HELLO LONDON!

2216 Words
"I was there for you in your darkest times, I was there for you in your darkest nights. But I wonder where were you when I was at my worst, down on my knees." -Maroon 5. La vista è meravigliosa, ma la mia stanchezza è imbattibile, perciò dopo una decina di minuti dal decollo mi addormento sulla spalla di Luke. Comincio a svegliarmi ore dopo, e quando apro gli occhi trovo Luke ancora sveglio, con le sue inseparabili cuffiette. Consapevole di quanto ami ascoltare la musica, decido di non disturbarlo, e mi dedico a uno dei miei inseparabili libri. In questo io e Luke siamo molto diversi, lui ama la musica, e io la lettura, due mondi differenti, ma che entrambi amiamo. Perdendomi tra le righe di "Città di carta" di John Green non mi accorgo che siamo quasi arrivati, è Luke a farmelo notare, indicandomi il finestrino e dicendo: "Stiamo sorvolando Londra." E' allora che comincio a realizzare la situazione: sono ad un oceano di distanza da casa, sola con Luke, un sogno. Quando finalmente tocchiamo il suolo, l'ansia non fa che salire, e così continua la situazione fino al nostro arrivo al college. La struttura è immensa e meravigliosa, ma avremmo potuto perlustrarla in seguito, dobbiamo prima dirigerci in segreteria per ricevere informazioni sugli orari, le stanze, e tutto il resto. Attraversiamo l'enorme cortile che si trova all'entrata puntando verso gli uffici, ma qualcosa ci impedisce di proseguire, o meglio qualcuno. Momenti di completa serenità vengono interrotti dalla voce di un oca che chiama: "Luuuuuuuuke!" Vedo il ragazzo affianco a me correre verso la voce, per infine vederlo prendere in braccio una ragazza, Ashley. Cosa ci fa lei qui? Luke lo sapeva? E soprattutto se lo sapeva perché non me lo aveva detto? In quel momento giuro di aver sentito il mio cuore frantumarsi in mille pezzi, il rumore è stato assordante, ma inudibile alle orecchie delle due persone che ho difronte. Non emetto un suono, non una parola, a differenza di Ashley che vedo sussurrare qualcosa all'orecchio di Luke, e a giudicare dalla sua espressione, non sembra niente di buono, anzi. "Alice devo chiederti un favore." Sono le prime parole che Luke mi ha rivolto da quando siamo arrivati, e non so perché mi spaventano terribilmente. "Certo Luke, qualsiasi cosa sia sai che io ci sono." ,rispondo, è il mio migliore amico, farei di tutto per lui. "Ah bene allora...ti dispiacerebbe se io alloggiassi in stanza con Ashley? Ci facciamo dare delle stanze vicine magari, tanto comunque ci vediamo ogni giorno alle lezioni." E' come se avesse appena calpestato i cocci del cuore che mi aveva rotto poco prima, o come una pugnalata al fegato, o come un pugno sul naso. Non posso crederci, come può chiedermi questo, sapendo che Londra con lui, è tutto ciò che desidero? Come può distruggere i miei sogni per una biondina che ha conosciuto solo due giorni fa? Come?! Dirgli di no sarebbe stato inutile, perché adesso so che preferisce rimanere con lei, quindi che senso ha costringerlo a rimanere con me? In questo momento sono ferita, ma allo stesso tempo furiosa, e così per la prima volta decido di mostrare a Luke, una Alice che non ha mai visto. "Caro Luke, ero venuta qui a Londra con te perché sognavo una vita migliore, ma dal momento che tu non vuoi rientrare in tutto questo, non permetterò ne a te ne a nessun'altro di mettermi i bastoni fra le ruote, non questa volta. Senza che io continui ad annoiarti, il succo è questo: sta' pure in camera con chi ti pare e spera di trovare un'amica migliore di quella che hai avuto, perché è quello che spero tanto anche io." Pronunciate quelle parole, decido di non godermi neanche la faccia di Luke, e me ne vado trascinando le mie valige con me. Arrivata in segreteria chiedo informazioni, e solo in quel momento mi pongo una domanda a cui avrei dovuto pensare prima. Con chi sarò in stanza adesso? Probabilmente con qualcuno che è venuto con Ashley, visto che i numeri delle stanze, da come ho capito, sono terminati. La dolce anziana che siede dietro la scrivania si limita a assegnarmi il numero della stanza e non mi parla affatto di un'eventuale altra persona. Ancora distrutta e scioccata, torno in cortile puntando questa volta, verso la direzione in cui c'erano i dormitori. Scelgo il mio corridoio, fino ad arrivare all'ultima stanza del piano, la mia, la 315. Camminando spero solo, che la mia eventuale compagna di stanza non sia una papera come Ashley, non avrei retto un anno, una delle due si sarebbe trasferita in cortile, e una di quelle due non potevo di certo essere io. Infilo la chiave, la giro e apro la porta. La stanza è piuttosto accogliente, non troppo grande ma neanche un buco, e la prima cosa che noto è una valigia aperta, ai piedi del letto con tutti i vestiti al suo interno sparsi per la stanza. Se non altro non è una perfettina del cazzo. I miei occhi cercano la proprietaria di quella valigia nella stanza, ma non la trovano, realizzo che forse è uscita. Per la stanchezza mi butto sul letto, chiudendo prima la porta ovviamente, e abbandonando la mia valigia al suo destino, sul pavimento. Non appena chiudo gli occhi, per godermi quel momento sento una porta spalancarsi, quella del bagno, e una divinità fa la sua comparsa nella stanza. Un ragazzo, ed evidenzio la o finale, con solo un asciugamano alla vita, esce da quella porta. Il mio cuore ha smesso di battere, troppi traumi in una sola mezz'ora. "Vacci piano, così mi sciupi." Quella voce. L'ho già sentita, e quando finalmente i nostri sguardi si incrociano, entrambi rimaniamo senza parole, o quasi. "Hey ma tu sei quello stronzo della festa? Che diavolo ci fai nella mia stanza?!" "Si dia il caso che questa è la MIA stanza, e che se c'è una stronza qui, quella sia tu!" ,risponde lui. "Non ci posso credere prima Ashley e adesso questo, cos'altro potrà mai succedere?" ,mi lascio sfuggire in preda ad uno sfogo personale. "Ah così tu saresti l'amichetta di Luke, anche lui ha scaricato te, come ha fatto la mia Ashley?!" ,dice con un velo di rabbia. Un momento, la sua Ashley? "Come sarebbe a dire la tua Ashley? State insieme? Corro a dirlo a Luke!" ,dico correndo verso la porta, senza rendermi conto di ciò che sto facendo. "Hey dove credi di andare? Io e lei non stiamo insieme, lei era solo la mia migliore amica, prima che mi abbandonasse per quell'idiota del tuo amichetto." ,sbotta prima che io possa uscire. A quelle parole rabbrividisco. Anche lui è qui perché è stato abbandonato dalla sua migliore amica? Siamo entrambi vittime della stessa situazione? Che deve essere il fato, mi ha fatto rincontrare l'idiota del Mojito, a Londra, lontanissimo da Detroit, nella mia stessa stanza di college, come me, appena scaricato dalla propria migliore amica. In questo momento non trovo nulla da dire, niente per replicare, e non è da me. Mi giro, poiché sono ancora sulla porta e lo guardo, pessima idea. "Potresti mettere qualcosa addosso almeno?" ,dico coprendomi gli occhi con una mano. Non posso guardarlo ancora in quelle condizioni, altrimenti parlarci sarebbe impossibile. "Non sono mica nudo! E comunque strano, sei la prima ragazza che mi chiede di vestirmi..." ,risponde con una voce roca e terribilmente sensuale. "Beh c'è sempre una prima volta no? E poi non preoccuparti sarà anche l'ultima, chiederò subito di cambiare stanza." ,rispondo ancora con la mano in faccia, sembro un'idiota. "Puoi togliere quella dannata mano?! Guarda che rifarti gli occhi non ti farebbe male! Ah e comunque va' pure a chiedere di cambiare stanza, ma a mio parere non troverai mai un compagno di stanza migliore di me." Eh mica ha torto! Uno strafigo del genere dove lo trovi? Dico ma lo avete visto? "A mio parere invece non sarà difficile." ,dico uscendo e chiudendomi la porta alle spalle. Wow, ma sbaglio o in quella stanza fa dannatamente caldo? Mentre cerco di riprendermi dallo shock appena subito, eccone in arrivo un altro. In fondo al corridoio Luke ed Ashley tenendosi per mano, puntano nella mia direzione. Ma quando avrà fine questa giornata? Ancora una volta mi faccio forza e cammino verso la loro direzione, la stessa dell'uscita, e non appena mi avvicino a loro Luke pronuncia: "Alice...". Io però lo ignoro del tutto, continuando a camminare dritta davanti a me senza degnare di uno sguardo nessuno dei due. Sono fiera di me stessa. Torno di nuovo agli uffici delle informazioni e ritrovo la signora di prima: "Cosa posso fare ancora per te signorina?" Che dolcezza che emana quella donna, è incredibile. "La ringrazio per l'attenzione, vorrei sapere se è possibile cambiare stanza." ,chiedo con speranza, dal momento che è tutto ciò che mi rimane. "Oh signorina mi dispiace tanto, ma purtroppo le stanze sono già tutte occupate e sistemate, non si possono apportare modifiche." ,risponde l'anziana signora, frantumando anche la mia ultima possibilità di salvezza. "Ah la ringrazio lo stesso, arrivederci, e buona giornata." ,dico per poi tornare in quella che adesso è per obbligo camera mia. Aprendo la porta, per poco non svengo sul colpo, quel Dio è ancora mezzo nudo, con addosso solo i boxer. "Sei ancora in queste condizioni? Ma non hai vergogna?!" ,dico irritata. Non posso rischiare un orgasmo ogni volta che apro la porta. In certi casi la franchezza è d'obbligo. "Visto che non sei riuscita a trovare un compagno migliore di me?" Non avevo dubbi mio caro. "A dire il vero, non mi hanno dato l'opportunità di cercarlo, perché le stanze sono già tutte occupate." ,dico appoggiando di nuovo i bagagli sul pavimento e buttandomi sul letto. "Si si tutte scuse. Comunque i nostri amichetti hanno la stanza qui difronte." ,dice cambiando tono di voce. "E quindi?" "E quindi non credo che dormiremo questa notte, a causa dei loro schiamazzi." Oh Dio, la sola idea che Luke vada a letto con qualcuna mi fa stare male, ma poi saperlo con Ashley è qualcosa di orribile. "Tu credi che loro..." ,provo a dire senza terminare la frase. "Io non credo, io sono certo che scoperanno, ammesso che non lo stiano già facendo. Conosco Ashley e non è facile resisterle." Quando pronuncia l'ultima frase, abbassa d'istinto lo sguardo, quasi come se la cosa desse fastidio anche a lui, e forse è così, ma preferisco non fare domande. Per un attimo il silenzio regna sovrano nella stanza. "Non mi hai ancora detto come ti chiami." ,dice infine. "Il mio nome è Alice, Alice Evans." "Il mio è Wyatt Miller, ma per te va bene anche –il ragazzo del mojito-" ,dice ridendo. Quel sorriso, dovrebbe essere illegale. Ammazza. "Beh caro ragazzo del mojito, ti informo che dal momento che saremo costretti a convivere nella stessa stanza, ci saranno delle regole da rispettare." ,dico mettendomi seduta. Lui fa lo stesso. Sembra annuire, in quel momento mi accorgo che ha almeno avuto la decenza di indossare dei pantaloni. "Sarebbero queste regole?" ,dice mordendosi il labbro. Okay ora gli salto addosso, non resisto. Deglutisco. "Sarebbero che ad esempio, tu dovresti...ehm..." "Io dovrei?" ,dice avvicinandosi pericolosamente, con una voce che mi sta sciogliendo letteralmente. Devo riprendere il controllo, ma è troppo vicino a me. "Tu dovresti innanzi tutto non farti trovare mezzo nudo, non lasciare la tua roba sparsa per la stanza come è adesso, non toccare la mia roba, e soprattutto starmi lontano." ,dico decisa cercando di sottrarmi a lui, che era quasi sopra di me. Lui me lo impedisce, tirandomi a sé e mettendosi sopra di me. "Partiamo dal presupposto che non sei tu a dare gli ordini, e poi, ti informo che io andrò in giro anche nudo se ne avrò voglia, svuoterò la mia valigia sul tuo letto se mi sembrerà necessario, frugherò nella tua se mi andrà di farlo, e soprattutto sappi che avvicinarmi, non sarà la sola cosa che farò, cara Alice." ,sussurra tutto questo al mio orecchio, provocandomi dei brividi in tutto il corpo, senza neanche toccarmi. Impressionante l'effetto che ha su di me. "Vedremo." Non so con quale forza sono riuscita a lanciare quella provocazione, ma appena lanciata mi alzo ed entro nel bagno per farmi una doccia, lasciando Wyatt visibilmente frustrato sul letto. Mi spoglio in fretta ed entro nella doccia assicurandomi di avere qualcosa per coprirmi una volta uscita. Mi faccio una doccia bollente e super rilassante, e per un attimo i problemi sembrarono scendere nello scarico insieme all'acqua. Esco, afferro l'accappatoio e esco anche dal bagno, trovando Wyatt completamente vestito sul letto intento a guardare quel minuscolo televisore che abbiamo in camera. Cerco di estrarre dalla valigia l'intimo e il pigiama senza farmi notare e torno in bagno per vestirmi. Per fortuna credo che Wyatt non si sia accorto di me, perciò vestita esco nuovamente dal bagno. "Carino il pigiama, ma preferisco l'accappatoio." Come poteva avermi visto, se non aveva neanche voltato la testa quando ero uscita? "Peccato che sia io a dover decidere cosa indossare." ,dico con tono ironico. "Peccato si!" Decido di usare le mie ultime energie per sistemare la mia roba negli armadi e cassetti a mia disposizione, dopodiché mi dedico alla mia solita lettura, fino ad addormentarmi.
Free reading for new users
Scan code to download app
Facebookexpand_more
  • author-avatar
    Writer
  • chap_listContents
  • likeADD