Capitolo 01-2

2003 Words
«Sloane sta tornando. E ha preso Austen,» gridò Cael da sopra la spalla. «Ci ha messo poco.» Dex saltò in piedi e decise di andare incontro al suo partner fuori dal furgone, nel caso a Austen non piacesse l’idea di salire a bordo. Non conoscendo l’agente, Dex non sapeva come avrebbe reagito Austen. A volte i teriani erano collaborativi finché non si avvicinavano al grosso e spaventoso veicolo nero. L’idea di essere messi in gabbia non era allettante e Dex non poteva biasimarli. Dex saltò giù e iniziò a muoversi verso il suo partner quando notò che Sloane stava camminando in maniera insolita. Ne capì il motivo solo quando Sloane gli fu più vicino. «Oh, merda!» Dex si piegò in due dalle risate mentre Sloane arrancava come se fosse ubriaco, l’aria feroce conferitagli dal fatto di tenere Austen tra le fauci compensata dall’immagine buffa di lui che tentava di sbarazzarsi del calzino nero che aveva sulla zampa posteriore. «Oddio, non riesco a respirare,» ansimò Dex con le lacrime agli occhi. Sloane sbuffò e continuò a dimenare la zampa posteriore; a un certo punto si mise a saltellare sulle altre tre. Dex pensò che Rosa avrebbe dovuto portargli l’ossigeno. Aveva visto bene poco prima. C’era qualcosa sulla zampa del suo partner quando era uscito dal furgone. Come avesse fatto Sloane a dimenticare di togliersi un calzino andava oltre la sua comprensione, ma era la scena più divertente che Dex avesse mai visto. «Aspetta!» Dex si ricompose quel tanto che bastava per correre dietro al suo partner, che si fermò e allungò la zampa. Con un gran sorriso, Dex gli sfilò il calzino. «Fatto.» Ricevette uno sbuffo come ringraziamento. Dex non poté fare a meno di sentirsi un po’ dispiaciuto per il ghepardo teriano che penzolava dalle fauci letali di Sloane. Gli ricordava moltissimo Cael. Austen era piccolo, magro e chiaramente abituato a essere trascinato via da Sloane, a giudicare dal modo in cui ciondolava, sembrando quasi annoiato da tutta la cosa. Non cercò di scappare neanche una volta. Le sue zampe anteriori erano incrociate, come se si stesse rilassando. A Dex sembrò chiaro che Austen si fidasse di Sloane. Qualsiasi altro teriano se la sarebbe fatta sotto dalla paura. Non appena il suo partner raggiunse il furgone liberò Austen e sibilò. Austen cinguettò e appoggiò il naso contro quello di Sloane, cosa che gli fece abbassare le orecchie contro la testa prima di emettere un ruggito. Quella reazione fece ovviamente trasalire Austen; se fosse stato un cartone animato gli sarebbero cadute tutte le macchie. Un Austen risentito balzò subito nel BearCat, con Sloane alle calcagna. Dex li seguì e chiuse le portiere. Il pannello per la privacy si abbassò e Austen mutò per primo mentre Sloane se ne stava seduto pazientemente di fianco a Dex, in attesa del suo turno. Dato che Rosa aveva esperienza con i ghepardi teriani, visto che ne aveva uno per partner, somministrò a Austen le cure per il trauma da post mutazione e, non appena fu abbastanza in forze da riuscire ad allungare un braccio da dietro il pannello, gli consegnò dei vestiti monouso forniti dai THIRDS. Dopo un brontolio flebile, Rosa sparì dietro lo schermo. Mentre Rosa aiutava il loro SSA a recuperare le sue funzionalità umane, Dex si sedette sulla piccola panca di fianco alla gabbia delle armi da fuoco. Sloane gli appoggiò subito la testa sul grembo, alla ricerca di una grattata di orecchie. Dex lo accontentò, sorridendo quando udì le fusa, simili al rumore di una motosega, e le sentì vibrare contro la gamba. «Almeno quando ti perde il pelo addosso non lo vedi.» Calvin lanciò un’occhiataccia accusatoria al suo partner, una tigre teriana. Hobbs drizzò la schiena, accigliato. Si sporse in avanti e tirò piano i capelli biondi di Calvin. «Ha detto “Io non perdo il pelo”,» spiegò Calvin. Hobbs annuì. Chiaramente Calvin non era d’accordo. Divertito, Dex osservò il litigio dei due agenti, anche se era Calvin l’unico a parlare. Era incredibile quanto riuscisse a comunicare Hobbs solo attraverso le espressioni facciali e i movimenti delle mani. Un teriano magro, giovane e longilineo, che sembrava avere venticinque anni, uscì da dietro il pannello con un forte sbadiglio. Si arruffò i capelli scuri e camminò impettito fino alla panchina, dove si lasciò cadere accanto a Letty con un grande sorriso. Sembrava che quel tizio si fosse appena alzato dal letto dopo essersi esibito in un concerto rock, nonostante i suoi vestiti fossero fuori posto. Dex non ebbe altro tempo per studiare Austen prima che Sloane scomparisse dietro lo schermo. Ormai nessuno faceva più caso al fatto che Dex lo seguisse all’interno. Pensavano che dopo quasi un anno di lavoro fianco a fianco a Sloane non importasse di farsi vedere nudo da Dex dopo la mutazione. Certo, nessuno sapeva che Dex e Sloane facevano ben più che lavorare insieme, e che vedere il suo partner nudo solitamente portava a conseguenze ben più indecenti, in privato. Non appena Sloane terminò la mutazione, Dex cominciò le cure del trauma da post mutazione. Sperava che Sloane riuscisse ad ottenere in fretta qualsiasi informazione volesse ricavare da Austen. Sloane doveva fare un pasto corposo, pieno di carne e carboidrati, per rimettersi in forze del tutto. Finite le barrette energetiche e il Gatorade, Dex aiutò Sloane a indossare di nuovo l’uniforme. Poco dopo Sloane era in piedi. Diede a Dex un’amichevole pacca sul sedere e gli fece l’occhiolino, poi premette il bottone per sollevare il pannello. «Perché sei scappato via, Austen?» chiese Sloane, sedendosi nello stesso posto che Dex aveva liberato poco prima. «Di nuovo.» Austen, seduto di fronte a lui, lo guardò sbattendo le palpebre. «In che senso perché? Perché voi ragazzi mi fate una gran paura, ecco perché. Non so mai chi mi verrà a prendere. In questo periodo girano un sacco di uomini enormi armati, e teriani perfino più grossi, con denti tanto aguzzi che potrebbero sbriciolare le mie piccole ossa. E poi noi ghepardi teriani siamo timidi di natura, lo sai.» Alzò lo sguardo verso Cael e sollevò la mano chiusa a pugno per un gesto di intesa. «Ho ragione, amico?» Cael lo guardò in modo torvo. «Ehi, amico,» sussurrò Austen con voce roca, «mi lasci qui ad aspettare davanti a questo giaguaro teriano palestrato? Non è bello.» Con un grugnito, Cael colpì il pugno di Austen con il suo e il gesto gli fece nascere un grande sorriso. «Noi felini di taglia piccola dobbiamo restare uniti.» «Hai finito di socializzare?» chiese Sloane. «Sì. Cosa posso fare per te, agente Musone?» Dex si morse il labbro inferiore per evitare di scoppiare a ridere per il soprannome. Sembrava una battuta uscita dalla sua bocca. Di certo descriveva alla perfezione il suo partner sexy. «Non credo che riconsidererai la mia proposta per un allenamento privato, giusto?» Cael non stava scherzando, prima. Austen aveva una cotta per Sloane. Dex stava ancora cercando di inquadrarlo. A una parte di lui piaceva quel ghepardo insolente ma all’altra non andava a genio per il semplice fatto che voleva mettere le sue sudice zampette su Sloane. L’uomo non cercava in nessun modo di nascondere l’attrazione che provava per il teriano più grosso. D’altra parte, non era il primo ad avere un debole per il caposquadra della Destructive Delta. Dex aveva sentito un sacco di chiacchiere in giro per il loro ufficio, da parte sia di agenti uomini che donne attratti dal suo partner, anche se nessuno ci aveva mai provato con Sloane. Cavolo, se non fosse stato il suo partner, Dex avrebbe sicuramente etichettato Sloane come uno al di fuori della sua portata. C’era anche qualcosa nel suo compagno sexy che urlava: “Avvicinarsi con cautela”. Austen si voltò verso Dex, sembrò che lo notasse per la prima vota. Aprì la bocca per dire qualcosa, poi fece una pausa e si sporse nella sua direzione. «Cavoli. Guarda questi occhioni azzurri. Non mi vuoi presentare al tuo nuovo partner dalle labbra imbronciate, orsacchiotto Musone?» «Lui è l’agente Daley. Ti ho già detto che se mi avessi chiamato di nuovo in quel modo ti avrei preso a calci in culo. Puoi stare attento almeno per un attimo?» Era come se Sloane non avesse nemmeno aperto bocca. «Beh, ciao, agente Daley. Sei un ragazzo fortunato. La Destructive Delta è composta da ottimi agenti.» Portò la testa indietro e fece un grande sorriso a Hobbs. «E intendo proprio ottimi.» Mio Dio, era come se quel tizio fosse in calore. Hobbs sorrise timidamente prima di notare l’occhiataccia del compagno, che lo spinse ad abbassare lo sguardo sui suoi pantaloni tattici e a togliersi della polvere che Dex dubitava esistesse. Sloane si mise comodo e incrociò le mani sul ventre. Stese le lunghe gambe in avanti e le incrociò all’altezza delle caviglie. «Devo farti castrare?» Austen si spaventò così tanto che per poco non cadde dalla panca. «Non è divertente, amico. Non dovresti scherzare su cose del genere.» Sul viso di Sloane comparve un sorriso maligno. «Chi ha detto che stavo scherzando?» «Ho capito. Parliamo di lavoro come al solito, allora. Va bene. La situazione sta peggiorando là fuori. Non provo pietà per quei bastardi dell’Ordine ma il metodo con cui la Coalizione si sta occupando di loro è piuttosto fuori di testa. Questi tizi non cazzeggiano. Voglio dire, danno la caccia agli umani, li prendono, li riempiono di botte e li lasciano in qualche posto ben visibile come avvertimento per gli altri. E poi a quel punto di solito entrate in gioco voi, ragazzi.» «Sei riuscito a metterti sulle tracce della Coalizione?» chiese Sloane. Austen scosse la testa. «Non sono riuscito ad avvicinarmi abbastanza. Non sono come l’Ordine. Sono addestrati. Non hanno ricevuto un addestramento ufficiale, ma è come se qualcuno di esperto gli avesse mostrato le basi. Sanno come rimanere nell’ombra. Ovunque vadano, ci sono due loro membri in forma teriana che fiutano chiunque possa essere tanto stupido da seguirli. E, prima che tu me lo chieda, non sono mai gli stessi due teriani. Perciò anche fare ricerche incrociate usando il vostro bel computer vi restituirà probabilmente una corrispondenza con tutti gli agenti della tua organizzazione.» «Fantastico.» «Mi dispiace. So che è un grosso carico di nulla. Ma posso confermarti che tra di voi c’è un traditore.» Merda. Non che non lo avessero saputo, ma avere la conferma da qualcun altro incasinava le cose ancora di più. «Come fai a saperlo?» chiese Dex. «Come ho già detto, queste persone non hanno ricevuto un addestramento ufficiale. Gli è stato insegnato da qualcuno che è addestrato. Un agente. Ci sono maschi teriani al vertice della Coalizione. Uno di loro comunica con un altro uomo diverse volte al giorno e di solito dà gli ordini in base a quello che gli è stato detto. L’ho visto rispondere al telefono parecchie volte, per poi ordinare subito dopo alla sua squadra di ritirarsi. Qualche istante dopo, arrivano gli agenti THIRDS.» Sloane annuì. «Sei in grado di identificare qualcuno?» «No. Indossano dei passamontagna neri che coprono testa e collo. Sono simili a quelli che le squadre tattiche indossano sotto l’elmetto. Per non far vedere alcun tratto distintivo. Solo una volta ho visto uno dei capi. O meglio, ho visto solo la sua figura. È grosso come un cazzo di armadio. Indossava uno di quei passamontagna neri, una camicia a maniche lunghe sempre nera con un giubbotto antiproiettile e pantaloni mimetici neri e grigi. Non c’è da stupirsi che la stampa continui a pensare che si tratti di agenti dei THIRDS, per come sono equipaggiati. Per quanto ne sappiamo, la vostra spia potrebbe essere là, ma non c’è modo di dirlo. Non abbassano la guardia nemmeno per un istante. Ho la sensazione che non rivelino le loro identità a nessuno, nemmeno agli altri membri del loro gruppo.» «Che mi sai dire dei nomi?» chiese Dex. «Dovranno pur chiamarsi in qualche modo, no?» Il cipiglio di Austen non prometteva niente di buono. «Usano codici numerati, come uno-undici e ventitré-ventisei. Divertiti pure a cercare di capire che diavolo rappresentano.»
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