Mentre era sotto il getto dell'acqua calda, il ragazzo non poteva fare a meno di pensare a quel sogno, non poteva essere accaduto realmente, ricorderebbe se il suo migliore amico fosse stato morso da una bestia del genere, ricorderebbe se fosse sgattaiolato di notte per cercare una metà di un cadavere.
Mentre si vestiva un enorme flash apparve nella sua mente, Lydia Martin era stata aggredita da qualcosa di simile, che la ragazza non stesse mentendo?
Una volta raggiunta la centrale di polizia, Stiles andò a cercare fra i vecchi file, che ormai conosceva a memoria, il documento su un cadavere diviso in due, ma come sospettava non trovò nulla, allora fece una ricerca per data, mise la sera in cui Martin e Whittemore vennero aggrediti dalla "bestia", per vedere se altri casi simili erano accaduti, non apparve nulla.
Durante la giornata si concentrò solo su quello, ma all'ora di pranzo decise di giocarsi la carta del padre.
- Papà ti ho portato il pranzo. – Stiles si sedette difronte la scrivania del padre.
- Ti serve qualcosa? – L'uomo aveva imparato a sospettare sempre delle gentilezze del figlio.
- No. Ho solo notato che stai approfittando del mio trasloco per mangiare cibo spazzatura. – Sorrise il ragazzo.
- Mentre mangio questo tuo delizioso pranzo senza sapore, vieni dritto al punto figliolo. – Lo sceriffo iniziò a mangiare un po' di cavolo bollito, conosceva troppo bene suo figlio per credere che non volesse nulla.
- Ho uno strano ricordo in testa, ma non so se è vero o un sogno. – Il ragazzo diede un morso al panino. – Ricordi un caso di una persona divisa in due? –
- Quando sarebbe accaduto? –
- Quando ero al primo anno di liceo. –
- Non mi sembra, ricorderei un caso del genere, non sempre capitano persone divise in due. – Rispose il padre mentre vivisezionava il suo cavolo bollito.
Il ragazzo diede l'ultimo morso al suo panino e si alzò. – Finisci di mangiare il tuo pranzo. – Ed uscì dopo aver salutato il padre.
In qualche modo sapeva che non avrebbe ricavato nulla e sapeva anche che la sua unica possibilità sarebbe stata la ragazza dai capelli rossi, ma era anche certo che non sarebbe stato un gioco entrare ad Eichen come se niente fosse.
Dopo aver finito il turno pensò di passare prima dal supermercato a fare un po' di spesa.
Mentre girava per gli scaffali per cercare quello di cui aveva bisogno, un sussurro gelido lo aveva immobilizzato, mentre si girava lentamente per guardare la figura davanti a lui, la mano che teneva il carrello si staccò, facendolo scivolare in avanti, non si stupì di vedere come quell'oggetto di metallo oltrepassò la figura trasparente di Derek Hale.
- Stiles. – Disse l'ombra.
- Cosa devo fare? – Chiese più a sé stesso che all'uomo davanti a lui, stupendosi di come quella situazione stesse diventando la normalità per lui. Mosse un passo in avanti, voleva vederlo da vicino.
- Sei l'unico che riesce a vedermi e a sentirmi. – L'uomo mosse un passo verso il ragazzo. – Non so dove mi trovo, aiutami ad uscire da questo posto senza luce. – Mentre parlava continuava a camminare, fino ad attraversare il corpo solido di Stiles, che quando si girò per vedere dove fosse, notò subito che non c'era più.
Mentre stava posando la spesa nella macchina, ripensò al suo incontro con Derek, non erano stati molti finora, ma quello era la prima volta dove aveva parlato e finalmente aveva chiesto il suo aiuto, certo era assurda come richiesta perché non aveva idea di cosa stesse parlando.
Un posto senza luce.
Le ipotesi di Stiles si distruggevano con la stessa velocità con il quale si formavano, la più gettonata nella sua mente era il "Limbo" ma era troppo irreale, perché per essere nel limbo bisognerebbe essere morti e quindi avrebbe dovuto cercare un cadavere, avrebbe dovuto far risorgere Derek Hale? Non aveva senso tutto quello perché lui non era capace di far tornare in vita i morti.
Ad un incrocio vicino casa sua, vide una ragazza con lunghi capelli rossi correre verso la riserva di Beacon Hills, pensò che Lydia Martin fosse riuscita a scappare dalla casa di cura, accostò subito e scese dalla macchina per inseguirla.
La fanciulla davanti a lui era Lydia, aveva gli stessi stracci bianchi ed era pieni nudi, gridò più volte di fermarsi e di rallentare, che quella era una notte molto fredda e non era sicuro girare per la riserva mezzi nudi.
Gridare quel nome in una notte fredda gli fece avere un orribile déjà-vu che scacciò subito dalla mente.
Ad un certo punto Lydia si fermò davanti ad un enorme tronco tagliato.
- Grazie a dio ti sei fermata. – Stiles era con il fiatone, mentre si avvicinava lentamente alla ragazza, sfilò via il suo giaccone. –Mettiti questo addosso, starai gelando. –
La ragazza si girò lentamente, sembrava stesse per dire qualcosa, ma l'unica cosa che uscì dalle sue labbra fu un assordante urlo che fece piegare in due il ragazzo, che provò a coprirsi le orecchie per cercare di bloccare quel suono.
Qualcosa non andava, la vista si stava appannando e prima di perdere del tutto i sensi, sentì nuovamente quelle parole.
Ricorda. Svegliati. Stiles.
Era nuovamente in quel mondo strano che continuava a sognare da mesi, era dove era crollato a causa dell'urlo ultrasonico della ragazza, quella roba l'aveva vista solo nei fumetti, forse era quello il suo problema, ne aveva letti troppo.
Davanti a lui c'era ancora quell'enorme tronco tagliato, doveva essere molto antico pensò il ragazzo, c'erano un sacco di cerchi, chissà perché era stato tagliato, non riusciva a vedere bene per via del buio, doveva essere notte.
La sua attenzione venne catturata da alcune voci.
Si guardò intorno per cercare un posto dove nascondersi, ma poi si diede dell'idiota, lì non lo vedeva mai nessuno. Fece solo qualche passo indietro
Tre ragazzi, tre liceali per la precisione si stavano avvicinando al quel grosso tronco, il buio impediva di vedere i loro volti, fece un passo in avanti per vedere almeno i due ragazzi che aveva davanti, la terza figura doveva essere una ragazza, ma era più distante.
Il primo volto a riconoscere fu quello di Scott, era tutto bagnato e sul suo braccio sinistro c'era un tatuaggio, due linee nere, non ricordava che ne avesse uno, ricordava che per un periodo si era fissato con il volersi fare un tatuaggio, ma sua madre glielo aveva vietato.
Si girò verso l'altro ragazzo, sapendo già chi avrebbe trovato, una versione di sé più giovane e così era, anche lui era bagnato dalla testa ai piedi.
Provò ad avvicinarsi alla ragazza, ma l'oscurità intorno a lei si intensificava, come se non volesse mostrarle chi era.
- Non sei tu a doverti ricordare di lei. – Lydia era dietro di lui. – Ho poco tempo. –
- Dove siamo? Perché vedo queste cose, non sono mai accadute. Cosa sta succedendo? – Stiles provò ad afferrare la ragazza per un braccio ma lei indietreggiò.
- Devi trovare Derek, solo lui può salvare tutti noi, hai già oltrepassato quella porta. –
- Quale porta? Di cosa stai parlando? Come fai a sapere tutte queste cose? –
- Non venire più a trovarmi. -
La ragazza scomparve e lui si svegliò a terra, in mezzo all'erba e alle foglie cadute, l'alba stava facendo il suo saluto nel cielo e con suo enorme stupore non era morto di freddo.
Il rumore di un legnetto che si spezzava lo fece scattare in piedi e d'istinto posò una mano sulla pistola d'ordinanza, ma per sua sfortuna l'aveva lasciata in auto, si diede del cretino.
I suoi battiti cominciavano ad accelerare, le mani a tremare leggermente, si ripeteva che non c'era nulla di cui preoccuparsi, poteva essere qualcuno che faceva jogging nella riserva.
Non appena vide un muso nero e degli occhi azzurri, si mise a sedere a terra per la tensione e la paura che aveva sentito.
- Cosa diamine ci fai tu qua? – Si aspettava davvero una risposta dal lupo.
Come se nemmeno l'avesse sentito, l'animale inizia a cercare qualcosa intorno al tronco tagliato e quando la trova inizia a grattare.
Stiles lo raggiunse per vedere su cosa stesse grattando l'animale e quando nota un'enorme porta di legno, lentamente fece spostare l'enorme animale nero e con molta delicatezza provò ad aprire solo un'anta.
Ringraziò il cielo di avere con sé almeno la torcia, anche se per illuminare quella specie di scantinato pieno di rami, polvere, ragnatele e terra.
- Nei film horror non si trova mai nulla di buono alla fine delle scale. – Disse a sé stesso il ragazzo.
Sceso l'ultimo gradino, si guardò intorno con più attenzione, quel posto gli era stranamente familiare, ma non capiva il perché, fece un piccolo giro, per cercare di capire perché conoscesse quel posto inquietante e al terzo giro capì dove si trovava.
Era lì che Derek aveva portato Paige, dopo che era stata ferita, era lì che la ragazza aveva esalato il suo ultimo respiro.
Un conato di vomito fece correre fuori il ragazzo, che non appena aveva sentito l'aria fresca sul viso, si lasciò andare e gli sembrò di rimettere tutto quello che aveva mangiato negli ultimi anni.
Dopo aver finito si sedette per un momento a terra, aveva bisogno di sentirsi su una superficie solida, tutta la riserva stava girando intorno a lui, il fatto che quel posto esistesse davvero voleva pur dire qualcosa, oltre al fatto che fosse collegato a Derek.