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Gennaio 1994
La via della scuola era sempre molto trafficata a quell’ora. La spruzzata di neve, caduta durante la notte, aveva reso l’asfalto una lastra di ghiaccio che a stento rifletteva la luce di un pallido sole. Il cielo color dell’ovatta pareva perlescente, un ammasso di nubi bianche, foriere di un’altra nevicata. La ragazza camminava a passo spedito, stando comunque attenta a non scivolare, i piedi racchiusi in un paio di stivali impermeabili imbottiti di pelo, alti fino a metà polpaccio. La suola a carrarmato rendeva sicuro il suo passo. Con lo zaino rosso sulle spalle, seguiva la scia degli studenti che si avviavano alla fermata dell’autobus. Ogni tanto, il suo sguardo si soffermava a osservare i compagni. Qualche ragazzo si attardava a raccogliere la neve dai muretti di recinzione delle case, la appallottolava e la lanciava a quelli che camminavano davanti a lui. Alcuni si divertivano a infilarla nel colletto della giacca dell’amico che aveva vicino.
“Idioti!”, pensava. Istintivamente, strinse con le mani fasciate nelle muffole di lana il colletto del giaccone, chissà mai che fosse venuto in mente a qualche cretino di farlo anche con lei.
Una signora anziana camminava sul marciapiede, rasente il muro di cinta di una villa, tenendosi salda con la mano guantata, per timore di scivolare. Nell’altra teneva una borsa della spesa, dalla quale faceva capolino la tipica carta per alimenti che si usa per avvolgere il pane. Si leggeva una parte della scritta PANETTERIA... OLI. Il sacchetto doveva essere stato aperto e richiuso alla bell’e meglio. La ragazza immaginò un panino mezzo spezzato all’interno della confezione. Provò un certo languore. Quella mattina aveva scordato la merenda a casa e non era riuscita a rimediare dai compagni nemmeno un cracker. Pensare che lei offriva sempre parte della sua focaccia o della pizzetta che sua madre le lasciava accanto alla colazione perché la mettesse in cartella. A ripensarci, ancora le venivano i crampi allo stomaco per il nervoso. O forse era la fame?
A un tratto, la signora perse la presa e scivolò. I suoi piedi cominciarono a slittare sul ghiaccio e l’equilibrio la abbandonò. Cadde rovinosamente a terra, pestando una clamorosa culata sull’asfalto gelato tra le risa divertite degli studenti. Nessuno di quelli che le passavano accanto si fermò ad aiutarla a rialzarsi. L’anziana rimase seduta a lagnarsi per il dolore, la borsa della spesa sfuggita di mano giaceva poco più in là, il cartone del latte rotolato sulla strada, il sacchetto del pane aperto e qualche panino fuori.
“Stupidi, imbecilli!”, la ragazza pensò di tutti i suoi compagni che ridevano. Si affrettò a raggiungere la signora.
«Si è fatta male?», domandò, chinandosi su di lei.
L’anziana sollevò lo sguardo ceruleo e si sistemò il cappello di lana, scivolato di sbieco. «Temo di sì», rispose. «Ho paura di essermi rotta qualcosa». Doveva avere suppergiù una settantina d’anni. Aveva gli occhi spaventati e le tremava il labbro, mentre parlava. La ragazza si chiese se fosse più per il dolore o per l’umiliazione nell’essere così vergognosamente derisa da quella masnada di ragazzotti maleducati. «Mi dia la mano, l’aiuto ad alzarsi», si offrì. Per una presa migliore, sfilò la muffola della destra, scoprendo una pelle arrossata dal freddo come la punta del naso e le guance leggermente paffute. I suoi occhi nocciola si rifletterono nello sguardo della donna che si affidò a lei docilmente. Sfilò a sua volta il guanto e afferrò la mano protesa. La donna si mise in piedi, tremolando un po’ sulle ginocchia. Ripulì il piumino dalla neve e si massaggiò il sedere.
«Come va? Ce la fa a camminare?».
L’anziana provò a muovere qualche passo, afferrandole il polso. «Credo di sì», rispose. «Mi sembra sia tutto a posto».
La ragazza le sorrise, poi si chinò a raccogliere da terra la borsa della spesa e ci rimise dentro il pane e il latte. Gliela porse. «Qualche panino si è salvato», annunciò.
La signora prese la borsa, ricambiò il sorriso e la ringraziò. Poi riprese la sua strada, camminando un po’ dinoccolata.
Correndo in direzione della provinciale, la ragazza non si accorse della Ford Fiesta blu che procedeva a passo d’uomo, tenendosi a una distanza di circa cinquanta/sessanta metri dal gruppetto. Non si accorse nemmeno dell’individuo che, dall’interno della vettura, già da qualche minuto la osservava insistentemente.
L’autobus comparve in lontananza, si avvicinò e sostò aprendo le porte con un rumore simile al soffio di uno stantuffo. La ragazza e altre due amiche si apprestarono a salire i gradini e farsi largo tra la ressa degli studenti. Il conducente pigiò il pulsante e le porte si chiusero con lo stesso rumore con il quale si erano aperte e riprese la marcia, direzione La Rasa.
L’ultima immagine che i compagni rimasti a terra videro fu quella dello zaino rosso, attraverso i vetri appannati dal fondo del bus. La stessa che vedeva il guidatore della Ford Fiesta che seguiva il mezzo a distanza di sicurezza.