“Sono D’Anton, il ravanello”, si presentò la pallottolina, stirandosi la radice e le foglioline nell’insensato tentativo di apparire più presentabile. Dall’altra parte nessuna risposta, neppure un movimento. “Mi spiace disturbarla. Chiedo soltanto un pochino del suo unguento…” Un altro passo avanti, un pezzetto in più d’oscurità che veniva a portarsi via il coraggio che gli era servito per penetrare in quel luogo malsano, dimenticato dagli dei. “Io sono il figlio della Mère Louise, la barbabietola. La prego, mia madre ha bisogno di muffa per restare un po’ più di tempo quaggiù, con me.” D’Anton stava quasi per cedere allo sconforto, e allontanarsi dalla oscura sagoma a mezzaluna, quando come dal nulla scoppiò il sibilo roco della banana: “Siete carini, voi, giovanotti. Piccolini, fre

