Capitolo 2-1

2002 Words
2 [Località: Quartier generale del TIN, Censurato, New York] La solida presenza di Dex restava una fonte di conforto infinito per Sloane. A prescindere da ciò che avevano sofferto nel corso degli anni, New York sarebbe sempre stata casa. Nascosto al di sotto di cinquanta piani di un edificio gotico con decorazioni Art Deco vecchie quanto la sua struttura, si trovava il quartier generale degli Stati Uniti del Network dell’Intelligence Teriana, il TIN. Impossibile dire perché i suoi fondatori avessero deciso che un palazzo così degno di nota sarebbe stato un buon posto per celare un’agenzia governativa di intelligence clandestina. Girava voce che quella struttura nascosta fosse stata creata per l’Intelligence umana ma che fosse stata abbandonata poco dopo, alla nascita dell’FBI. Il quartier generale dei THIRDS aveva un posto speciale nel suo cuore, però anche lui doveva ammettere che quello del TIN era notevole, con il proprio sofisticato network di agenzie di intelligence sparse per il mondo, sia teriane che umane. Alcuni dicevano che i teriani si fossero infiltrati in segreto nella CIA umana durante la fine degli anni Settanta, nel tentativo di trovare una cura per quelli di loro che stavano morendo dopo la mutazione. Pochi sapevano che la risposta a quella domanda era venuta da Sloane. Peccato che avessero dovuto torturarlo per ottenerla. A quei tempi era un bambino, tutt’altra cosa rispetto al caposquadra dei THIRDS che era diventato o all’agente del TIN che era oggi. «Stai bene?» chiese Dex. «Stavo solo pensando a tutto questo.» Sloane indicò l’elegante complesso in marmo che li circondava, lo schema di colori rosso, grigio antracite e nero un netto contrasto con il nero, bianco e blu della sua vecchia agenzia. «A come è stato costruito da teriani che cercavano di trovare il loro posto nel mondo, evitando di morire.» Dex si fermò e si girò a guardarlo, il sorriso affettuoso e gli occhi colmi di un’adorazione che lui un tempo aveva creduto di non meritare. «Ed eccoci qui decenni dopo, a unirci alla lotta.» Sloane intrecciò insieme le loro dita e sollevò la mano per baciare il dorso della sua. «Non riesco a pensare a nessun altro che preferirei avere a combattere al mio fianco.» «Oh, fare il culo ai cattivi ti fa diventare sdolcinato.» Lasciò andare la mano del marito con una risatina e lo seguì in ascensore. «Come pensi che ci saluterà oggi?» Dex contrasse le labbra. «Vediamo. Mi ha insultato, mi ha dato uno scappellotto in testa, un pugno, mi ha tirato addosso articoli da ufficio…» «Quella spillatrice avrebbe potuto causare dei seri danni,» lo prese in giro. L’altro borbottò strofinandosi la fronte. «Aveva i bordi appuntiti.» «In sua difesa, c’è da dire che eri appena tornato da una missione durante la quale avevi scorrazzato in moto nel Louvre.» «Fai a pezzi un tizio greco e si infuriano tutti. Non aveva neanche la testa!» Sloane cercò di fare del proprio meglio per non ridere. «E poi hai rotto l’altro.» Dex lo guardò sbattendo le palpebre prima di ridere fragorosamente, e non era proprio quello che voleva sentire il loro supervisore quando entrarono nel suo ufficio. Austen girò attorno alla scrivania, un metro e settanta di ghepardo teriano incazzato. «Porca puttana, Daley!» Dex scivolò dietro Sloane. «Quale Daley?» Austen si mise in piedi davanti a Sloane e gli mollò un’occhiataccia. Si indicò con un dito i capelli scuri. «Lo vedi questo?» Era una domanda trabocchetto? Probabilmente era meglio non rispondere. Tanto per stare sicuro, lo fissò con uno sguardo vacuo. «Questo è un capello grigio. Uno dei cinque che ho adesso a causa di quella rottura di palle di tuo marito.» «Penso che ti faccia sembrare molto distinto,» commentò Dex dalle sue spalle. «Sai cosa non è distinto? Io che devo umiliarmi con il presidente francese perché uno dei nostri agenti è un coglione!» Il marito sporse la testa fuori. «In mia difesa…» «No, tu non hai una difesa! Quando imparerai il significato di clandestino, avrai una difesa. Quando la smetterai di distruggere il mio budget con i tuoi infiniti danni alla proprietà, avrai una difesa. Quando…» «Sì, ho capito.» Austen assottigliò lo sguardo. «Mi hai interrotto?» Sloane fece una smorfia. Stava per finire male. Per suo marito, non per lui. Ma comunque… Lo schermo piatto sulla parete in fondo alla stanza si accese mentre il ghepardo teriano si allentava la cravatta, le pupille dilatate. «Austen.» Con un gran sospiro, l’altro se la risistemò e girò su se stesso per mollare un’occhiataccia al loro capo. «Che vuole?» Pochi potevano parlare a Sonya Sparks come faceva lui, ma d’altronde Austen era stato praticamente cresciuto dalla formidabile puma teriana. L’idea era solo leggermente terrificante. La Sparks aveva la bellezza ricca di stile di una pin-up degli anni 40, dalle lucide onde rosse dei capelli al rossetto coordinato e i tacchi intimidatori. Sloane l’ammirava per tutti i traguardi che aveva raggiunto nella carriera, la rispettava come agente sua collega e a volte la detestava. Il loro rapporto era complicato, soprattutto perché lei era anche il loro capo nei THIRDS, dove lavorava sotto copertura come tenente dell’Unità Alpha. Lui e Dex erano passati da agenti della Difesa nella Destructive Delta a incarichi creati per fornire la copertura perfetta per i loro nuovi ruoli come spie del TIN; la loro vecchia squadra era andata avanti assumendo il titolo di prima squadra di addestramento internazionale dei THIRDS. «Non avevamo finito il nostro discorso,» ribatté lei con la sua solita calma imperturbabile. «Sì, invece.» Austen si diresse alla propria scrivania, facendo segno a lui e Dex di prendere posto nelle sedie vuote lì di fronte. Non appena Sloane si spostò, qualcosa colpì il marito sulla testa. «Ahia! Stronzo!» Dex si strofinò la fronte. «Mi hai tirato la tua barretta proteica?» Sventolò lo snack verso Austen. «Solo per quello, adesso è mia.» Lo scartò, si sedette e poi ne prese un morso. «Oddio, è disgustoso,» disse sputacchiando avena. «Argh, sa di terra rotolata in terra. Che schifo, è nauseante.» Austen spostò lo sguardo su Sloane. «Sul serio, è questo il tizio che hai scelto di sposare? Con tutti gli uomini che ci sono a New York, e hai trovato questo?» Dex gli mostrò il medio mentre cercava qualcosa per pulirsi la lingua. «Mi serfe un faccoletto.» «Ti serve qualcosa senza dubbio,» borbottò l’altro, sedendosi dietro la propria scrivania. Aprì un cassetto e gli tirò un pacchetto di fazzoletti, ignorandolo a favore di un’occhiataccia alla Sparks. Gesticolò verso Dex. «Questo dimostra che ho ragione.» Lei lo guardò inarcando un sopracciglio dalla forma perfetta. «Sarebbe stato un argomento più convincente se quella non fosse la sua generale… Dexità.» Non si sbagliava. «Vabbè. La mia decisione resta valida.» «Austen…» «No,» sbottò l’altro. «Non sono pronti.» «Chi non è pronto?» chiese Sloane. Visto che Austen era il loro supervisore, era piuttosto chiaro di cosa stessero parlando, ma aveva imparato molto tempo prima a non fare mai supposizioni quando si trattava del loro pazzo gruppo. «Che sta succedendo?» domandò Dex, spostando lo sguardo da Austen alla Sparks. «Mi è stata affidata una missione piuttosto delicata e pericolosa,» rispose lei. «Sono stata informata che tu e Sloane siete gli agenti migliori per il lavoro. Austen e io concordiamo che non siete pronti. Però credo che la decisione dovrebbe essere lasciata a voi, mentre lui desidera decidere per voi e, come vostro supervisore, ha l’autorità per farlo.» Dex rivolse il proprio cipiglio verso il ghepardo teriano. «Perché non siamo pronti? Oramai sono tre anni che siamo sul campo, senza contare quello passato ad addestrarci e il programma di allenamento associato del TIN che abbiamo portato a termine quando facevamo parte della Destructive Delta.» «Non siete pronti per questo,» obiettò l’altro, gli occhi scuri intensi. «Pensate di esserlo, ma non lo siete.» «Perché non lasci giudicare a noi?» Austen spostò la propria attenzione su Sloane, l’espressione un misto di rabbia e preoccupazione. «Cerca di far ragionare tuo marito.» Come se Austen non fosse stato testimone in prima persona della cocciutaggine di Dex innumerevoli volte nel corso degli anni. «Scusa, sei nuovo qui? Quando qualcuno è mai stato capace di dissuadere Dex dal fare qualcosa che si era messo in testa?» Il marito gli mandò un bacio. «Grazie, caro.» «Non era un complimento, tesoro.» «Mmm, io penso di sì.» Dex gli diede un colpetto sulla punta del naso. «Sei tanto carino quando alzi gli occhi al cielo così, per quello che faccio.» Sloane sospirò. «Austen, puoi almeno dirci qualcosa della missione? Se penso che non siamo pronti, sarò io il primo a dirlo.» «Va bene.» Austen digitò sulla superficie in vetro della propria scrivania, che prese vita, e lo schermo all’estremità della stanza si divise in due: l’immagine della Sparks sulla sinistra e quella di un umano con i capelli biondi sulla destra. Almeno Sloane diede per scontato che fosse umano. Gli mancava il tatuaggio di classificazione con tre lettere che tutti i teriani avevano sul lato sinistro del collo, parte di un sistema governativo creato negli anni Ottanta, quando ai teriani era stato legalmente richiesto di farsi marchiare, mostrando la famiglia, il genere e la specie delle loro metà animali. Il farsi marchiare era stato promosso come una precauzione di sicurezza per tutti, ma in realtà era stato creato per tranquillizzare gli umani prevenuti e le loro paure. Di recente era un argomento sensibile tra i politici, e in molti speravano che la legge venisse abrogata. «Questo è Howard Vaughan, un umano famoso per la sua ossessione verso i teriani. Secondo lui, quando sono nati i teriani, agli umani è stato ingiustamente negato il prossimo passo nell’evoluzione. È noto nella malavita criminale per gli esperimenti nella sua ricerca per dare agli umani gli stessi “doni” conferiti ai teriani. Ciò che lo rende diverso da tutti gli altri fanatici è che è vicino a raggiungere i suoi obiettivi.» Dex lo scrutò. «In che modo?» «Vaughan possiede il Melanoe virus.» Sloane sentì il sangue gelarsi nelle vene e lo stomaco sobbalzare. Non era possibile. «Ci stai dicendo che il virus è ancora là fuori? Che c’è stato per tutto questo tempo?» Il suo giaguaro interiore si risvegliò, un basso ringhio feroce che gli si alzava dal petto, gli artigli che perforavano la pelle della punta delle dita e le zanne che si allungavano. Aveva fronteggiato un sacco di stronzi nella vita, ma quella era la prima volta che si avvicinava ad affrontare proprio la cosa che lo aveva creato, la causa di tanta morte e dolore. Il desiderio di fare a pezzi Vaughan con i propri artigli era forte, e doveva ancora sentire il resto dei dettagli. La vista gli si acuì e lui chiuse gli occhi, dicendo al proprio giaguaro di placarsi. La mano di Dex sul suo braccio agì come un balsamo calmante, tranquillizzando il suo felino interiore. Imponendosi di respirare, Sloane riaprì gli occhi. «Non è possibile,» disse Dex. «Il virus è stato distrutto negli anni Settanta, quando gli umani sono stati infettati per la prima volta.» «È quello che credevamo,» rispose Austen, l’espressione cupa. Diede un colpetto all’interfaccia della scrivania e lo schermo cambiò, mostrando immagini di un tratto vuoto di terreno. «Questo è Mai Chau nel Vietnam, e quest’area vuota che vedete conteneva un piccolo villaggio. Circa un anno fa, gli abitanti hanno iniziato a stare male, con sintomi simili a quelli delle persone originariamente infettate dal virus. Quando sono arrivati i nostri agenti, l’intero villaggio e il virus erano spariti senza lasciare traccia. Crediamo che Vaughan e la sua scienziata, la dottoressa Reuter, abbiano recuperato i campioni restanti del virus mentre lui lavorava con dei funzionari governativi per insabbiare la scomparsa del villaggio.» «Continua,» lo invitò Dex, la voce bassa ma salda. «Vaughan è stato su parecchie liste di ricercati per anni, ma è sempre riuscito a sfuggire alla cattura perché è estremamente cauto, schifosamente ricco e ha un lungo elenco di clienti potenti in pugno, molti dei quali condividono la sua ossessione. Abbiamo raccolto informazioni che confermano che è da mesi che finanzia gli esperimenti della dottoressa Reuter.»
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