LAST DAY IN DETROIT.

1804 Words
"So wake me up when it's all over. When I'm wiser and I'm older. All this time I was finding myself, and I didn't know I was lost." -AVICII. Quando riapro gli occhi, sono le già le undici del mattino, e questa volta la mia stanza non è piena di luce come nel giorno precedente, ma di buio, causato dalla finestra completamente chiusa. Inoltre a svegliarmi non è stato Luke, ma il mal di testa che da ieri sera non ha smesso di tormentarmi. Devo ammettere che la differenza è abissale. A fatica decido di alzarmi, vado in cucina per fare colazione, e per la prima volta sono grata di avere dei genitori assenti, dal momento che difficilmente avrei tollerato alcun tipo di rumore in quelle condizioni. Mi preparo del succo di arancia, sperando che mi sia d'aiuto con la sbornia, a mi affaccio alla veranda sorseggiandolo. Cerco di non pensare alla merda della sera precedente, concentrandomi invece su ciò che di positivo mi attende, Londra. Quando ieri ho detto a mia madre del college, mi aveva risposto con un: "Buon per te, buon per noi." Ecco come smentire chi dice che ogni madre ama suo figlia/o. Nonostante la loro brutalità quelle parole non mi hanno ferito affatto, sia perché ad un trattamento del genere sono abituata da anni, sia perché anche io non vedo l'ora di non averli più trai piedi. Prendo il cellular... ehm il rottame, e creo un gruppo su w******p con tutte le mie amiche, per avvisare contemporaneamente tutte della mia partenza, e insieme decidiamo di vederci sta sera al Dubliners, un pub in città che frequentiamo piuttosto spesso, per condividere la nostra solita birra, che ben presto sarebbe diventata l'ultima. Nonostante sono certa che un po' sentirò la loro mancanza, ciò non mi importa, non tornerò a trovarle, mai, non a Detroit. Guardando l'ora, mi accorgo che è mezzogiorno, così mi preparo un panino, in modo da evitare di pranzare poi con i miei genitori, e corro di sopra a preparare la valigia. Non appena comincio a selezionare i vestiti, mi arriva un messaggio: "La stai preparando anche tu, non è così?" ,è di Luke ovviamente. E' da ieri notte che non ci sentiamo, e non abbiamo parlato per niente per tutto il giorno. Non so come comportarmi visto l'accaduto, ma alla fine non posso essere arrabbiata con lui per quanto lo voglia, io non sono nessuno per dirgli di non frequentare qualcuno, purtroppo. "Mi conosci bene e lo dimostri sempre, amico. ;)" ,Dio che dolore quell'ultima parola, giuro di averlo sentito. "Sta sera non ci vediamo, ho da fare..." ,risponde, e conoscendolo sono certa che abbia messo quei puntini di sospensione come segno di -Non chiedermi perché ti prego-. Ma conoscendomi anche lui, avrebbe dovuto aspettarsi la mia risposta: "Uh anche io ho da fare, vado al Dubliners con Steffy e le altre...tu?" Fatti sotto. "Io mi vedo con Ashley." ,scrive. Okay questo ha fatto davvero male, peggio dell'-amico- di prima. "Ah beh Luke sono felice per te, ma ti sconsiglio di darle false speranze, non la rivedrai più se non tra qualche anno, ammesso che tu voglia tornare." ,scriverlo è più forte di me, so che non sono affari miei ma mi sento in dovere di farglielo notare. Ho ragione dopo tutto. "Lo so, infatti mi vedo per dirglielo e per salutarla." ,scrive lui e immagino di sentire la sua voce pronunciare quelle parole. Forse si sta chiedendo come mai gli ho consigliato ciò che ho scritto nel messaggio. Oh al diavolo, quanti complessi che mi faccio, non mi ha chiesto niente quindi non vuole chiedermi niente. Stop. "Okay." ,mi limito a scrivere, convinta. Continuo a preparare la valigia, non saltando nulla di ciò che ho. Qualsiasi cosa di mio in questa casa deve sparire, questo continuo a ripetermi. Finito di preparare tutto, vado a fare una doccia veloce, indosso un jeans aderente, una maglietta rigorosamente nera, e lascio i miei castani capelli lisci, sciolti. Il colore è l'unica cosa che amo dei miei capelli, danno un bell'effetto in contrasto con i miei occhi chiari. Indosso infine un paio di vans, le mie preferite, casualmente nere anch'esse, e esco avvisando le altre. Dopo un paio d'ore passate a ridere, spettegolare e ricordare i vecchi tempi, decido di andare, il giorno dopo mi sarei dovuta alzare presto, non posso permettermi di fare tardi. Saluto tutte con un caldo abbraccio, assaporando quel momento, che so che insieme a tutti quelli passati con loro, mi mancherà. Steffy indubbiamente è quella che mi mancherà di più, oltre a Luke, lei è l'unica su cui ho potuto contare, anche se non sa tutto di me, si è sempre comportata da vera amica. "Addio ragazze, mi mancherete tutte." ,dico uscendo. Sblocco il telefono, sperando in un messaggio di Luke, ma nulla. Il fatto che non mi abbia scritto è strano almeno quanto il fatto che io abbia appena chiamato ciò che stringo tra le mani "telefono" e non "rottame". Forse sarà impegnato a parlare con Ashley, meglio non disturbare. Il tutto mi pare comunque sospetto. Torno a casa, e aprendo la porta noto i miei seduti al tavolo, che si fissano senza parlare. "Buonasera." ,dico per educazione, nonostante il loro menefreghismo nei miei confronti, quella non mi è mai mancata. "Ciao Alice, siediti un attimo." ,dice mio padre guardandomi. Ubbidisco. "Io e tua madre dobbiamo parlarti." , continua. Annuisco invitandolo a continuare. "Sappiamo che da noi non ti aspetteresti mai una cosa del genere, ma ci sentiamo in dovere di farlo." ,dice allungando sul tavolo una bustina bianca. "Questi sono per te, ne avrai bisogno, non sono tantissimi, ma per cominciare sono anche abbastanza, tanto lì non dovrai pagare l'affitto, è tutto compreso nell'iscrizione, alla quale come sai abbiamo già pensato noi." Apro la busta e non posso fare a meno di rimanere a bocca aperta. Come ho detto i soldi non ci sono mai mancati, ma se mio padre considera pochi 8.000 dollari allora ne abbiamo più di quanto pensassi. "Ma papà io..." ,provo a dire ancora scioccata. "Tu niente, ti serviranno. Non crediamo affatto che rimarrai chiusa nella tua stanza tutti i giorni, dovrai anche uscire un po', e questi soldi ti faranno comodo. Alice noi non siamo dei buoni genitori, a causa dei nostri vizi, del nostro comportamento, e per tante altre cose di cui tu sei pienamente consapevole, ma sei altrettanto consapevole che di materiale, non ti abbiamo mai fatto mancare nulla, e non lo faremo adesso che ci lasci per sempre." ,dice infine abbassando lo sguardo, sembrando quasi dispiaciuto. Loro sanno. Hanno capito che non sarei tornata, anche se farlo non era impossibile, vista la situazione. Nonostante tutto, non riesco a rispondere, ritengo sia meglio rimanere in silenzio. "Ah e non dimenticare ovviamente di studiare sempre, perché il college non è gratis, e anche di fare attenzione e di comportarti bene, come hai sempre fatto nonostante tutto." ,dice mia madre ad un tratto, aggiungendosi alla conversazione. "Lo farò, e grazie." ,mi limito. "Ora va' a dormire domani dovrai alzarti presto." ,continua. "Possiamo accompagnarti noi?" ,aggiunge mio padre. E nonostante la situazione stia diventando davvero surreale, mi limito a rispondere con un: "Certo." Salgo di sopra e passo quasi tutta la notte a riflettere su tutto quello che è appena successo al piano di sotto, una roba incredibile. Per anni hanno fatto finta che non io esistessi, e l'ultima notte che sarei stata con loro, hanno fatto tutto questo per me. L'alcool avrà dato loro alla testa, non c'è altra spiegazione. Quando finalmente riesco a scacciare dalla mia mente quei pensieri addormentandomi, il cellulare squilla. "American Idiot" dei Green Day uccide violentemente i miei timpani, costringendomi a rispondere. Allungando un braccio, lasciandolo ricadere bruscamente sul comodino, afferro il cellulare e rispondo. E' Luke. "Ehi Alice sveglia! Sono le 05:00 tra un'ora dobbiamo essere lì." "Ah ma allora non sei morto ieri?" ,chiedo sarcastica. Quando serve sono davvero intrattabile, soprattutto appena sveglia. "Ehm io ero impegnato, e non ho avuto tempo...comunque dai forza vengo a prenderti tra mezz'ora." "Oh no, non ce n'è bisogno, mi accompagnano i miei." "COSA? Andiamo, capisco che tu ti sia appena svegliata, ma vacci piano con le cazzate." ,dice ridendo. "Luke sono seria, si sono offerti loro di farlo. Ci vediamo lì." "Ah...beh okay allora, a presto, sii puntuale, e mi raccomando per qualsiasi cosa chiamami." "Luke non sono una bambina, so cavarmela, l'ho fatto per diciassette anni, e posso farlo anche adesso." "Già hai ragione. Allora...ci vediamo lì, ciao." "Ciao" ,riaggancio. So che si preoccupa soltanto per me, ma alle volte è troppo, e deve capirlo. Mi alzo, ringrazio Dio di aver passato la piastra ieri ai capelli, che hanno mantenuto abbastanza bene, mi infilo un jeggins grigio scuro e un maglioncino bianco molto largo. Questa mattina è piuttosto freddo rispetto ai giorni precedenti , e a Londra sarebbe stato peggio,dal momento che è risaputo che lì il tempo non è dei migliori. Amate converse bianche e via, al piano di sotto. I miei sono lì ad aspettarmi. Mio padre carica i bagagli nel cofano e io e mia madre cominciamo a salire in macchina. Mio padre in breve ci raggiunge e partiamo, siamo in perfetto orario. In quel momento sembriamo una famiglia comune e felice. Quanto avrei voluto che fosse stato sempre così. La mia tristezza mattutina sparisce alla vista dell'aeroporto. Tra me e il posto, è amore a prima vista, viaggiare mi ha sempre affascinato. Entriamo nell'edificio e dopo un paio di minuti individuo Luke anche lui lì con i genitori. Ci veniamo incontro, scortati dai nostri, che preoccupati ci seguono come guardie del corpo, temono che possiamo perderci in un posto così grande e affollato. E hanno perfettamente ragione. E' bello vedere i miei genitori preoccuparsi per me, significa che forse un po', nel profondo ci tengono a me e che forse abbiano pensato di poter sentire la mia mancanza. Ma che sto dicendo? Sarà una farsa per non sfigurare con la famiglia di Luke. Quando la voce meccanica chiama il nostro volo, salto in aria. Saluto i miei genitori con un abbraccio, sono anni che non ne ricevevo uno, e con un bacio quelli di Luke, per poi dirigermi con lui in direzione della nostra nuova vita. Luke è molto turbato, direi quasi diverso, sarà forse l'ansia di partire a renderlo così? Chissà, non ho mai viaggiato con lui, non posso saperlo. Saliamo in aereo, dopo i controlli, e ci accomodiamo ai nostri posti. Non sono mai stata così felice in vita mia, è il momento che aspetto da sempre. Fanculo Detroit! L'aereo comincia decollare, e la vista che mostra una volta in cielo, è a dir poco mozzafiato. "Alice c'è una cosa che devo dirti." "Shhhh Luke e guarda che meraviglia!" Non voglio che nulla rovini questo momento, nulla.
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