Capitolo 01-3

1697 Words
Sloane fece un cenno con la testa verso Cael che annotò i numeri negli appunti che stava prendendo sul tablet. Cael avrebbe senza dubbio aggiunto un algoritmo a Themis per scoprire a che cosa si riferissero quei numeri. Avrebbero controllato più tardi, anche se Austen aveva ragione. Le soluzioni possibili erano innumerevoli. «Hai un’idea di quanti siano?» Austen scosse di nuovo la testa alla domanda di Sloane. «Non ritengo che siano molti. Li ho visti sempre in gruppi di cinque o sei persone al massimo. Non saprei dire quanti gruppi ci siano, ma forse se fate dei riferimenti incrociati tra gli orari degli episodi con i luoghi all’interno dei quartieri, potreste farvene un’idea approssimativa. Non possono essere in due posti nello stesso momento, no?» Sloane gli rivolse un cenno di approvazione, che fece fare a Austen un gran sorriso. «Lo vedi che non ho solo un bel faccino.» «Va bene,» ribatté Sloane con un sorrisetto compiaciuto, prima di continuare con le sue domande. «Hai scoperto qualcosa sull’Ordine?» «Ho lanciato alcune esche. Ti farò sapere se abbocca qualche pesce.» Sloane si alzò e tese la mano a Austen. «Bel lavoro. Chiamami se scopri qualcosa.» «Puoi contarci.» «E la prossima volta,» lo avvertì Sloane, anche se Dex avvertì una punta di scherno nel suo tono di voce, «cerca di non scappare via.» Austen andò a grandi passi verso l’uscita del BearCat e si voltò per fare l’occhiolino a Sloane. «E perché dovrei rinunciare all’occasione di farmi dare la caccia da un agente così sexy?» Fece un saluto militare a Sloane prima di aprire una delle portiere e saltare giù dal veicolo. Sparì tra gli alberi in un battito di ciglia. Rosa non scherzava. Il ragazzo era veloce anche nella sua forma umana. «Va bene, squadra. È stata una lunga giornata. Torniamo al quartier generale. Hobbs, portaci fuori da qui e fermati da qualche parte lungo la strada per prendere qualcosa da mangiare. Sto morendo di fame.» Sloane si sedette sulla panchina vicino a Rosa e Dex si lasciò cadere di fianco a lui. Si allacciarono le cinture mentre Hobbs guidava il BearCat fuori dal parco. Dex notò il suo partner che si poggiava contro la parete imbottita del furgone per poi raddrizzare la schiena di colpo. Rosa e Letty non se ne accorsero perché stavano chiacchierando, e Cael era seduto dietro alla console, anche se aveva lo sguardo perso nel vuoto. Ora che Dex ci pensava, non aveva mai visto Sloane stare seduto con la schiena appoggiata come facevano tutti gli altri. Si sporse verso il suo partner, la voce bassa. «Ehi, ti senti bene?» Il sorriso di Sloane gli andò dritto all’inguine. «Sì, perché?» «Ho visto il modo in cui ti sei sollevato di scatto dal muro.» «L’hai notato, eh?» «Sì.» Dex notava un sacco di cose del proprio partner, sia sul lavoro che durante il tempo libero. Magari non uscivano insieme ufficialmente da molto tempo, ma si vedevano da quasi otto mesi. In quel periodo di tempo, ne avevano passate di tutti i colori insieme. Sloane sembrò ragionare sull’osservazione di Dex prima di rispondere. «Mi fa stare male.» «Soffri il mal d’auto?» Era impossibile. Se il suo partner avesse sofferto il mal d’auto, senza dubbio Dex se ne sarebbe accorto molto prima. Sloane scosse la testa e si avvicinò a Dex. «È troppo simile a quella sedia.» Sedia? Quale sedia era in grado di far stare male Sloane? Un’immagine lampeggiò nella mente di Dex, e sussultò. Ah, giusto. Quella sedia. Per anni Sloane era stato legato a una sedia imbottita del Centro di Ricerca della Prima Generazione, mentre degli scienziati facevano Dio solo sapeva cosa a lui e a una miriade di altri bambini teriani per poter fare nuove scoperte sulla loro specie. Dex poteva solo immaginare cosa avesse passato Sloane per colpa del governo, e vide abbastanza dolore negli occhi del suo partner da capire che era stato spaventoso. Dex aveva provato quella dannata sedia solo di recente e sebbene fosse certo di non poter paragonare la sua esperienza a quello che aveva sofferto Sloane, faticava ancora a dimenticarla. Gli avevano legato caviglie, polsi e testa a quella sedia imbottita reclinabile. Era l’ultimo ricordo che aveva di quel giorno al Centro, prima che Isaac Pearce gli conficcasse un ago nel collo per comandarlo come un burattino impaziente di ubbidirgli. Istintivamente, Dex si strofinò il piccolo sfregio sulla gamba, rimarginato da poco. Se Sloane non gli avesse sparato, mettendolo al tappeto, Dex avrebbe fatto esattamente ciò che gli aveva ordinato quel bastardo di Isaac. Avrebbe ucciso un uomo innocente e poi si sarebbe suicidato. Dopo tutti quei mesi ancora non riusciva a ricordare nulla, nonostante gli sforzi. Sapeva solo quello che gli aveva raccontato Sloane. Era molto frustrante per Dex. «Dex?» Dex tornò alla realtà e vide Sloane che lo guardava con aria preoccupata. «E tu stai bene?» «Scusa, stavo pensando. Il mio prossimo appuntamento dal dentista sarà interessante.» L’espressione di Sloane si ammorbidì e diede una pacca sulla gamba a Dex, permettendo alla sua mano di indugiare alcuni secondi più del necessario. «Col tempo si sistemerà tutto.» «Grazie.» Cinque minuti dopo entrarono nel drive-thru di un fast food e Dex ringraziò mentalmente Austen per avere obbligato Sloane a mutare. Solo nel periodo post mutazione Sloane si concedeva del cibo anche lontanamente “spazzatura”, perché il suo corpo teriano esigeva carne e una grande quantità di calorie. Hobbs attese con pazienza quando Dex gli si sedette in grembo per fare l’ordinazione all’operatore al microfono. Quella catena specifica di fast food offriva menù post mutazione che avevano doppi hamburger grossi a sufficienza da mettere a dura prova le arterie di un umano. Dex comunicò all’operatore l’ordine della squadra e poi si voltò verso Hobbs. «Che cosa vuoi, ragazzone?» Hobbs indicò sul tabellone dedicato ai teriani un menù con hamburger di Angus che sembrava grosso quanto la testa di Dex. «Perfetto. Cal?» «Non ho fame,» borbottò Calvin. Dex si voltò per guardare Calvin che fissava fuori dal finestrino con aria imbronciata. Ritornando con lo sguardo su Hobbs, Dex inarcò un sopracciglio e il collega scosse la testa. Poi indicò un menu per umani di dimensioni normali e alzò quattro dita. «Il numero quattro, d’accordo.» Dex comunicò l’ordine ma Calvin, alle sue spalle, protestò. «Accidenti, Ethan. Ho detto che non ho fame.» Con la coda dell’occhio, Dex vide Hobbs che lanciava un’occhiata decisa e penetrante a Calvin. A pensarci bene, Dex non ricordava che Calvin fosse stato di malumore quando si erano fermati a pranzare, quello stesso giorno. Erano stati chiamati per un avvistamento della Coalizione ma, come aveva osservato Austen, quando erano arrivati sul posto, il gruppo se n’era già andato via da un pezzo. «Va bene,» brontolò Calvin prima di tirare fuori l’iPhone da una delle sue tasche assieme agli auricolari, che si ficcò nelle orecchie. Dex scese dalle gambe di Hobbs per fargli spostare il BearCat verso la seconda finestra. «Cos’è che lo tormenta?» chiese a Hobbs a voce bassa. «Non avete ancora sistemato le cose?» Hobbs scosse la testa, l’espressione turbata, ma non gli “disse” altro. Si limitò a indicare la fila di fronte che stava scorrendo. Chiaramente non era pronto a parlarne. «Okay, ma se ti serve qualcuno per parlarne, vieni a cercarmi.» Il verbo “parlare” era utilizzato come metafora quando si trattava di Hobbs, anche se ormai Dex aveva imparato che il suo compagno di squadra poteva comunicare altrettanto facilmente con poche parole, o nessuna del tutto, ciò che la maggior parte delle persone diceva in conversazioni complete. A Dex piaceva stare con Hobbs. Il silenzio non era mai imbarazzante e, anche se Dex sapeva di appartenere alla categoria di persone che parlavano troppo, apprezzava la natura tranquilla di Hobbs. Dopo aver preso il cibo, Hobbs parcheggiò il BearCat in una fila di posti vuoti e tutti si misero a mangiare. Dex notò come Hobbs allungò un braccio per togliere l’auricolare a lui più vicino dall’orecchio di Calvin. Quel gesto gli fece guadagnare un’occhiataccia, ma Hobbs rivolse a Calvin un gran sorriso. Era uno di quei sorrisi sbilenchi da scolaretto a cui era difficile resistere. Dex fu felice che nemmeno Calvin ne fosse immune e il cipiglio dell’agente vacillò prima che si mettesse a ridere. Apostrofò amichevolmente Hobbs “stronzo” e poi gli rubò alcune patatine fritte. «Allora, da quanto tempo tuo fratello organizza pre-feste di compleanno?» chiese Sloane a Cael. «Da quando era un bambino.» «E Maddock glielo permetteva?» «Stiamo parlando di Dex. Quando vuole qualcosa è meglio arrendersi e dargli corda che cercare di andargli contro. Mi sbaglio?» Cael rivolse al caposquadra un sorriso di intesa. Sloane abbassò la testa, come se si vergognasse. «No, non sbagli.» «Sei proprio fottuto,» disse Rosa con una perfida risata fragorosa. «Grazie, Rosa. Lo apprezzo molto.» «Benvenuto nel mio mondo,» aggiunse Cael. Dex agitò la mano verso di loro. «Vi rendete conto che sono seduto proprio qui, vero? Comunque mi piace ascoltarvi discutere di quanto io sia favoloso.» «Più che altro di quanto tu sia una rottura di palle,» ribatté Cael sbuffando. «Ma sono una rottura di palle carina. Ammettilo. Guarda che fossette.» Dex si indicò le guance e sorrise. Sloane scoppiò a ridere prima di riuscire a fermarsi «Merda. Sono davvero fottuto.» Rosa, Cael e Letty risero per le buffonate di Dex, che si sporse verso Sloane per difendere il suo onore. Dex sentì la mano di Sloane scivolare sotto la sua natica per poi stringerla. Sobbalzò e guardò il suo partner, sbattendo le palpebre. Con un sorriso malizioso, Sloane gli si avvicinò ancora di più e sussurrò: «Io sarò anche fottuto, ma stasera sarò io a fotterti.» Dex raddrizzò la schiena e fece del suo meglio per combattere l’erezione che gli stava causando la minaccia brontolata di Sloane. Che bastardo. Sapeva benissimo che dovevano ancora rientrare al quartier generale, farsi la doccia e cambiarsi prima di poter tornare a casa. Ci sarebbero volute almeno un altro paio d’ore prima che Sloane potesse mantenere la sua minaccia. Dex si ripeté che andava bene così. Avrebbe avuto due ore per ideare un modo per vendicarsi del suo amante. Il solo pensiero lo fece sorridere. Già, Sloane era davvero fottuto.
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