Nubi minacciose s’addensano sull’Urbe Commodo aveva quindici anni quando il padre premuroso decise di associarlo alla guida dell’Impero, facendone, lui l’Augusto, il suo Cesare. “Figliolo – disse l’imperatore al giovinetto che aveva appena investito della porpora – adesso tu dovrai assecondarmi e fare in modo che tutti possano apprezzare le tue doti. Io conosco il tuo valore, sono certo che non mi deluderai. Roma si aspetta molto da te”. Il ragazzo aveva l’aria di ascoltare, ma in realtà aveva la testa altrove. I suoi eroi erano i combattenti del circo, i gladiatori, gente forte, che ogni giorno compivano inaudite prodezze. Per lui il padre aveva scelto i migliori consiglieri (Pertinace era tra costoro). E per dargli la cultura e l’erudizione necessari al comando, indispensabili per i

