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LA BRUCIATURA DEL PRIMO SGUARDO

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La desidera. Lei è la moglie di suo padre. Il proibito diventa ossessione, la passione si trasforma in veleno. Quando Marc tenta di fuggire tra le braccia di Chloé, Brunette, accecata dalla gelosia, la fa rapire. Lo scandalo esplode: l’adulterio viene rivelato, il padre è distrutto, la famiglia va in frantumi.Ma dalle macerie può nascere una seconda possibilità. Anni dopo, un bambino, un perdono, un amore ricostruito. Marc ha perso tutto a causa del suo desiderio. Ha riconquistato tutto grazie alla sua resilienza.

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CAPITALO 1
Capitolo 1 – Il primo sguardo che brucia La vide prima ancora di sapere chi fosse. Marc era appoggiato al bar, un bicchiere di whisky in mano, quando la folla si aprì come per lasciarle spazio. Attraversava la sala della reception, leggera, quasi irreale, in un abito blu notte che aderiva ai fianchi e si allargava dolcemente sulle caviglie. I suoi capelli neri cadevano in onde morbide sulle spalle nude. Parlava con qualcuno, rideva, ma il suo sguardo… il suo sguardo scorreva tra i presenti con una dolcezza distratta. Poi incrociò il suo. Fu solo una frazione di secondo. Il tempo di un respiro. Ma Marc sentì le dita serrarsi sul bicchiere. Una sensazione fisica, quasi dolorosa, gli attraversò il petto. Come se una mano gelida gli avesse afferrato le costole dall’interno. — Chi è lei? chiese, con una voce più roca di quanto avrebbe voluto. Suo padre, Daniel, era accanto a lui. Seguì il suo sguardo. E il suo sorriso, fino a quel momento caldo, si irrigidì per un istante. — Brunette, rispose. La mia futura moglie. La parola cadde come una lama. Marc batté le palpebre, incredulo. L’immagine di sua madre, Éloïse, morta tre anni prima, gli attraversò la mente. Poi quella di quella sconosciuta, sorridente alla vita. Il contrasto era così violento da fargli salire la nausea. — Ti risposi? riuscì a dire, più a sé stesso che a suo padre. — Stasera. Tra un’ora. Volevo che tu ci fossi. Daniel gli posò una mano sulla spalla, un gesto paterno, rassicurante. Marc non lo sentì. Vedeva solo lei. Brunette. Il nome gli rimbombava nella testa come una melodia ossessiva. Il resto della cerimonia fu confuso. Marc strinse mani, pronunciò congratulazioni automatiche, ma i suoi occhi non si staccavano dalla sposa. Notava ogni dettaglio: il modo in cui si mordeva il labbro ascoltando i discorsi, come le dita sfioravano la collana di perle, la luce nei suoi occhi chiari quando rideva. Una luce morbida, quasi irreale, che sembrava irradiarsi da lei. La sera, nella grande casa di famiglia, il ricevimento era in pieno svolgimento. Marc restava in disparte, vicino alla vetrata, osservando gli invitati senza vederli. Il bicchiere vuoto gli penzolava tra le dita. Non pensava a nulla, se non al fatto che lei fosse lì, nella stessa stanza, a pochi metri. — Pensi troppo, Marc. Ti invecchia. La voce era dolce, leggermente roca. Si voltò. Brunette era davanti a lui, un bicchiere di champagne in mano. Aveva tolto il velo, lasciando scoperte le spalle e il collo. Un profumo sottile, tra fiori bianchi e vaniglia, gli arrivò addosso. — Io… auguri ancora, signora, disse lui con la voce strozzata. Lei rise, un suono cristallino ma senza crudeltà. — “Signora”? No. Chiamami Brunette. Sei mio figliastro, non un ospite. La parola “figliastro” gli colpì lo stomaco come uno schiaffo. Distolse lo sguardo, fissando la luce delle candele sulla tovaglia bianca. Ma il suo corpo non distoglieva nulla. Sentiva il suo calore attraverso la giacca. Sentiva la sua vicinanza. — Sei bellissima, stasera, disse lui senza pensare. Si morse l’interno della guancia, furioso con sé stesso. Ma lei non sembrò offesa. Al contrario, il suo sorriso si ampliò. — È gentile da parte tua. Daniel è fortunato ad avere un buon rapporto tra noi due. — Non ci conosciamo, obiettò lui. — Impareremo. Viviamo sotto lo stesso tetto, adesso. Lei alzò il bicchiere, brindando al suo bicchiere vuoto. Lui finse di bere, lo sguardo inchiodato alle sue labbra. Un segno di rossetto, una goccia di champagne all’angolo della bocca. Ebbe voglia di pulirla. Un desiderio così violento che dovette stringere i pugni. — Alla nostra futura complicità, mormorò lei. Poi si allontanò, raggiungendo Daniel che ballava al centro del salone. Marc rimase immobile, il bicchiere ancora in mano. La osservò muoversi tra le braccia di suo padre, il vestito che girava, i capelli che catturavano la luce. E capì, con una certezza glaciale, che era già perduto. Non era ammirazione. Non era semplice attrazione. Era fame. Un bisogno animale, irrazionale, che gli torceva le viscere. Voleva toccarla. Voleva sapere se la sua pelle fosse morbida, se il suo collo avesse profumo, se le sue mani fossero calde. Voleva sentirla pronunciare ancora il suo nome, in quel modo, come una carezza. La notte calò, gli invitati se ne andarono uno dopo l’altro. Daniel, stanco ma felice, salì a dormire. Marc vagò per la casa vuota, incapace di trovare il sonno. Passò davanti alla camera matrimoniale, la porta socchiusa. Sentì una risata soffocata, poi un sussurro. Il suo cuore si strinse. Si sedette in cucina, al buio. Solo. Con l’immagine di Brunette incisa a fuoco dietro le palpebre. Era assurdo. Era sbagliato. Era proibito. Ma non cambiava nulla. La fiamma non si spegneva, cresceva. Il giorno dopo Daniel partì presto per un viaggio di lavoro di tre giorni. Prima di uscire disse a Marc: — Occupati di lei, figlio mio. La casa è grande, si sentirebbe sola. Marc annuì, il volto chiuso. Guardò l’auto del padre allontanarsi. Poi rientrò. La casa gli sembrò improvvisamente immensa, piena di un silenzio nuovo. Salì a farsi una doccia. L’acqua fredda non cambiò nulla. Si vestì, scese e la cercò con lo sguardo. Era in giardino, in vestaglia, scalza sull’erba, con una tazza di caffè in mano. La luce dell’alba le illuminava le gambe, le braccia, la curva del collo scoperto. Si fermò sulla soglia, senza fiato. Lei si voltò, lo vide e sorrise. — Non dormi, Marc? È presto per uno studente. — Non ho chiuso occhio, rispose lui, con voce roca. Lei posò la tazza e si avvicinò. A due metri da lui si fermò. Lo guardò negli occhi. — Neanche io, confessò. Troppe emozioni.

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