Michelangela Barba

924 Words
Michelangela Barba Nata a Bollate il 23 maggio 1979, abita a Milano. Nel 1997 approda nel mondo del volontariato, presso l’Istituto Padre di Francia a Monza, che accoglieva (accoglie) minori in difficoltà “e...non l’ho più lasciato, alternando esperienze in Italia e all’Estero”. Dall’inizio degli anni Duemila conosce da vicino il mondo della tratta e della prostituzione di strada. “ Sono stata subito colpita dalla crudezza delle storie di queste ragazze e dalle tante lacune nei sistemi di contrasto dei criminali e di recupero delle vittime e ho assunto un impegno via via crescente su questi temi”. Dal 2014 è presidente di un’associazione di volontariato, Ebano, che si occupa di tratta e prostituzione dall’Est Europa con progetti in Italia, Romania e “ci stiamo provando” Ucraina. Ha affrontato un percorso formativo lungo e articolato (laurea in giurisprudenza, corsi di criminologia e diritto penitenziario, pratica forense, nuova iscrizione a scienze dell’educazione...) portando avanti contemporaneamente volontariato e lavoro sociale come educatrice di comunità. Ha sostenuto due concorsi pubblici per il Ministero della Giustizia come “Educatore penitenziario” e come “Direttore di Area Pedagogica” (adesso Funzionario Giuridico Pedagogico A3F3), superandoli entrambi e dal 2009 ha svolto questa professione negli Istituti di Monza, S. Vittore e adesso Bollate. Si è occupata in larga parte di detenzione femminile ma anche di sostegno alla genitorialità e reati sessuali (anche commessi da donne). “Amo il lavoro con le ’mie’ detenute, per le quali cerco di mettere in campo ogni possibile strategia per costruire una vita diversa. Il contatto quotidiano con donne ’per male’, oggetto di pregiudizi e stigma ancor maggiori degli uomini che hanno commesso reati, è una sfida che ho deciso di raccogliere senza riserve. Il confronto con le loro storie, spesso di gravissima emarginazione e violenza mi ha portato a prendere coscienza della necessità di un impegno radicale relativo alla condizione femminile, alle forme di contrasto ad ogni forma di discriminazione e violazione dei diritti umani. Dall’esperienza in carcere posso dire che desidererei un rapido adeguamento di tutte le sezioni femminili alle raccomandazioni previste dal Progetto PIAF e interventi strutturali nell’edilizia penitenziaria”: Vorrei che fosse tutelato l’allattamento delle detenute madri con figli all’esterno e in generale un ricorso alla custodia cautelare davvero residuale. Vorrei una riflessione organica e seria sulle condizioni detentive delle persone omosessuali e transessuali che vivono un disagio nel disagio intollerabile. Vorrei per tutti i detenuti l’estensione di colloqui e telefonate secondo standard europei. Vorrei l’assunzione massiccia di personale di formazione psico-pedagogico-criminologica in modo da equiparare i numeri dell’area sicurezza. “Quando, nel 2014, ho assunto l’impegno della presidenza di Ebano, l’ho fatto con l’obiettivo di costruire una realtà che operasse dedicando una attenzione particolare all’Est Europa. Non esistono (che io sappia) associazioni con una specializzazione simile mentre ne esistono, ad esempio, alcune che si occupano unicamente di Nigeria, grazie anche all’indefessa opera di Isoke Aikipitani. Grazie ai contatti stabiliti in questi anni abbiamo avviato un lavoro sul territorio romeno di sostegno alle famiglie di origine delle ragazze in modo da metterle nelle condizioni di intraprendere un percorso di fuoriuscita senza il pensiero della famiglia. Collaboriamo con Iana Matei, psicologa rumena, già donna europea dell’anno per il suo impegno contro la tratta, con l’Ambasciata Italiana a Bucarest e con l’Agenzia contro il traffico di esseri umani. La tratta dall’Est Europa ha una particolarità, rispetto a quelle di altri Paesi: è in larga parte gestita con il metodo del “Lover boy”: il trafficante sceglie ragazzine fragili, provenienti da famiglie disfunzionali o da istituti, le seduce e le porta in Italia dove le “colloca" sulla strada o in appartamento in condizioni di sfruttamento, violenze, ricatti e umiliazioni. Ogni trafficante ha anche 10, 15 ragazze e a ciascuna racconta la stessa storia. Le ragazze vengono soggiogate attraverso la manipolazione psicologica e i danni sono gravissimi, fanno una fatica enorme a riconoscere lo sfruttamento e le ferite psicologiche sono profonde, sono incapaci di decidere, schiacciate dai sensi di colpa. Tutto questo, però, difficilmente viene riconosciuto come “tratta di esseri umani" dalle attuali leggi. L’eventuale denuncia porta al più a una condanna per “sfruttamento della prostituzione" con l’uscita da carcere in tempi rapidi. Quindi le vittime di lover boy, soprattutto se sono cittadine comunitarie (per cui non necessitano di permesso di soggiorno) rinunciano a denunciare. E noi di Ebano le sosteniamo lo stesso. Le nostre leggi distinguono radicalmente tra “vittime di tratta" e prostitute volontarie per le quali non esiste alcun sostegno se non in tema di prevenzione sanitaria. Noi no: mi rifiuto di chiedere a una ragazza/donna di dettagliarmi violenze e umiliazioni per vagliare se aiutarla o meno. Se dice “me ne voglio andare", per me, per Ebano, questo basta. E se non dice che se ne vuole andare ci siamo lo stesso. Come si può, come desidera, al punto in cui è. Sogno una nuova legge in Italia che preveda la possibilità di percorsi di fuoriuscita dalla prostituzione anche per chi non ha fatto una denuncia penale ma semplicemente ha deciso di cambiare vita. Sogno nuove norme di contrasto alla tratta di esseri umani che prevedano specificatamente la manipolazione psicologica e la figura del lover boy. Sogno norme sullo sfruttamento della prostituzione più puntuali che specifichino le condotte penalmente rilevanti, con una proporzionalità del trattamento sanzionatorio e misure di tutela per le denuncianti. Sogno anche una norma che preveda un trattamento processuale a sé per le ragazze in condizione di sfruttamento che, essendo le penultime arrivate, sono adibite dal racket al controllo delle ultime arrivate e in caso di retata sono le uniche che si trovano alla sbarra. Sogno un’attenuante simile allo stato di necessità per i reati commessi dalle ragazze che, in condizione di sfruttamento, compiono reati-satellite, connessi alla situazione e al tentativo di “pagare i debiti”. Sogno un’applicazione puntuale e rigorosa della Convenzione di Lanzarote sulla prostituzione minorile con controlli biometrici sull’età frequenti e rapide verifiche dell’identità consolari. Sogno tutte queste cose e vorrei lavorare perché diventassero realtà”.
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