Da quando Stiles si era sentito male erano trascorse un paio di settimane, tutto sembrava essere tornato alla normalità, ma il ragazzo sapeva che non sarebbe durato molto, era già capitato prima che tutto fosse sparito per un lungo periodo, non aveva mai fiducia nella "normalità", soprattutto da quando Derek Hale era entrato nella sua vita.
Derek.
Quel nome lo tormentava, non riusciva a toglierselo dalla testa, ma non era solo lì. Era nella pelle e nelle sue ossa, era marchiato in ogni fibra del suo corpo.
Corpo che ormai iniziava a risentirne delle sue notti in bianco, della perenne tensione e della continua agitazione che non lo faceva rimanere fermo per un solo minuto.
Anche in quel momento che era in macchina con Parrish, non smetteva di mangiarsi la pellicina intorno all'unghia, nonostante fosse un semplice controllo alla casa di cura Eichen House, sentiva che qualcosa non andava, come se ci fosse un dettaglio fuori posto, ed ogni volta che si sentiva così appariva l'uomo dei suoi incubi.
Scesero dall'auto e si diressero verso l'enorme cancello di ferro con la scritta della clinica, era davvero inquietante, nei film horror non accadeva mai nulla di buona quando si oltrepassava un cancello simile.
Entrati nell'edificio, un infermiere li accolse salutandoli con un sorriso poco sincero, era chiaro che non li volessero lì a frugare nei loro affari, questo comportamento non fece che aumentare la loro curiosità, perciò avrebbero rotto le scatole più del dovuto.
Cominciarono con una semplice perlustrazione nelle stanze dei pazienti, in fondo se si trovavano in quel posto era perché era stato ritrovato un loro paziente morto al di fuori della struttura, il che faceva tutti loro dei principali sospettati, ma non avendo nessuna prova, si ritrovavano lì solo per qualche domanda formale.
Ovviamente tutte quelle occhiatacce facevano aumentare i minuti della loro visita.
Mentre girava per le camere, una voce di donna urlò il suo nome più volte, questa volta era sicuro che non lo stava immaginando, seguendo la voce si ritrovò in una specie di sotterraneo, era molto sospetto e inquietante per quella struttura, ovviamente tutto accadeva quando era solo e stranamente non riusciva a contattare il suo collega tramite radio.
La voce si faceva più chiara e più vicina e smise di chiamarlo quando si fermò davanti ad una cella di vetro, dentro c'era una ragazza dai capelli rossi, era bellissima, carnagione chiara, occhi verde scuro e labbra rossissime, nonostante fosse chiaramente trascurata, riusciva a mantenere una certa eleganza.
- Chi sei? – Chiese quasi spaventato Stiles.
- Stiles! SVEGLIATI! – Urlò la ragazza avanzando velocemente e sbattendo le mani contro il vetro. –SVEGLIATI E SALVACI! -
- Non capisco di cosa stai parlando e come fai a conoscere il mio nome? – Fece un passo indietro. – Chi sei? –
La ragazza emise un urlo che fece piegare il ragazzo per il fastidio. – Smettila di urlare! – Gridò poi.
- Svegliati! Aiuta Derek! Svegliati! –
- Derek? Cosa sai di lui? Parla chiaro dannazione! – Batté i pugni sul vetro, ma ormai la ragazza si era allontanata e si era messa in un angolo della cella. – Ti prego! Parla! –
- Non parlerà. – Un'infermiera era apparsa al suo fianco.
Stiles trasalì per l'improvvisa apparizione della donna, non aveva sentito un solo rumore provenire da dietro le sue spalle, da quanto quella donna era lì?
- Chi è questa ragazza? – Chiese in tono indifferente, non voleva che sentisse il suo enorme bisogno di sapere tutto su quella strana ragazza.
- È Lydia Martin, ha avuto un brutto incidente quando era al primo anno di liceo, lei e il suo ragazzo vennero aggrediti mentre noleggiavano un film. Non si è mai saputo cosa li attaccò. – Il ragazzo continuava a guardare la donna, era di una bellezza unica, la sua pelle aveva il colore della prima neve d'inverno, bianca, pura, liscia e sicuramente soffice, temeva che sfiorando la sua pelle, essa potesse distruggersi o sporcarsi. Anche i suoi capelli erano bianchi, eppure non doveva avere più di trent'anni, che fosse così dalla nascita? Era certo che nessuna tinta potesse raggiungere quella purezza e quella brillantezza. Gli occhi erano neri, con una profondità che lo spaventava, come se in quelle iridi ci fossero anni di storia.
- Lydia Martin? Ricordo della sua storia, era una mia compagna di classe. – Come aveva fatto a non riconoscerla? Era stata la sua prima cotta, era perso per quella ragazza, come si era ridotta in quello stato? – Perché è rinchiusa qui sotto? –
- È pericolosa per sé stessa e per chiunque le stia accanto. – Spiegò gelidamente la donna. – La riporto dal suo collega. - Aggiunse dopo, spostandosi per fare strada all'agente.
- Ricorda. Svegliati. Aiutalo. Stiles. – Lydia continuava a ripetere queste parole in una sorta di cantilena.
Dopo aver raggiunto il suo collega, Stiles mise da parte l'incontro con la sua ex compagna di classe, era chiaro che lei lo avesse riconosciuto, ma on era chiaro cosa volesse dire con "aiuta Derek", lo sapeva che quella sensazione che aveva avuto prima di entrare non era da ignorare.
Pensò di ritornare per parlare con la ragazza, ma era chiaro che se fosse tornato, loro non gliel'avrebbero fatta vedere, aveva questo sospetto, secondo lui era stata messa lì per nasconderla e no perché un pericolo.
Avrebbe indagato su di lei una volta rientrato in centrale.
Ovviamente tutto era sparito sull'incidente della ragazza, c'era solo un documento che spiegava che lei e il suo ragazzo, Jackson Whittemore, si erano fermati per noleggiare un film e mentre lui era dentro, qualcuno li aveva aggrediti, prima lui e poi lei.
La ragazza sconvolta aveva descritto l'assalitore come una bestia nera enorme.
Stiles si era soffermato sulla descrizione, dopo aver visto il giovane Derek cambiare aspetto, poteva davvero prendere sul serio quella descrizione? A cosa stava pensando? Quello era stato un incubo, non poteva davvero credere a quello che sognava.
Stampò il documento, non era stato molto utile ma era comunque un collegamento a quello che gli stava accadendo, era meglio non ignorarlo del tutto.
Dopo aver stampato la sua copia, provò a cercare Jackson, ma sembrava che il ragazzo fosse sparito da Beacon Hill dopo l'incidente, si era trasferito a Londra, stranamente rintracciarlo era impossibile, ma non si sarebbe arreso.
Non ora che aveva aggiunto una persona alla lista delle stranezze, una persona vera, in carne ed ossa, anche se era rinchiusa in una casa di igiene mentale.
Era comunque un passo avanti dopo mesi in cui aveva brancolato nel buio più assoluto, credendo di essere pazzo.
Forse se fosse riuscito a parlare con Lydia, poi avrebbe potuto raccontare tutto al suo migliore amico, così non avrebbe rischiato di finire in una cella accanto a lei.
Una volta rientrato a casa, aggiunse la copia del documento nel fascicolo che teneva nel cassetto del suo studio, un fascicolo con tutto quello che aveva trovato sulla famiglia Hale, sulla casa e su quello che aveva sognato, aveva trascritto tutto quello che ricordava.
Richiuso il cassetto, dopo essersi soffermato ad osservare qualche secondo in più sul fascicolo, raggiunse la cucina per iniziare a preparare la cena, sentiva come se si stesse finalmente avvicinando a qualcosa.
Dopo cena salì in camera da letto, accompagnato come tutte le sere dal lupo, anche se effettivamente anche lui andava contato come prova in carne ed ossa, era convinto al cento per cento che lui fosse collegato a tutto quello.
Prima di addormentarsi, le parole di Lydia gli tornarono in mente, ma gli tornarono come una litania che lo fece addormentare.
Ricorda. Svegliati. Aiutalo. Stiles.
Ricorda. Svegliati. Aiutalo. Stiles.
Sogno
Stiles adulto si ritrova a guardare tutto da lontano.
Riconosce sé stesso e Scott, in giro nella riserva, ascoltando i loro discorsi erano andati lì per cercare la metà di un cadavere.
Guardando lui e il suo migliore amica, poteva capire che l'età era quella del liceo, dai suoi capelli rasati poteva capire che erano al primo anno.
Non ricorda di essere mai andato nel bosco a cercare pezzi di cadavere, come non ricorda che usciva con Scott per giocare di notte nel bosco. Si guardò intorno per capire dove si trovasse esattamente, ma vedeva solo alberi. Non doveva essere distante dalla villa però, non sapeva come faceva a saperlo.
Era un ricordo rimosso o un sogno?
Rimase in silenzio e seguì quei due ragazzi, spettri di un passato che non ricordava.
- Dobbiamo farlo per forza? – Scott si stringeva nella sua felpa rossa.
- Dici sempre che in questa città non succede mai niente. – Stiles andò avanti con la torcia, eccitato per la grande avventura che li aspettava.
- Volevo riposare per la partita di domani. – Piagnucolò il moro.
- Stare in panchina è davvero stancante. – Commentò il castano.
Lo Stiles adulto sorrise per la scena che si presentava davanti a lui, erano davvero due sfigati al liceo, Scott con la sua asma e lui l'iperattivo rasato, anche se dal terzo anno aveva smesso di tagliarsi i capelli.
Guardare il suo migliore amico con l'asma però gli fece venire qualche dubbio perché Scott non soffre d'asma da un sacco di tempo, una persona asmatica come lui può guarire? Forse era causata da qualche problema psicologico? Doveva chiederglielo.
La loro avventura finì subito perché lo sceriffo li aveva beccati, anche se lui aveva coperto Scott e il padre stava riaccompagnando a casa solo il figlio.
Convinto che si sarebbe risvegliato dopo che lo sportello dell'auto si fosse chiuso, si stupì a dover osservare Scott che usciva da dietro l'albero e che rassegnato cercava di tornare verso casa.
Però qualcosa andò storto, il ragazzo perse il suo inalatore e mentre lo cercava, una strana creatura nera lo aveva aggredito, mordendolo su un fianco.
- Scott! Scott! – Urlò con tutto il fiato che aveva in gola, dimenticandosi che non poteva interagire con quello che stava accadendo, che forse non era mai accaduto.
Si svegliò urlando il nome del suo migliore amico, era sudato e tremava per lo spavento, vedeva ancora quell'ombra nera che assaliva Scott.