Capitolo 1

1514 Words
Capitolo 1“Se soltanto ieri me l’avessero detto...”. Nel pronunciare quella mezza frase l’umore di Marisa si scoprì come un raggio di sole filtrato in una stanza buia: similitudine che ben si addiceva ai canoni di comunicazione famigliare – spesso da decifrare con opportuni codici comportamentali – di casa Vitale. Del resto, il marito sulla reazione che avrebbe avuto la moglie un po’ ci contava; in fondo, ancora non aveva deciso se dire di sì a una certa proposta giuntagli da un pezzo grosso dell’Arma, un colonnello di cui tutto si poteva dire tranne che fosse ostile al maresciallo aiutante (recentemente autorizzato a fregiarsi delle mostrine di luogotenente) Sebastiano di nome, Vitale di cognome. Preso in contropiede, dal momento che si aspettava una reazione di diniego, l’uomo si trovò spiazzato. A quel punto non aveva scuse, tanto meno la tartufesca giustificazione di rispondere: mi dispiace, ma mia moglie... Eh sì. Con l’alibi del non voler creare malumori in famiglia, per non dire apertamente di no, altre volte s’era salvato in corner anche a costo di non eccelse figure come quella del coniuge sottomesso e incapace di assumere decisioni in proprio: non sicuramente l’immagine del severo tutore dell’ordine che non guarda in faccia nessuno. A proposito, sul modo specifico di dire c’era stata una mezza discussione fra le mura domestiche: faccia nessuno oppure faccia a nessuno, con la a o senza la a. Marisa sosteneva che l’aggiunta della vocale faceva tarun, come dire eloquio meridionalista. E detto da lei, piemontese purosangue, suonava come una specie di accusa visto che il complesso del meridionale, nonostante decenni di residenza al Nord, a Sebastiano ancora non era passato. L’accento inconfondibile gli era rimasto, pur temperato da alcune locuzioni schiettamente piemontesi, di quella parte almeno di regione nella quale i due avevano vissuto negli ultimi vent’anni, tra una Stazione e l’altra nella quale dapprima come brigadiere in seguito coi gradi di maresciallo Sebastiano aveva ottenuto il comando. Vabbè, a ’sto punto inutile tirarla alle lunghe col rischio di annoiare il lettore e soprattutto la lettrice: casomai dei trascorsi più o meno recenti della coppia se ne potrà parlare in seguito. Al momento basti sapere che il tale colonnello, senza tanti giri di parole, gli aveva proposto (a dire il vero più che proposta sembrava un ordine al quale sarebbe stato difficile rispondere di no) d’aspettare ancora un po’ prima di appendere la divisa nell’armadio con tanto di naftalina. La domanda di pensione con tutti i crismi dell’ufficialità era stata inoltrata, ma non ancora approvata dai Comandi. Nel frattempo il luogotenente avrebbe potuto allungare (seppur di poco e con i dovuti emolumenti straordinari e riconoscimenti di carriera) il servizio, con ciò facendo un grosso favore addirittura all’Arma... Proprio così, nientemeno che alla Benemerita. Questa poi... Casuale oppure studiata conoscendo il carattere di Vitale, la stoccata andava dritta filata all’integerrimo senso dell’onore e dell’appartenenza maturato in anni e anni di onorato servizio. In ogni caso, come dire di no; sarebbe stato né più né meno che un affronto, perlomeno un immeritato gesto di ingratitudine nei confronti d’un datore di lavoro che non solo gli aveva consentito di campare (pur senza scialare), ma anche di fregiarsi di una prestigiosa divisa. Almeno, così lui la pensava. “Ma se non altro mi puoi dire – o è un segreto di Stato – dove dovresti andare...”. “A Borgo Briantino; sembrerebbe in Lombardia. Di preciso non so nemmeno dov’è”. Bugiardo! Figurarsi se, non appena interrotta la telefonata col superiore, non fosse andato a consultare la cartina dell’Italia settentrionale. Fra Como e Lecco, il circoletto del Comune spiccava come un pallino fra i cangianti colori di pianura e rilievi a ridosso del Lago coi due rami. Al sentire la località, l’espressione contrariata di Marisa, dovuta alla notizia che scombussolava i suoi piani di massaia organizzatrice alle prese con bagagli e traslochi, si attenuò. Ne fecero fede le sue parole: “Sono posti che ho sempre immaginati, ma che non ho mai visti”. Subito dopo, alla sua mente riaffiorarono i nomi di Renzo e Lucia, con don Abbondio e Innominato di contorno. “Ma da quelle parti non c’è Monza?”. Il personaggio della Monaca le aveva sempre destato uno stato d’animo a metà fra ammirazione e sgomento. Sebastiano cercò di cogliere l’occasione: “Allora dico di sì?”. Marisa non obiettò. Più affermazione di così... Diversamente, apriti cielo! Si limitò peraltro a dire: “Ma è sempre quel colonnello dell’altra volta? Possibile che non abbiano nessun’altro sotto mano oltre a te. Prima ti mandano in quel luogo sperduto dell’alessandrino... Adesso... Quando conti di partire?”. Sebastiano, a dire il vero, aveva inoltrato la domanda senza troppa convinzione; anzi, perfino con qualche ritrosia. S’era infine deciso dopo che, parlando fra colleghi, qualcuno aveva avanzato l’ipotesi che stante i chiari di luna della attuale politica di austerità non solo l’importo delle pensioni sarebbe stato più magro, ma che addirittura si sarebbe alzata l’età pensionabile. Uno dei commenti sbrigativi che aveva colto era stato: sai che ti dico, pochi maledetti ma subito... Il timore che qualche leggina varata all’ultimo momento potesse vanificare il diritto sacrosanto di andarsene in pensione quando a uno pare e piace lo aveva infine fatto decidere. A Marisa aveva mostrato la busta indirizzata all’Ufficio Personale del Ministero; l’aveva sventolata a mo’ di ventaglio, come se ci volesse giocherellare. Lei non si fece incantare: “È inutile che fai finta di niente. Come se non ti conoscessi...”. Vitale ricordava ancora quei precisi momenti, quando – alcuni giorni dopo – con aria pensierosa si faceva aria con il rapporto scritto contenente le modalità del rinvenimento di una donna morta, con ogni probabilità assassinata come faceva intendere il primo esame del medico di base di Borgo Briantino chiamato in seguito alla segnalazione di un passante che di buon mattino si recava al lavoro. Così, tanto per gradire... Marisa stava facendo la valigia. “Questo sì, questo magari no...”. E fortuna che non doveva mettere troppa roba, giusto il necessario per due o tre cambi, almeno secondo le consuetudini di casa Vitale. La dolce metà di Sebastiano ci stava attenta, giusto per poi non sentirsi dire: Ma che ci hai messo... pesa un quintale. Parole già sentite, salvo poi essere smentite da contraddittori rimproveri per aver dimenticato questo o quell’altro. Ed erano le volte che in casa volavano accidenti neanche tanto metaforici, ovviamente più nella forma che nella sostanza. In casa i libri non trovavano tanto posto; né in valigia né nella striminzita scaffalatura sistemata in uno sgabuzzino ricavato nell’alloggio del maresciallo, al piano di sopra della Stazione Carabinieri. Immaginarsi quindi la sorpresa di Marisa nel trovarsi fra le mani una pubblicazione che a prima vista non sembrava neanche troppo recente; anzi proprio per niente, come evidenziava la copertina ingiallita e la data impressa dallo stampatore: 1903. Senza occhiali per vedere da vicino sotto mano, mise a fuoco i caratteri più evidenti del titolo: Personaggi e melodie nella Carmen di Bizet, edizioni... Fece mente locale: no, quelle pagine con rilegatura ormai in sfacelo non provenivano dalla peraltro non ricca collezione che si era portata dietro dalla casa materna: in pratica soltanto libri di scuola più qualche romanzo di autori langaroli come Pavese e Fenoglio. Già era sorprendente la presenza di un libro nelle cose ‘segrete’ di Seba, oltre tutto d’un genere tutto particolare come l’opera lirica. Ancor più mirabolante la dedica scritta con grafia svolazzante, come usava una volta fra persone colte: “A Sebastiano affinché non dimentichi l’incommensurabile lezione della grande musica. Firmato don Liborio”. “Liborio, Liborio, il nome non mi è nuovo. Sarà mica il parroco del paese di Seba? Una volta ogni tanto ne parlava...”. Incerta sul da farsi, Marisa mise comunque in valigia. Chi sa mai che al marito non saltasse la voglia di rileggerlo. “Ora che ci penso... Sebastiano non ha mai nascosto la sua passione per la lirica. Qualche volta mi ha persino portata all’Opera. Che palle... Ore e ore seduta ad ascoltare tenori e soprani a gorgheggiare, senza neanche capire le parole. E alla fine pure ad applaudire...”. Marisa strologava con se stessa, non sapendo peraltro che Sebastiano aveva non solo la passione dell’opera, ma addirittura in anni giovanili era stato strumentista, come dire che suonava uno strumento musicale Quale? Al tempo... La Stazione Arma di Borgo Briantino non era molto diversa dalle altre che aveva conosciute nella sua pluriennale carriera di carabiniere. Da quando era maresciallo aveva potuto usufruire dell’alloggio che solitamente viene destinato al comandante di Stazione, anche se per la verità non tutte le sedi sono attrezzate per ospitare reggenti con famiglia. Per quanto riguardava i figli, Vitale non aveva di sicuro problemi di alloggiamento, per il semplice motivo che la sua famiglia non superava i due componenti. Per caso o a ragion veduta? Va’ a sapere... Stava comunque di fatto che in casa di discendenti nemmeno se ne parlava, anche perché tutto sommato in due non si stava affatto male. In ogni caso, piano con le affermazioni troppo facili sulla felicità esistenziale. Marisa era la prima a dire che non bisognava mai compiacersi se le cose ti vanno bene. ‘È la volta che subito dopo ti capita qualcosa di poco allegro’. Superstiziosa? Né più né meno di tutte le donne di casa alle prese con un bilancio non ricco da far quadrare, per di più con un marito che non sai mai quando arriva e se ne va. Gli imprevedibili orari erano infatti uno dei principali crucci della signora. Quante volte era andata su tutte le furie, dopo aver spignattato per una giornata intera ai fornelli, per poi sentirsi dire: “Cara, ritardo. Non so quando rientro...”. Roba da gettare i piatti dalla finestra...
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