Classic playlist: di tutto un po’-2

2025 Words
Allegro “I cacciator alla nov’alba à caccia / Con corni, Schioppi, e cani escono fuore / Fugge la belva, e Seguono la traccia; / Già Sbigottita, e lassa al gran rumore / De’ Schioppi e cani, ferita minaccia / Languida di fuggir, mà oppressa muore” INVERNO “Aggiacciato tremar trà neri algenti / Al Severo Spirar d’orrido Vento, / Correr battendo i piedi ogni momento; / E pel Soverchio gel batter i denti” Largo “Passar al foco i dì quieti e contenti / Mentre la pioggia fuor bagna ben cento” Allegro “Caminar Sopra ’l giaccio, e à passo lento / Per timor di cader gersene intenti; / Gir forte Sdruzziolar, cader à terra / Di nuovo ir Sopra ’l giaccio e correr forte / Sin ch’il giaccio si rompe, e si disserra; / Sentir uscir dalle ferrate porte / Sirocco Borea, e tutti i Venti in guerra / Quest’é ’l verno, mà tal, che gioja apporte” JOHANN PACHELBEL – CANONE E GIGA IN RE MAGGIORE PER 3 VIOLINI E CONTINUO Il “Canone” è un tipo di composizione molto interessante: viene suonato da più esecutori che propongono la stessa melodia, soltanto spostata nel tempo (l’esempio più famoso è, per noi, Fra’ Martino) per cui i temi che si sovrappongono creano una tra le forme più complesse della musica classica: il contrappunto. In questo caso i tre violini eseguono la stessa melodia a distanza di due battute, mentre il povero violoncello si annoia ripetendo le stesse 8 note per tutta la durata del brano, quindi per ben 28 volte. Della “Giga”, invece, che sarebbe il secondo movimento, in forma di danza, nessuno si cura e viene eseguita davvero raramente, sopraffatta dalla popolarità del canone. Non si sa il contesto in cui il brano fu composto: forse addirittura per il matrimonio di Johann Christoph Bach, fratello maggiore del più noto Johann Sebastian e allievo di Pachelbel, appunto, nel 1694. Probabilmente fu ispirato al più antico controcanto conosciuto come Sumer is icumen in, composto in Inghilterra nel XIII secolo e di autore ignoto. Il Canone rimase per anni sconosciuto, fino a quando nel 1970 il direttore d’orchestra francese Jean Francois Paillard ne fece un disco che ne decretò il successo planetario. Lo sapevate che in Rete (www.bertok.info) ci sono i titoli di ben 150 brani che sono stati realizzati sulla melodia del Canone? E chissà quanti altri ne esistono… WOLFGANG AMADEUS MOZART – SINFONIA N. 40 IN SOL MINORE K550 (I MOLTO ALLEGRO) Mozart fu assai prolifico in termini di composizioni musicali; ma nell’estate del 1788, in particolare, completò tre sinfonie importanti: 39, 40 e 41 (aveva 32 anni: morì tre anni dopo). Tra queste, la melodia diventata più familiare nel mondo è quella del primo movimento, Molto allegro, della Sinfonia N. 40. Soprattutto l’inizio è decisamente sfruttato, credo che lo abbiamo ascoltato tutti nelle musichette di attesa dei telefoni, un po’ come la Primavera di Vivaldi. Eppure lo sapete che una ricerca di musicoterapia condotta dall’Università tedesca della Ruhr, e i cui risultati scientifici sono stati pubblicati sulla rivista “Deutsches Ärzteblatt International”, afferma che fa bene anche alla salute? Perché se è vero che anche soltanto abbassare la pressione e la frequenza cardiaca aiuta a vivere in modo più equilibrato allora, secondo questo studio, dobbiamo aspettarci molto da Wolfgang Amadeus Mozart e da Johann Strauss figlio, quello del Bel Danubio blu e di altri immortali valzer viennesi. L’indagine s’intitola The cardiovascular effect of musical genres, benché gli scienziati che ci hanno lavorato si premurino di ricordare come «gli effetti dei differenti stili musicali sui livelli di cortisolo, sulla pressione sanguigna e sul ritmo cardiaco siano tuttora sconosciuti». Furono presi in esame alcuni brani: la Sinfonia N. 40 di Mozart, alcuni valzer di Strauss figlio e alcune canzoni molto popolari degli Abba, il gruppo pop svedese celebre negli anni Ottanta. Ogni ascolto è durato 25 minuti circa. I risultati, disponibili sino al minimo dettaglio nello studio pubblicato sulla rivista tedesca, mostrano in modo inequivocabile che la musica di Mozart e Strauss ha abbassato la pressione del sangue e il ritmo cardiaco. La sinfonia mozartiana ha avuto l’effetto più forte, mentre in questo senso le canzoni degli Abba invece non hanno procurato alcun beneficio. Chissà… GEORGES BIZET – CARMEN GB9, PRELUDE (ALLEGRO GIOCOSO) E HABANERA (L’AMOUR EST UN OISEAU REBELLE) Bizet morì di una malattia respiratoria ad appena 36 anni, nel 1875, e ancor oggi è rinomato per Carmen, la sua opera più famosa, che tre mesi prima era andata in scena tra molte critiche all’Opéra Comique di Parigi, senza poter godere del successo planetario che il suo capolavoro avrebbe ottenuto più tardi. Le musiche di Bizet erano infatti molto innovative ed esotiche per quel periodo, difficili da suonare e da cantare per gli esecutori; Carmen fu considerata troppo realista e cruda per come rappresentava i personaggi. Ma il tempo avrebbe dato ragione a Bizet dopo non molti anni. La musica del Preludio, come quella dei preludi in generale, ha innanzitutto la funzione di ricreare l’ambientazione esotica e spagnoleggiante dell’opera. Vi si possono riconoscere tre temi musicali che ricompariranno più avanti: la musica della Corrida del IV atto, molto brillante e vivace; la canzone del toreador del II atto, che poi sarà sempre abbinata al personaggio di Escamillo, uno dei protagonisti; e il motivo musicale che rappresenta il “destino”, il “fato”, oltre a Carmen stessa, che ne è la personificazione. Il Preludio si conclude con un crescendo che introduce la scena d’apertura, solare e vivace, in cui si vede una piazza di Siviglia col suo movimentato andirivieni di passanti. Georges Bizet compose invece Habanera ispirandosi all’habanera intitolata El Arreglito, allora di moda nei cabaret, pensando si trattasse di una musica popolare. Solo in seguito venne a sapere che questo brano era stato composto pochi anni prima da Sebastián Iradier; quindi aggiunse una nota allo spartito, in cui accreditava la sua fonte. Nell’opera di Bizet la protagonista, Carmen appunto, canta la sua Habanera (una danza dal ritmo lento, di origine spagnola) che racconta la sua visione dell’amore: l’amore è come un uccello ribelle, nessuno può addomesticarlo, o come un piccolo zingaro, che non conosce legge. Don José è l’unico che non fa caso a lei, ed è proprio per questo che attira la sua attenzione: “Se tu non mi ami, io ti amo; se io ti amo, stai attento a te!”… Ovviamente le conseguenze di una premessa del genere saranno appassionate e tragiche. JOHANN STRAUSS – AN DER SCHONEN BLAUEN DONAU OP. 314 (SUL BEL DANUBIO BLU) Johann Strauss junior (Vienna, 1825-1899), detto il “Re del valzer”, a 19 anni esordì in pubblico come direttore d’orchestra in un noto albergo di Vienna. Nel 1849, dopo la morte di Johann senior, assunse gli orchestrali del padre e li unì ai suoi creando una grande orchestra che si esibì con successo in Europa e America. Scrisse moltissime composizioni musicali per la danza tra cui i celebri valzer Sul bel Danubio blu, appunto, Storie del bosco viennese, Vita d’artista e Sangue viennese. Compose inoltre numerose operette fra le quali Il carnevale di Roma, Una notte a Venezia e Lo zingaro barone. Con lui nasce l’operetta di tipo viennese sullo slancio del valzer, le cui frizzanti e orecchiabili melodie ebbero subito un grande riconoscimento di pubblico e critica. Fu senza dubbio il talento più notevole della famiglia Strauss di cui fanno parte anche i suoi fratelli Joseph ed Eduard, come già dicevo prima. Il valzer è tradizionalmente uno dei bis alla sala dorata del Musikverein di Vienna, e uno dei brani fissi del Concerto di Capodanno: la prassi vuole che alle prime note il pubblico faccia partire un lungo applauso a cui seguono gli auguri degli orchestrali mentre il direttore d’orchestra pronuncia “Die Wiener Philharmoniker und ich wünschen ihnen Prosit Neujahr!” (l’abbiamo sentito per anni in televisione, comunque dovrebbe essere l’augurio di Buon Anno da parte dell’orchestra dei Wiener Philharmoniker…) In realtà An Der Schonen Blauen Donau in origine fu scritto in versione corale, ma risultò un fiasco, forse anche perché il testo esortava gli austriaci a festeggiare nonostante la situazione politica non fosse delle migliori. Invece, durante l’Esposizione universale di Parigi del 1867, in occasione di una cena offerta al personale del Figaro, fu eseguita la versione orchestrale, e risultò un vero e proprio trionfo, con addirittura venti bis di seguito. Da allora il successo del valzer non ha mai avuto interruzioni: per esempio il cinema lo ha utilizzato nella colonna sonora di moltissimi film fra i quali, solo per citare i più celebri, 2001 Odissea nello spazio del 1968 e Titanic del 1997. EDVARD GRIEG – PEER GYNT, SUITE N. 1 OP. 46 IL MATTINO (MORGENSTEMNING) Peer Gynt non è un’opera, come talvolta si pensa, ma un poema del grande scrittore norvegese Henrik Ibsen, che chiese al compositore Edvard Grieg di comporre una “colonna sonora” per la sua esecuzione pubblica (la prima fu nel 1876). Il mattino è diventato famosissimo e usato in molte declinazioni: in Italia divenne familiare a tutti negli anni Settanta per una pubblicità dell’Olio Sasso. Ricordate? L’attore Mimmo Craig faceva sogni inquieti in cui era grassissimo, ma per fortuna si svegliava in perfetta forma canticchiando “… e la pancia non c’è più!” grazie all’olio che nutre e non ingrassa. Ora fa addirittura tenerezza, ma all’epoca lo canticchiavamo tutti. Tornando al Peer Gynt, ascoltandolo scoprirete che tutti i brani sono meravigliosi: all’interno della stessa suite, per esempio, c’è anche Nell’antro del Re della Montagna, altro brano più che noto, in cui le streghe e i troll sono rappresentati da fagotti, violoncelli e contrabbassi che scandiscono, con i loro suoni gravi e poderosi, l’inizio di questa marcia inesorabile che trascina tutta l’orchestra in un potente crescendo. FREDERIC CHOPIN – NOTTURNO PER PIANOFORTE IN MI BEMOLLE MAGGIORE OP. 9, N. 2 Notturno Op. 9 N. 2 è una composizione per pianoforte di Fryderyk Chopin, composta fra il 1829 e il 1830. Ascoltando questo brano si viene subito trasportati in un’atmosfera romantica e sognante: il morbido appoggio delle note basse, la melodia ispirata, la sua straordinaria efficacia espressiva sono inconfondibili. L’accompagnamento, sempre uguale, è affidato alla mano sinistra del pianista, mentre la mano destra esegue un tema raffinato e onirico, con le sfumature timbriche di estrema delicatezza che hanno fatto grande Chopin. La composizione procede ripetendo il tema iniziale, sempre arricchito di nuovi elementi melodici e malinconici, quand’ecco che all’improvviso, verso la fine, la melodia diventa più aggressiva inserendo un breve episodio drammatico che, gradualmente, riporta l’ascoltatore verso la delicata malinconia dell’inizio, per concludere sui morbidi accordi finali. Un’opera di carattere decisamente salottiero, che si può considerare senza dubbio fra i pezzi più conosciuti ed eseguiti del repertorio pianistico; è stato molto amato anche da Chopin stesso, che lo eseguiva spesso con continui nuovi interventi sul tema quando insegnava agli allievi, tanto che oggi ne possediamo almeno quattordici varianti differenti. Provate ad ascoltarla e cercate di distinguere il percorso che ho evidenziato: troverete di certo altre sfumature, diversi punti di vista, emozioni differenti. ANTONIN DVOŘÁK – SINFONIA N. 9 IN MI MINORE OP. 95 B178 “DAL NUOVO MONDO” Fu composta nel 1893 da Antonín Dvořák, (il grande compositore boemo 1841-1904) a New York, ed eseguita in prima assoluta alla Carnegie Hall il 16 dicembre di quello stesso anno dalla New York Philharmonic ottenendo enorme successo. Dvořák, illustrò il titolo dell’opera spiegando che si riferiva semplicemente a «impressioni dal nuovo mondo»; ancora nel corso della stesura affermò che «l’influenza dell’America può essere avvertita da chiunque abbia “fiuto”». E in effetti la presenza di melodie tratte dal folclore americano è innegabile; nel primo tempo appare lo spiritual Swing low, sweet chariot, mentre una generica ispirazione “indiana” si trova negli altri movimenti. La sinfonia Dal Nuovo mondo è davvero famosissima, e l’avrete certamente ascoltata in numerosi film e spot. Neil Armstrong la portò addirittura con sé durante la missione Apollo 11, la prima con atterraggio sulla Luna, nel 1969; mentre, in ambito italiano, per alcuni anni è stata utilizzata da Rai Uno come sigla introduttiva ai Gran Premi automobilistici di Formula 1. PËTR IL’IČ ČAJKOVSKIJ – CONCERTO PER PIANOFORTE E ORCHESTRA IN SI BEMOLLE MINORE OP. 23 È difficilissimo scegliere tra le numerose e magnifiche composizioni di Čajkovskij (il cui nome sarebbe in cirillico ma è stato trascritto in moltissimi modi diversi: il più comune è Pëtr Il’ič Čajkovskij, ma spesso troviamo Ciajkovskij, Ciaikovski o Tchaikovsky). Nacque in Russia nel 1840 e morì nel 1893, a soli 53 anni, in circostanze misteriose: ufficialmente dissero che era deceduto causa del colera, ma è stato ipotizzato il suicidio per contagio volontario o avvelenamento. Čajkovskij soffriva di depressione e la società dell’epoca non accettava la sua omosessualità: due elementi che potrebbero averlo indotto o addirittura costretto al suicidio. Ma tutto resta avvolto nel mistero, al contrario delle moltissime sue composizioni che sono assai conosciute, come Lo Schiaccianoci, le melodie della Sinfonia N. 6 o l’Ouverture 1812 (quella del film V per Vendetta, per capirsi).
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