Mentre era al lavoro, la sua mente si era calmata; era concentrato su un caso e tutto stava procedendo normalmente, era talmente preso che non si accorse della presenza del suo collega: quando questo lo chiamò per la terza volta, un piccolo spavento lo accolse, facendo ridere l'altro.
- Sei troppo concentrato oggi. – Commentò Parrish ridendo.
- Scusa se faccio bene il mio lavoro. – Sorrise Stiles.
- Il tuo telefonino scoppia per i mille messaggi che stai ricevendo, sicuramente è Scott. –
Stiles prese il telefono per controllare, era davvero Scott, gli chiedeva di uscire quella sera. – Indovinato! Si vede che sei il vice sceriffo! – scherzò il ragazzo.
- Divertente! Io almeno non chiamo il mio animale mentre dormo. Anche se non ne ho nessuno. Forse dovrei prendermi un gatto. –
- Come scusa? – Non credeva di aver sentito bene, quello che aveva appena detto Parrish lo aveva un po' preso alla sprovvista.
- Hai chiamato Derek per tutto il tempo in cui hai dormito, sei proprio affezionato a quel lupo. –
- Avrò sognato che mi saltava addosso, spero di non averti svegliato. – Il petto sembrava gli si stesse stringendo sul cuore, era stato davvero lui a chiamarlo. Se lo aveva chiamato mentre dormiva, non doveva ricordare di averlo sognato?
- Tranquillo, ti ho sentito solo perché mi ero alzato per bere. – Parrish posò una cartella con dei documenti dentro, poi se ne andò salutando il collega.
Si massaggiò le tempie, le novità che gli aveva portato Parrish non gli avevano fatto bene; il mal di testa si stava facendo sentire e non poteva che peggiorare nelle prossime ore, aprì un cassetto della sua scrivania e prese un flaconcino di pillole, ne ingoiò una, ma era sicuro che avrebbe dovuto prendere la seconda. Dopo qualche minuto riprese in mano il telefono e rispose ai messaggi di Scott, era meglio uscire quella sera, ne aveva bisogno, e come sempre il suo migliore amico sembrava avere il "sesto senso da uomo ragno".
Alle diciotto aveva finito il suo turno e come previsto aveva preso il secondo antidolorifico. Il mal di testa era sparito ed era pronto a salire in macchina e andare a prendere Scott. Stiles aveva sempre un cambio nell'armadietto della centrale, il cambio di emergenza. Non sarebbe tornato a casa a cambiarsi a costo di andare in un locale con la divisa, non avrebbe messo piede nella villa senza alcol in corpo, non quel giorno.
Dopo aver parcheggiato davanti la clinica veterinaria di Beacon Hills, attese qualche secondo prima di entrare, non voleva far notare a Scott che qualcosa lo preoccupava, anche se quel ragazzo aveva un fiuto migliore di quello dei lupi; fece un bel respiro, scese dalla macchina ed entrò. Il campanellino della porta segnalò la sua presenza e in un lampo Scott si era già gettato su di lui per abbracciarlo e stringerlo fino a non farlo più respirare. Deaton assisteva alla scena rassegnato, aveva visto quei due crescere e ormai li conosceva come un genitore.
- Scott, lascialo respirare! Come sta andando con il lupo? Crea molti problemi? – Il veterinario stava provando a salvare il povero ragazzo dalla stretta del suo collega.
- Non crea nessun problema, a volte tendo a dimenticare di avere un lupo per casa, è silenzioso, pulito e persino educato. – Scott aveva lasciato la presa e ascoltava il suo amico.
- Hai dato un nome a quell'animale? Non puoi chiamarlo solo lupo, è chiaro che ormai è tuo! – Il moro gli sorrise.
- L'ho chiamato Derek. – Rispose subito Stiles.
- Derek? – Deaton sembrò quasi impallidire, se non fosse per la sua carnagione scura. – Nome alquanto curioso per un lupo. – Commentò subito dopo.
Stiles stava per rispondere ma venne tirato da un braccio da Scott, non voleva perdere assolutamente tempo, quella sera sarebbe stata dedicata a loro due e al divertimento, fece appena in tempo ad udire Deaton che gli urlava qualcosa riguardo alcuni croccantini.
Entrarono nello studio personale del Dr. McCall, e ogni volta che leggeva la targhetta sulla porta gli veniva da sorridere: avevano fatto enormi passi nella loro vita e li avevano fatti sempre insieme. – Non l'hai ancora incasinato questo studio? – Si avvicinò alla libreria, piena di tomi di medicina veterinaria. – Tua madre ti sgriderebbe se vedesse quanto sei ordinato a lavoro, li hai persino messi in ordine alfabetico senza sbagliare! –
Scott sorrise e alzò il mento in modo fiero e orgoglioso di quello studio, pavoneggiandosi andò alla sua scrivania al centro della stanza e cominciò a raccogliere alcuni documenti per metterli nella sua borsa a tracolla. Rivedendo quell'oggetto, a Stiles venne in mente il giorno in cui la comprarono, più volte gli aveva ripetuto che non era adatta per un medico e che era più idonea una ventiquattrore, ma non ci fu modo di fargli cambiare idea.
- Com'è andata la serata da Parrish? – La domande lo fece sussultare, l'immagine di Derek fu la prima cosa che gli venne in mente, la scacciò subito via e per un secondo sembrò provare qualcosa di confuso e nostalgico.
- Abbastanza bene, si può dire che abbiamo fatto nottata, ma non per spassarcela, il cibo ci ha fatto alzare dal letto spesso per la sete. –
- Ultimamente passi il tuo tempo con Derek e Parrish, devo iniziare a preoccuparmi? – Scherzò il moro mentre si sistemava bene la tracolla.
- Dopo tutti questi anni vorrei provare qualcosa di nuovo e di diverso. – Stiles cominciò a passarsi la mano fra i capelli e a sospirare teatralmente. - Beh... non sei tu, è un problema mio... - Preso dallo scherzo non si accorse dello schiaffo amichevole che Scott gli diede.
- Smettila o ti ritroverai a farmi la corte sotto casa e non sono sicuro che mia madre apprezzerebbe. – Gli fece segno di uscire dalla stanza, era arrivato il momento di chiudere la clinica.
Il locale sarebbe sempre stato lo stesso, il "Sinema" che ormai cambiava insieme ai loro bisogni, da adolescenti era il locale per pavoneggiarsi ad adulti e a giocare a flirtare con chiunque passasse davanti a loro, mentre adesso era il locale adatto per chiudere fuori lo stress del lavoro e della vita: era perfetto per passare una serata piacevole.
Appena entrarono, il suono della musica li accolse come un abbraccio che scaccia via i pensieri, sui loro volti il sorriso si fece grande e luminoso, era proprio iniziata la serata "dimentichiamo tutto", così l'aveva chiamata Scott, e Stiles non poté che pensare che il suo migliore amico, ancora una volta, aveva capito che ultimamente c'era qualcosa che lo preoccupava e aveva organizzato tutto per farlo distrarre e alleggerire i suoi pensieri.
Era sempre stato così, sapeva tutto ancora prima che iniziasse a parlargliene, lui era il logorroico nella coppia, ma quando si trattava di aprirsi con qualcuno era il più taciturno dei due, per questo Scott aveva imparato a leggere nei suoi gesti quello che lui non diceva.
Mentre si dirigevano al bancone per ordinare il primo di molto alcolici, Stiles venne bloccato da una ragazza che gli aveva messo gli occhi addosso appena era entrato, Scott gli fece segno che sarebbe andato lui a prendere da bere e che lo avrebbe aspettato per iniziare.
Essere fermato dalle ragazze era diventata una novità degli ultimi anni: al liceo e al college non era mai stato popolare e onestamente non gli era mai importato di esserlo, sarebbe stata solo una seccatura per lui, come lo era in quel momento. Sospirò e con un sorriso liquidò gentilmente la ragazza, poi raggiunse il suo migliore amico che lo accolse con un bicchiere e con un brindisi diede il via alla loro serata.
Al terzo bicchiere, entrambi avevano iniziato a raccontare gli anni del college, ricordando soprattutto il giorno della partenza, era stata dura allontanarsi per cinque anni, i loro genitori erano disperati perché gli ultimi giorni li avevano passati a consolare i due ragazzi spaventati per la separazione. Lo sceriffo era stato anche geloso perché suo figlio era preoccupato di separarsi dal suo migliore amico e non da suo padre, era stato un duro colpo per l'uomo, che però poi sorrideva nel guardarli abbracciarsi e ripetersi che avrebbero superato anche questa prova che la vita gli aveva messo davanti.
Al quarto bicchiere per Stiles erano iniziati i problemi, la sua mente cercava Derek, per qualche strano motivo sentiva di volerlo vedere e parlare con lui, quasi come un bisogno primario, era un disco rotto "Dov'è?", "Perché non appare adesso", "Eppure lo sto chiamando ora". Per eliminare quella brutta sensazione decise di passare subito al quinto bicchiere e di resettare nuovamente tutto per tornare a godersi la serata.
Scott si era fermato al quarto e aveva ordinato qualcosa da mangiare, si era offerto di essere quello che a fine serata avrebbe dovuto guidare, perciò aveva raggiunto la dose di alcol che gli permettesse di essere abbastanza lucido per non andare a sbattere contro un albero, o qualsiasi altra cosa ci fosse sulla strada.