E una lettera mi fermò il respiro. Datava da Milano: era scritta a matita, in modo quasi illeggibile, di notte. La mamma annunziava a suo padre il suo arrivo pel dì dopo; diceva di aver già pronto il baule colle poche cose sue, di essere già stata nella camera dei figlioli a baciarli per l’ultima volta.... «Debbo partire.... qui impazzisco.... egli non mi ama più.... Ed io soffro tanto che non so più voler bene ai bambini.... debbo andarmene, andarmene.... Poveri figli miei, forse è meglio per loro!...» La lettera non era finita: certo non era stata rifatta né spedita. La sventurata non aveva avuto il coraggio di compiere il proposito impostosi in un’ora di lucida disperazione. Aveva forse pensato che suo padre non avrebbe voluto o potuto accoglierla; che la miseria l’attendeva; che il s

