Dalla sua scrivania osservava il tramonto scendere sulla stazione di polizia, aveva scelto appositamente quel posto per l'enorme finestra che aveva al suo fianco. Mentre rileggeva gli ultimi rapporti che aveva scritto, la sua concentrazione andava al pensiero che presto sarebbe dovuto rientrare a casa. Aveva un vuoto nello stomaco.
La sua soluzione arrivò sorridendo e con un fascicolo nelle mani, Parrish era appena apparso davanti alla sua scrivania.
- Capiti proprio al momento giusto! – Stiles fece un grosso sorriso.
- Cosa ti serve Stilinski? – Il sorriso con il quale era arrivato era svanito alla velocità della luce.
- L'idraulico mi ha appena chiamato per dirmi che il problema era più grave del previsto ed ha dovuto togliere l'acqua a casa mia, in tutta la villa. – Stava mentendo e gli dispiaceva, ma lo faceva per la sua salute mentale e fisica.
- Ed io cosa centro? – Non era del tutto rilassato ancora.
- Puoi ospitarmi per questa notte? –
- Non ho problemi ad ospitarti, non capisco una cosa, perché non vai a casa di tuo padre? Non hai ancora la tua stanza lì? –
- La tengo, però non voglio dire a mio padre del piccolo problema tecnico, lo sai che non gli è andata tanto giù la somma dei soldi che ho speso e che devo ancora spendere per questa casa. – Il padre avrebbe capito da subito che era una bugia, lui stesso aveva assistito alle riparazioni idrauliche della villa.
- Vero. Immagino che tu debba passare da casa tua per prendere qualcosa. – Stiles annuì e rimase di sasso, non aveva pensato di dover tornare a casa per preparare un borsone per passare la notte da Jordan, che intanto era lì e stava ancora parlando. - Passo dal negozio indiano, prendo qualcosa per cena, ci vediamo a casa mia allora. –
- Perfetto! Grazie mille, non dovrai aspettarmi molto, solo il tempo di prendere qualcosa e dare da mangiare a Derek. – Si era quasi dimenticato del lupo.
Aveva davvero impiegato poco tempo a raggiungere l'amico, arrivarono nello stesso momento davanti la porta di casa e ridendo Jordan gli fece segno di entrare.
L'appartamento del suo amico era semplice, moderno e un po' minimalista, mentre i suoi gusti erano più classici. Tuttavia non gli dispiaceva tutto: c'era un enorme finestra al centro della sala, e lui amava gli spazi grandi e illuminati.
I due divorarono la cena. Fuori il lavoro erano ottimi amici ed evitavano sempre la formalità di chiamarsi per cognome, l'eviterebbero anche al lavoro, ma lo sceriffo era stato chiaro su quel dettaglio più di una volta. Mentre ripulivano la cucina, Stiles pensò a quanto era stato fortunato ad incontrare Jordan, legare con lui era stato molto naturale, quasi come accadde con Scott all'asilo, potrebbe definirsi qualcosa come "amicizia a primo sguardo".
Per la notte gli era stato preparato il divano nel salone che a lui piaceva tanto, adesso illuminato dalla luna. Jordan gli aveva chiesto se voleva oscurare la finestra ma lui aveva risposto prontamente di no, quella luce lo cullava.
Non appena si distese, tirò un grosso sospiro di sollievo, finalmente quella notte avrebbe dormito senza che nessuno spirito, ricordo o qualsiasi cosa infestasse quella villa, lo avrebbe infastidito con qualche apparizione macabra; quella notte ci sarebbe stato solo lui, un divano e tanto sonno arretrato. Non finì di pensare perché morfeo lo aveva preso fra le sue braccia morbide come fosse un bambino.
Pigramente portò una mano al cellulare, era sveglio e riposato, si aspettava di trovare il sole fuori dalla finestra ma era ancora notte: la luce del display era forte per i suoi occhi ancora addormentati, solo appena vi si abituò si rese conto che erano le quattro di notte.
Si mise a sedere sul divano, la rivelazione dell'orario lo aveva scocciato. Perché si era svegliato se stava beatamente dormendo?
Con la coda dell'occhio vide un'ombra davanti alla finestra, convinto che fosse il suo amico sia alzò per andargli incontro. Bene, non era il solo a non dormire.
- Ehi, Jordan! - Ma messa bene a fuoco l'immagine si morse la lingua, non era il suo amico, era Derek Hale.
Aveva le braccia incrociate e guardava dritto davanti a lui, non aveva detto nulla, nemmeno quando Stiles si era posizionato al suo fianco per accertarsi che fosse reale e non l'ennesimo sogno. Nemmeno lui disse niente, guardò semplicemente quell'uomo misterioso illuminato dalla luna, come se quella volesse abbracciarlo con i suoi raggi bianchi.
Sentiva uno strano profumo, gli pareva di essere nella foresta intorno casa sua, possibile che quell'odore provenisse da Derek? Gli venne naturale chiedersi se i fantasmi emanassero odori e se fossero tutti così forti e freschi, ma soprattutto vivi. Nel momento in cui chiuse gli occhi per concentrarsi sul profumo, lui parlò.
- Perché mi hai chiamato? –
Nell'esatto momento in cui spalancò gli occhi, Derek sparì e Jordan entrò nel salone.
- Nemmeno tu riesci a dormire per la sete? Sarà almeno la quarta volta che mi alzo questa notte. –
Anche la sua gola era secca, ma non per il cibo. Annuendo, si mosse lentamente per seguire l'amico e andare a bere un sorso d'acqua; ad ogni passo il suo cuore pulsava il doppio, i suoi muscoli erano leggermente irrigiditi: le parole di Derek martellavano nella sua testa, cosa voleva dire che lui lo aveva chiamato?
Quando uscirono da casa di Parrish, Stiles era ancora confuso per l'incontro notturno che aveva avuto. Avrebbe voluto passare da casa sua, ma temeva che sarebbe potuto accadere qualcosa di spiacevole; a volte sembrava che quella villa fosse viva, era come se percepisse la sua presenza e lo catalogasse come ospite fastidioso, per questo gli rendeva impossibile vivere lì.
Voleva davvero evitare di tornarci, ma si accorse che il giorno prima aveva lasciato la pistola di ordinanza e il distintivo, che per abitudine aveva tolto appena entrato in casa. Si armò di pazienza, mise la freccia e si diresse verso la villa; nel poco tragitto si rivide in un classico film horror, quelli dove all'inizio si vede la famiglia felice che trasloca nella nuova casa, senza sapere che è infestata da uno spirito maligno. Se c'è una cosa che quei film insegnano è che cambiare casa è inutile, lui ti seguirà ovunque tu vada, e la notte da Parrish lo aveva confermato.
Sul mobile dell'entrata c'erano la pistola e il distintivo, ma una volta lì decise di salire in camera a cambiare camicia. Dopo essersi vestito quella mattina si accorse che ne aveva presa una sporca e, imprecando la sua stupidità aveva accettato il sacrificio di passare la giornata con quell'indumento macchiato, ma una volta che era a casa che senso aveva continuare a tenerlo? Salendo i gradini due alla volta volò nella camera da letto, ma appena un piede passò la soglia, qualcosa accadde.
Sogno.
Intorno a lui c'era la sua camera da letto, ma capì da subito che non era il suo tempo, la donna seduta davanti alla tolette lo confermava. Talia Hale aveva lo sguardo sulle sue mani, si vedeva chiaramente che era pensierosa, che qualcosa la stava turbando.
- Che cos'hai fatto? – Un uomo dalla carnagione scura era entrato, ma la poca luce nella stanza non gli faceva vedere il volto chiaramente. – Talia, potevi danneggiargli la mente per sempre. –
- Ho fatto quel che ho fatto per tenere al sicuro mio figlio, quel luogo è pericoloso, ed io ho dovuto cancellarlo dalla sua giovane mente. – La donna si era alzata per sostenere lo sguardo dell'uomo.
- Spero che tu sia sincera, Derek altrimenti ha sofferto per nulla. – Era chiaro che a lui non era piaciuta la decisione di compiere quel gesto.
- Come osi parlarmi in questo modo? –
- Sono il tuo emissario, non un beta del tuo branco! Avresti dovuto parlarne con me prima di agire. –
- È di mio figlio che stiamo parlando, l'ho fatto per il suo bene! – Nonostante stessero litigando, lei era rimasta ferma come una statua, senza far trapelare nessuna emozione.
- Un gesto nobile da parte tua, ma ricordati una cosa: sei sua madre non il suo Alpha. – l'uomo le diede le spalle ed andò via.
Appena la porta si chiuse, la visione svanì. Stiles, che fino a quel momento era rimasto fermo ad assistere alla discussione, uscì.
Quel sogno ad occhi aperti lo aveva inquietato, in qualche modo aveva capito il motivo delle unghie nel collo, doloroso ma necessario per proteggere una persona che si ama.