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[Località: Censurato, SPAGNA]
Guerriero. Arma. Cacciatore.
I nomi erano molti, ma nulla cambiava chi o cosa fosse dentro. Addestrato nell’arte dell’invisibilità, specialista nella caccia, una forza spaventosa da fronteggiare. La sua competenza in varie forme di combattimento letali lo rendeva un agente di distruzione. Quando la sua preda avrebbe scoperto la sua presenza, sarebbe stato troppo tardi.
Venne inghiottito dal silenzio mentre restava in agguato al di sotto della superficie dell’acqua, la mente e il corpo un emblema di controllo totale, il battito cardiaco aveva un ritmo costante, intanto che lui contava i secondi.
Era il momento.
Emerse lentamente, l’acqua che defluiva sul petto nudo, il corpo muscoloso tonico e scolpito grazie ad anni di allenamenti intensi. Con il coltello tra i denti, guadò le acque infestate, consapevole della bestia che galleggiava nelle vicinanze, che lo osservava, sperando di trasformarlo nel suo prossimo pasto. Si avvicinò con attenzione alla riva e prese in mano la lama, il respiro controllato mentre si rannicchiava, gli occhi fissi sulla preda.
Sei mio, adesso.
Un passo più vicino. Due. Tre.
La sua vittima giaceva immobile, del tutto ignara.
Quattro. Cinque.
«Che stai facendo?»
Si bloccò.
«Guarda che lo so che mi senti.»
A quel basso brontolio, Dex si raddrizzò, la voce un sussurro rauco. «Stai rovinando il momento.»
«Che sarebbe?» mormorò la sua preda, senza neanche gettare un’occhiata nella sua direzione da dove era sdraiato, le lunghe gambe incrociate alle caviglie e le dita allacciate sull’addome piatto e muscoloso. L’enorme ombrellone lo proteggeva dal forte caldo e dalla luce accecante, e senza dubbio aveva gli occhi chiusi dietro le lenti degli occhiali da sole scuri.
«Caccia.»
Le onde blu-verdi si infrangevano con delicatezza contro il bagnasciuga, e la sabbia sotto i piedi di Dex era bollente mentre lui attraversava la piccola distanza che lo separava dal sexy teriano disteso sull’asciugamano blu.
«Era quello che stavi facendo? Perché da qui sembrava che stessi nuotando in giro con un ombrellino da cocktail tra i denti.»
Dex tirò su con il naso e sollevò il mento. «È un coltello.»
«E la ciambella a forma di donut gigante?»
«Un alligatore pronto ad attaccare.»
«Sei adorabile.»
Lui ridacchiò lasciandosi cadere in ginocchio accanto a Sloane, poi gli si mise a cavalcioni sul petto. Si sporse per un bacio. «Deve essere per questo che mi hai sposato.»
Sloane gli fece scivolare le mani lungo le cosce per lasciarle poi sui fianchi. «Qualcuno doveva tenerti fuori dai guai.»
«E come sta andando, secondo te?» lo prese in giro Dex, sorridendogli contro le labbra.
Il rimbombo di una risata scaturì dall’ampio petto del marito, che lo circondò con le braccia forti e lo tirò giù per un bacio più profondo. Il profumo dell’acqua salata, della crema solare al cocco e di Sloane lo fecero gemere. A volte non riusciva ancora a credere di essere sposato con quell’uomo fantastico. Com’era possibile che fossero già trascorsi quasi quattro anni? E che l’altro sembrasse diventare sempre più bello invecchiando? I capelli neri come la pece di Sloane avevano delle ciocche bianche sparse, lo stesso bianco che si collegava a una barba ben curata sulla mascella definita. Anche Dex aveva alcune ciocche argentate, ma erano più difficili da notare tra i capelli biondi. Sembrava passata una vita da quando si erano incontrati per la prima volta.
Si gustò il bacio, sciogliendosi contro quel corpo peccaminosamente favoloso. Sloane era tutto per lui: il suo complice, il suo compagno, un agile giaguaro nero teriano con occhi color ambra che riuscivano a raggiungere le profondità della sua anima. Condividevano un legame che quasi nessuno capiva, e di cui erano a conoscenza solo i loro amici intimi.
«No, sul serio, cosa stavi facendo?» gli chiese Sloane in un sussurro, lasciandogli una scia di baci lungo il profilo del mento, ignorando la sensazione degli sguardi fissi su di loro. Magari la spiaggia era aperta ai teriani, ma ciò non significava che lo fossero anche tutti i suoi occupanti.
«Ricordi ieri sera, quando stavi bighellonando per la città?»
Le labbra di Sloane si sollevarono ai lati in un sorrisetto. «Vuoi dire quando ero fuori a lavorare, e tu sei rimasto nella suite dell’hotel a fare una maratona di vecchi programmi degli anni Ottanta e a mangiare tonnellate di dolci?»
«Penso che volessi dire mentre alimentavo quest’arma di distruzione di massa,» Dex si indicò, «e facevo ricerche sulle tecniche per le missioni sotto copertura.»
«Da un vecchio telefilm di spionaggio degli anni Ottanta.»
«Ehi, era basato su tecniche vere.»
«No, non lo era.»
«Ma avrebbe potuto.»
«Sì,» concesse l’altro, poi gli scoccò un bacio sulle labbra. «Però non lo era.» Sorrise nel vedere il suo broncio e gli diede una pacca sul fianco. «Per quanto adori discutere la validità dei fatti narrati nei tuoi film e telefilm degli anni Ottanta, ho sete. Perché non mi porti un bel drink ghiacciato?»
«Arriva subito, amor de mi vida.»
Sloane mormorò: «Te amo, cariño.»
«Te amo, mi conejito.»
«Coniglietto? Sul serio?»
Dex gli diede un colpetto sulla punta del naso. «Perché sei tanto tenero e carino.»
«Ah, già. Deve essere per questo che quel tizio è saltato fuori dal bus in corsa su cui ci trovavamo la scorsa settimana. Senza dubbio è stato travolto dalla mia tenera carineria.»
Lui rise mettendosi a sedere. «Attendi con pazienza, Paparino, mentre ti porto quel drink.»
«Me ne starò qui a mostrare quanto sono bello, allora,» ribatté Sloane in modo strascicato. «E non chiamarmi Paparino.»
Dex si alzò ridacchiando. Si mise i mocassini e recuperò dal proprio asciugamano la camicia fantasia a tema fenicotteri; la stoffa era un po’ più pesante di quanto avrebbe dovuto, a causa della fondina leggera che ci era cucita dentro e della Sig P365 con silenziatore, ficcata con discrezione all’interno. Dopo averla indossata senza abbottonarla, tolse gli occhiali da sole dal taschino e se li infilò, poi premette il ponte in metallo, spingendoseli sul naso. Si diresse verso la piazza e l’enorme scultura di metallo di… non era del tutto sicuro cosa rappresentasse. L’arte moderna non faceva proprio per lui. Aveva qualcosa a che fare con il nuotare.
Un puma teriano spinse un carrello con le bibite fino alla base di uno dei supporti della scultura. Unendosi alla piccola coda che si era formata, Dex tirò fuori dalla tasca un paio di euro, consapevole del piccolo gruppo di turisti composto da studenti universitari teriani che si era fermato per adocchiarlo. Mormoravano e ridacchiavano tra di loro. Uno di essi, un giovane lupo teriano, lo salutò allegramente e lui sorrise e rispose al saluto. L’altro si leccò il carnoso labbro inferiore e gli fece segno di raggiungerli.
Dex si portò la mano sinistra sul cuore in segno di scuse, mostrando la fede. Il ragazzo mise il broncio prima che il gruppo si spostasse, ridendo e prendendo in giro il loro amico. Con una risatina, lui avanzò nella fila. Alla fine, raggiunse il venditore e sorrise.
«Tienes refresco de cereza?»
Il puma teriano scosse la testa. «Niente ciliegia, solo limón.»
«Esta bien. Dos refrescos de limón, por favor.»
L’uomo infilò una mano in un altro scompartimento del carrello e tirò fuori due lattine ghiacciate di lemon soda gassata.
«Grazie.» Dex pagò e le prese. Aprì quella dal colore leggermente più chiaro e bevve un lungo sorso della bibita al limone tornando verso la spiaggia. Una rapida scorsa degli ingredienti rivelò le informazioni che stava aspettando. Gettò la lattina nella spazzatura, le sostanze chimiche che iniziavano a sciogliere l’alluminio.
Un grido acuto squarciò l’aria, e Dex si abbassò per istinto e si girò mentre i turisti e gli abitanti del luogo si agitavano in preda al panico; parecchi di loro tirarono fuori i cellulari, impossibile dire se per chiamare le autorità o fare un video. Il venditore giaceva a terra, una pozza di sangue che si allargava sotto la testa.
Il suo auricolare prese vita, il ringhio di Sloane all’altro capo. «Che diavolo sta succedendo?»
«L’informatore è morto.»
«Hai le informazioni?»
«Il bersaglio è stato confermato.» Scrutò l’area alla ricerca di chi aveva sparato e individuò un leopardo teriano su una moto da cross, che teneva una pistola con silenziatore nella mano guantata. Gli occhi color ambra del tizio incrociarono i suoi da dietro la visiera trasparente del casco, prima che sgommasse e sfrecciasse via.
«Merda!» Dex si lanciò all’inseguimento, attraversando di corsa la piazza in direzione della strada. Per fortuna i molti turisti che gironzolavano per il posto gli diedero il tempo che gli serviva per requisire un mezzo di trasporto. Gridò in spagnolo a un teriano in piedi accanto a una Guzzi Le Mans in folle. Scusandosi, lo spinse fuori dai piedi e balzò sulla moto. Si infilò il casco e urlò da sopra la spalla, promettendogli che gliel’avrebbe restituita. I clacson delle auto suonarono quando lui si immise in strada, accelerando.
«È una motocicletta quella che sento?» sibilò Sloane. «Abbiamo una tabella di marcia da rispettare. Ti prego, dimmi che non sei…»
«All’inseguimento. È il nostro uomo.»
L’altro imprecò sottovoce. «K, vieni a prendermi.»
«¡Carajo! Perché con lui finisce sempre tutto in un inseguimento ad alta velocità?» ringhiò Keane.
«Ehi, io preferirei che si arrendessero senza fare storie, ma per qualche motivo, scappano ogni volta. Non è colpa mia,» gridò Dex al di sopra del rumore della sua moto che serpeggiava nel traffico, mancando di un nulla una coppia di pedoni sbucata da dietro un’auto parcheggiata per attraversare la strada.
«Chissà perché, mi viene difficile crederci,» commentò Keane, una nota di sarcasmo nel basso borbottio.
I marciapiedi erano pieni zeppi sia di gente in vacanza che del posto, la folla che cresceva in modo costante a mano a mano che ci si avvicinava all’ora di cena per i turisti. Dex fece un gran sorriso nonostante la brusca deviazione nel traffico proveniente dalla direzione opposta, dovuta a un taxi fermo. Saltò il cordolo centrale che divideva le due corsie e tornò alle calcagna del suo obiettivo. «Ahia, caramella gommosa. Mi ferisci. Abbracci in arrivo?»
Un sospiro profondo gli risuonò nell’orecchio. «Dobbiamo proprio usare soprannomi ridicoli?» chiese Rowan.
«Dobbiamo. E penso che volessi dire nomi in codice fighi.» Un camion delle consegne uscì da una strada laterale assieme a un paio di motorini. Un bus sbucò davanti a Dex, costringendolo a virare nella corsia accanto tra due auto, che sterzarono nel tentativo di non colpirlo.
I clacson strombazzarono infuriati, ma lui spinse sull’acceleratore e sfrecciò via, girando bruscamente a destra sulla corsia riservata agli autobus per evitare di investire un tizio che attraversava la strada in modo imprudente, le imprecazioni copiose e ben udibili. Perché dovevano sempre tirare in mezzo le madri?
«No, volevo dire soprannomi ridicoli,» ribatté Rowan seccamente. «È per quello che l’ho detto.»
«Da qualche parte, sepolto sotto tutto quel genio e quell’angoscia adolescenziale c’è del senso dell’umorismo, lo so e basta,» dichiarò Dex, imprecando sottovoce quando il semaforo diventò rosso. Come previsto, il tizio saltò il cordolo e accelerò lungo il marciapiede, con lui alle calcagna.
«Non sono un’adolescente.»
«Sai cos’è un clapper?» chiese Dex.
«Qualcosa di cui dovresti discutere con il tuo dottore?»
«Che cosa? No. Non è…» Lo stronzo attraversò un piccolo caffè e un menù di legno colorato che si frantumò in parecchi pezzi; uno volò addosso a Dex, che scattò a sinistra per non finire impalato.
«Atlas sa cosa stai combinando?» domandò Rowan.
Sloane sospirò. «Sono più che consapevole di ciò che combina Caos. Possiamo concentrarci sull’obiettivo, per favore? Cinquantadue minuti, Caos.»
«Ce la farò. Rapporto della situazione?»
«Ho Atlas,» rispose Keane. «Ti stiamo alle calcagna, sulla strada però… sai, dove dovrebbero camminare i veicoli.»
Era proprio impertinente quel tipo.
Anche se era armato, il teriano che stava inseguendo non lanciò neanche uno sguardo nella sua direzione. Malgrado la figaggine dei film di Hollywood, sparare a un bersaglio mobile mentre si era in movimento a propria volta non era semplice come lo facevano sembrare, soprattutto quando la quasi totalità della concentrazione era focalizzata sul non andare a sbattere contro un altro veicolo con la propria moto.