Capitolo 1 – La Preda
Alayna
Corro.
Non per fuggire.
Per sopravvivere.
La pioggia squarcia il cielo in torrenti taglienti, violenta, furiosa, come se il mondo stesso volesse inghiottirmi. I miei stivali scivolano sull'asfalto grondante. Il respiro si lacera a ogni inspirazione. La mia cassa toracica urla. Le cosce bruciano.
Ma non mi fermo.
Lui è lì.
Dietro.
Ovunque.
Non lo sento correre. Non ne ha bisogno. Mi segue con la pazienza dei predatori. Senza un rumore, senza un'ombra, solo questa sensazione elettrica nella schiena che mi urla che è vicino. Troppo vicino.
Le luci al neon lampeggiano in lontananza, aloni verdastri su muri fatiscenti. Le vetrine sono morte, le strade abbandonate. Conosco questo quartiere. Puzza di abbandono, droga e sangue secco.
Ma non è questo che mi fa paura.
È lui.
Svolto all'angolo di un edificio, sfioro un container. Le mie dita vi si aggrappano. Per poco non cado. Il ginocchio urta il suolo. Trattengo un grido, mi rialzo. Continuo.
Un lampo squarcia il cielo, illumina per un istante il mio riflesso in una vetrina rotta: capelli fradici incollati a un volto smarrito, occhi sbarrati. Una folle. O una preda.
Una porta socchiusa. Un vecchio capannone divorato dal tempo. Mi ci infilo senza riflettere, richiudo piano. Un silenzio denso si allunga, umido, appiccicoso. L'odore di ruggine e cuoio vecchio mi rivolta lo stomaco.
Premo la schiena contro il muro. Ogni battito del mio cuore martella nelle tempie come un tamburo di guerra. Ho l'impressione che la pioggia continui a cadere dentro di me. Che stia annegando dall'interno.
E allora lo sento.
Un mormorio.
Rasoio e seta.
Una voce grave, roca, che s'insinua sotto la pelle.
— Corri molto male, Alayna.
Mi paralizzo. Il sangue mi si gela.
Il respiro si sospende.
Lui è lì. Dietro di me.
E non ho più nessun posto dove fuggire.
Kael
Lei odora di pioggia, di paura... e di quel piccolo qualcosa di ancora più oscuro.
L'odore del conflitto interiore.
Lei vuole vivere.
Ma una parte di lei vuole morire tra le mie mani.
La osservo. Trema, ma non si muove. È già mia, anche se si rifiuta ancora di ammetterlo.
Non l'ho toccata. Non ancora. La lascio mordere il suo stesso panico, danzare con l'abisso.
Faccio scivolare una ciocca fradicia dalla sua guancia, lentamente, con la dolcezza di un boia innamorato.
Lei rabbrividisce.
— Non dovresti correre, gattina. Stuzzichi il mio appetito.
Mi incollo a lei. Il mio petto contro la sua schiena. Il mio respiro contro il suo orecchio.
Sento la sua colonna vertebrale tendersi sotto la mia mano, come una corda pronta a spezzarsi.
Ma lei non fugge.
Alayna
Ogni nervo del mio corpo urla. Ogni cellula lotta tra fuga e abbandono.
Ma resto.
Non capisco. Non voglio capire.
Ho paura. Ma non è la paura a paralizzarmi.
È lui.
Mi tocca appena. Ma è ovunque.
Nella mia schiena, nella mia gola, tra le mie gambe.
Non si è ancora mosso e io sono già in ginocchio, all'interno.
Mi giro lentamente.
Il suo sguardo mi afferra. Mi sventra.
Mormoro:
— Perché io?
Lui sorride. Quel sorriso lì, è una lama. E io sono pronta a sentirla affondare.
Kael
— Perché menti con il corpo, Alayna.
E io non lascio sopravvivere le bugie.
La spingo dolcemente contro il muro. Il mio ginocchio scivola tra le sue cosce. Proprio lì.
Sento il suo calore. La sua esitazione. Il suo bisogno.
Le afferro la nuca, la attiro contro la mia bocca. La assaporo senza baciarla. M'imprego di lei.
Lei geme. Quasi impercettibile. Ma è lì. Quel suono.
È il mio segnale.
Mordo il suo labbro inferiore, dolcemente, fino a sentire la tensione cedere, fino a che lei smette di pensare.
— Tu sai cosa sono. E vieni comunque.
E lei lo sa. Lo sa così bene che il suo corpo s'inarca contro il mio.
Alayna
Lui è una trappola. E io ci sono già dentro.
Niente catene. Niente manette. Solo la sua voce. Il suo sguardo. Il suo odore.
Le mie mani si aggrappano al suo cappotto fradicio. Le mie gambe cedono, ma lui è lì per trattenermi.
Per farmi cadere all'interno di me.
La sua lingua scivola lungo la mia mascella, scende sul collo.
Non resisto più.
Lui mi solleva. Le mie gambe si avvolgono intorno a lui, come se il mio corpo avesse sempre saputo dove voleva andare.
Le sue mani vagano sotto il mio cuoio. Trovano la pelle.
Lui ringhia contro la mia gola. Io chiudo gli occhi.
Sto sprofondando. E voglio sprofondare ancora di più.
Kael
Ora ce l'ho.
Non solo tra le braccia, ma nelle vene.
Questa ragazza...
Assaggerà l'inferno.
E ne chiederà ancora.
Premo la sua schiena contro il muro. Il mio bacino contro il suo. I nostri respiri si mescolano, si scontrano.
Lei mi cerca. La sento.
La mia mano scivola tra le sue cosce. Un sfioramento. Quanto basta per sentirla ansimare.
Le sue labbra si posano contro le mie.
Ma non è un bacio. È una resa.
— Questo è solo l'inizio, Alayna. Mi apparterrai.
E non è una promessa.
È una profezia.