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Intensissimo 2

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Blurb

Si amano come si annega: senza trattenersi, senza respiro, sapendo che ogni onda li avvicina al fondo. Le loro giornate sono notti insonni, le loro carezze battaglie, i loro silenzi confessioni troppo pesanti.Poi un mattino, senza una parola, lei se ne va. Non per stanchezza, ma per lucidità. Alcuni incendi sono troppo belli per diventare cenere.Lei porta via l'intero incendio nel suo petto. Una cicatrice a vivo che, d'ora in poi, illumina tutte le sue notti. L'amore passa. L'intensità, invece, rimane.

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Capitolo 1: L'Incendio sotto la pelle
LÉA La musica del bar è un muro. Mi ci appoggio, un bicchiere mezzo vuoto di gin tonic che trasuda freschezza tra le mie dita. Alla mia sinistra, Chloé parla con animazione, ma le parole si perdono nel baccano. Annuiscendo, un sorriso in pilota automatico sulle labbra. La mia mente è altrove. È sempre altrove, in questi ultimi tempi. Poi, la corrente d'aria fredda della porta che si apre mi fa rabbrividire. E qualcosa... si blocca. È inspiegabile. Una tensione nell'atmosfera, come prima del temporale. Il mio sguardo, errante senza meta, si congela all'improvviso. In fondo alla sala, vicino al bancone principale, un uomo si è appena girato. Non sembra cercare qualcuno. Sembra aspettare. E i suoi occhi, di un grigio profondo come il mare in tempesta, sono puntati su di me. Non verso di me. Su di me. Una scossa elettrica mi percorre dai piedi alla nuca. Sbatto le palpebre, come per scacciare un miraggio. Ma lui è sempre lì. Alto, una statura che occupa lo spazio senza sforzo, vestito con un semplice jeans e un maglione scuro arrotolato sugli avambracci. Non sorride. Non si muove. Osserva. E sotto quello sguardo, mi sento completamente smascherata, trasparente. Il bicchiere scivola nella mia mano umida. — Léa? Mi ascolti? — Cosa? Scusa, Chlo. Il calore, credo. Distolgo finalmente lo sguardo, il cuore che batte all'impazzata. Quando alzo di nuovo la testa, furtivamente, lui si è girato, impegnato in una conversazione con il barista. Per un istante, mi chiedo se ho immaginato tutto. Ma la bruciatura sulla mia pelle, là dove il suo sguardo si è posato, è fin troppo reale. Un'ora dopo, l'idea di andarmene mi solleva. Rimetto il cappotto, dico arrivederci evasivi ai miei amici e mi fondo nella folla verso l'uscita. La notte d'autunno è fresca, una brezza netta che spazza via gli effluvi di birra e profumo. Respiro a fondo. — È stato intenso, vero? La voce viene da destra, grave, un po' rauca. Mi blocco. È lui. È appoggiato al muro di mattoni accanto all'uscita, una sigaretta spenta tra le dita. Non sembra fumare, sembra solo aspettare. Di nuovo. Mi costringo a guardarlo. Da vicino, i suoi lineamenti sono ancora più cesellati. Una leggera barba ombreggia la sua mascella. I suoi occhi, nella luce al neon, sono di una chiarezza sconcertante. — Il bar? dico, la mia stessa voce che mi sembra lontana. Sì. Un po'. — Non il bar. L'altra cosa. Lancia la parola come una sfida. Parla di ciò che è successo dentro, di quello sguardo. L'ha nominato. Il mio stomaco si stringe. — Non so di cosa stia parlando. — Bugiarda. Lo dice senza ostilità. Come una constatazione. Un piccolo sorriso, appena accennato, gioca all'angolo della sua bocca. Si raddrizza, staccandosi dal muro. — Mi chiamo Ethan. — Léa. — Lo so. Lo fisso, sorpresa. — Come fa a saperlo? — Ho sentito la tua amica chiamarti. Nel bar. Ha ascoltato. Ha annotato. Il brivido che provoca non ha nulla di freddo. — È un po' strano, no? mormoro. — Tutto qui è strano, Léa. Tu. Io. Questa sensazione che ci conosciamo già, anche se non ci siamo nemmeno stretti la mano. Fa un passo avanti. Lo spazio tra di noi si riduce, carico di elettricità statica. Sento il suo odore, un misto di cotone pulito, di notte e di quella sigaretta che non ha fumato. — Forse dovremmo rimediare, dico, con una sfida nella voce che non mi conoscevo. — La stretta di mano? Ride, un suono basso e caldo. Lascia cadere la sigaretta e la schiaccia col tallone. — Pensavo a qualcos'altro. Non chiede il permesso. La sua mano si alza, lentamente, come per darmi il tempo di indietreggiare. Non mi muovo. Le sue dita sfiorano prima la mia guancia, una carezza così leggera che è quasi immaginazione. Poi il suo palmo si posa contro la mia mascella, il pollice che traccia l'arco del mio zigomo. Il contatto è un incendio. Dolce, per ora, ma nutrito di tutto ciò che può bruciare. — Hai paura? chiede, la sua voce divenuta un sussurro intimo. — Un po'. — Anch'io. Nei suoi occhi, vedo che dice la verità. C'è la stessa tempesta, lo stesso capogiro. Questo rende tutto meno folle. O più folle ancora, ma in due. Si china allora, infinitamente lento, dando a ogni millimetro che scompare tra di noi il peso di una scelta. Il suo alito, tiepido, sfiora le mie labbra. Un assaggio. Una promessa. Le mie palpebre si fanno pesanti. Il rumore della città si spegne. Il primo contatto è uno shock di dolcezza. La sua bocca sulla mia è più tenera di quanto avrei immaginato, data la sua intensità. Un interrogativo, un'esplorazione cauta. Ma dura solo un istante. Come se quella riserva cedesse sotto il peso della verità. Il bacio si approfondisce, si afferma. La sua mano lascia la mia guancia per infilarsi nei miei capelli, l'altra che si schianta nel cavo della mia schiena, attirandomi contro di lui. E lì, non è più dolce. È una rivendicazione. Una fusione. Il suo sapore è addictivo, un misto di menta e di qualcosa di fondamentalmente maschile. Rispondo con la stessa urgenza, le mie mani che si aggrappano alle spalle solide sotto il suo maglione. Il mondo esterno non esiste più. C'è solo il calore della sua bocca, la pressione delle sue mani, il suono rauco del suo respiro che si mescola al mio. Quando ci separiamo finalmente, per respirare, le nostre fronti restano unite. I nostri respiri sono corti, rapidi. — Allora? fa di nuovo, ripetendo la sua domanda di poco fa, ma con un'intonazione totalmente diversa. Piena di gravità, di conseguenza. Guardo le sue labbra, leggermente gonfie, e so che non c'è ritorno possibile. Il primo capitolo si è appena aperto su questa pagina bianca, e l'inchiostro, ardente, è già indelebile. — Allora, andiamo, dico. Lui non sorride. Annuisce semplicemente, prende la mia mano nella sua, e ci allontaniamo dal alone del lampione, tuffandoci nella notte che improvvisamente ci appartiene interamente.

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