. Indossava un abito scuro, perfettamente tagliato, e i suoi capelli neri erano pettinati con precisione chirurgica. Si voltò. Lucie trattenne il respiro. Aveva occhi di un blu così pallido che sembravano quasi ghiacciati, uno sguardo che la trapassò come una lama. Il suo viso era scolpito, angoloso, con una mascella squadrata e una sottile cicatrice sulla tempia sinistra, appena visibile. Ma ciò che la colpì di più fu l'assenza di emozione. Nessuna rabbia, nessuna gioia, nessuna curiosità. Niente. Solo un vuoto freddo, un muro insormontabile. — Lucie Caron, disse, la voce grave e posata. Sei più giovane di quanto immaginassi. — Anche tu, rispose, un po' troppo in fretta. Un silenzio. La scrutò dalla testa ai piedi, senza riguardo, come si esamina un bene appena acquisito. — Il contratto è firmato. Sai cosa ci si aspetta da te. — Sì. — Allora queste sono le regole. Vivrai qui, in questa villa. Avrai la tua camera, i tuoi spazi, ma non entrerai nei miei appartamenti personali. Non ti impiccerai della mia vita privata. Non rivelerai mai la vera natura del nostro matrimonio. E soprattutto, non fraintendere, Lucie. Fece un passo verso di lei, e lei sentì il suo odore, un profumo legnoso, ramato, che contrastava stranamente con la sua freddezza. — Non ho sentimenti da offrirti. Non desidero svilupparne. Sei qui per una ragione, e una sola: eseguire un contratto. Se lo capisci, potremo coesistere in pace. Altrimenti... Non terminò la frase. Non ce n'era bisogno. Lucie abbassò lo sguardo, le mani strette sulla borsetta, sentendo il peso del denaro che aveva già salvato suo fratello. — Capisco, mormorò. — Bene. La cameriera ti mostrerà la tua camera. E soprattutto, Lucie... non avvicinarti alla stanza in fondo al corridoio. La guardò un'ultima volta, poi si voltò, segnalando che l'udienza era finita. Non l'avrebbe rivista forse per giorni. Mentre usciva dal salotto, sentì lo sguardo di Thomas Chevalier pesarle sulla nuca, uno sguardo inquisitorio, quasi ostile, come se cercasse una crepa, un segno di debolezza. Non si voltò. Non lo fece, perché se l'avesse fatto, avrebbe visto ciò che temeva di più: un uomo spezzato, rannicchiato in un'armatura di ghiaccio, e dietro quell'armatura, una ferita così profonda da minacciare di inghiottire ogni cosa. Ma non si voltò. Il rumore dei suoi passi sul marmo risuonò a lungo nel silenzio della villa, un'eco funebre che segnava l'inizio di una nuova vita. Una vita di contratto. Una vita di menzogna. Eppure, in fondo a lei, qualcosa resisteva. Una piccola fiamma, fragile, testarda, che si rifiutava di spegnersi. Forse tra due anni, quando tutto sarebbe finito, avrebbe potuto riprendere la sua vita. Forse Lucas sarebbe guarito. Forse quell'incubo non era che un brutto sogno. Ma sapeva, nel profondo, che nulla sarebbe più stato come prima. Non dopo aver incrociato lo sguardo di Thomas Chevalier. Non dopo aver visto quel dolore immenso che cercava così disperatamente di nascondere. C'era un mistero in quell'uomo. E Lucie, suo malgrado, era sempre stata curiosa. Troppo curiosa.

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