Quando Stiles riaprì gli occhi la prima cosa che vide fu un piede di Scott sulla sua faccia, li richiuse per qualche momento per fare mente locale di dove si trovasse e del perché aveva i piedi del suo migliore amico sul suo volto, ogni volta che richiamava le immagini della serata, un mal di testa si faceva sentire, perciò decise che era inutile provare a ricordare e di alzarsi per andare in bagno e prendere qualche aspirina. Alzarsi senza svegliare il suo migliore amico era facile, nemmeno la fine del mondo lo avrebbe svegliato, il problema era stato alzarsi senza cadere a terra.
Lentamente raggiunse il bagno e andò dritto al mobile delle medicine, mentre prendeva il flacone dell'aspirina si guardò allo specchio per un momento, la sua faccia era davvero uno schifo, ma almeno la servita era servita davvero a qualcosa, per qualche ora aveva dormito e non aveva visto nessuno e pensato a niente se non a divertirsi.
La doccia aveva lavato via la stanchezza causata dalla sbornia, era nuovamente diventato lucido e abbastanza sveglio per scendere a preparare la colazione, solo il profumo del cibo avrebbe svegliato Scott e avrebbe avuto molto fame.
Al centro della cucina ad aspettarlo c'era il lupo che non sembrava molto felice di rivedere il suo padrone, sembrava quasi che stesse per iniziare con una ramanzina. – Anche tu inizi ad essere geloso? – Stiles era davvero preoccupato per aver ferito i sentimenti dell'animale. – Ti chiedo scusa se ultimamente sembra che ti abbia trascurato, non accadrà più. – Derek non sembrava convinto, le scuse non bastavano. – Per dimostrarti che non ti ho dimenticato ieri, vado a prendere il mangiar che ho comprato ieri sera prima di dimenticarmi perfino come mi chiamo. – Vedere le orecchie muoversi alla parola "mangiare" per Stiles fu come essere perdonato. Divertito dal comportamento dell'animale, raggiunse subito la macchina per prendere il sacco di croccantini, voleva davvero farsi perdonare.
Quando rientrò in casa trovò l'animale sdraiato davanti alla ciotola, non trovarlo al centro della cucina arrabbiato era la conferma che lo aveva perdonato? Stiles sperò di sì non si fece attendere, versò subito una quantità abbondante di cibo e gli augurò buon appetito.
Il profumo del grasso di pancetta che bruciava, fu per Scott una sveglia molto efficiente perché Stiles se lo ritrovò seduto in cucina senza che se ne accorgesse.
- Quando si tratta di mangiare diventi un ninja, non ti ho visto entrare e nemmeno ho sentito che spostavi la sedia per sederti. – Commentò Stiles mentre gli porgeva il piatto pieno di cibo.
- Solo quando a cucinare sei tu. –
- Ti rendi conto che a insegnarmi a cucinare è stata tua madre sì? La mia cucina e la sua sono le stessa cosa. – Sorseggiò un po' di caffè calda dalla sua tazza con il logo di Batman.
- E tu l'hai superata! Preferisco la tua cucina alla sua. – Si sporse per prendere l'ultimo pezzo di pancetta rimasto.
- Ho notato che l'armadio dei liquori è aperto, ieri abbiamo continuato qua la festa? –
- Hai voluto continuarla qua. – Il cambiamento del volto di Scott non passò inosservato a Stiles e sapeva cosa comportava questo.
- Non mi va di parlarne al momento. – Preferì anticiparlo. – Non è che non voglio parlartene è che non so nemmeno io cosa mi stia succedendo. –
- Capisco. – Rispose l'amico con un sorrido dolce. – Aspetterò pazientemente che tu sia pronto. – Finito di parlare si diresse verso il lupo. – Vedo che ti sono piaciuti i croccantini che ho fatto comprare al tuo padrone. – Gli fece qualche carezza prima di alzarsi e di andare a vestirsi. – Mi devi riportare a casa, non posso presentarmi con i vestiti di ieri a lavoro. –
- Fai con calma, tanto oggi ho il turno di notte. – Si versò una seconda tazza di caffè. – Perché mi guardi in quel modo? Non vuoi farmi più uscire da casa? – Parlare con Derek non gli sembrava più molto strano, soprattutto perché gli sembrava che lui capisse quello che diceva.
- Parlavi con me? – Scott era tornato in cucina ed era pronto.
- Parlavo con Derek, sai che mi ascolta e mi capisce più di te quando gli parlo? –
- Fottiti! Derek vuoi venire con noi? Così tieni d'occhio il tuo padrone. – Senza farselo ripetere due volte, l'animale andò dritto davanti alla porta e attese che loro lo raggiungessero.
- Te l'avevo detto che è più intelligente di te. – Fece spallucce Stiles per poi scoppiare a ridere nel vedere l'incredulità sul volto del suo migliore amico. –Andiamo dai, è un tipo impaziente, non gli piace aspettare. –
Mentre usciva con la macchina dal vialetto, si soffermò a guardare la villa per un secondo, sembrava che tutto fosse normale, una casa come le altre, in cuor suo, però aveva sempre saputo che quella villa fosse diversa e che qualcosa di magico l'avvolgeva, non era solo l'immaginazione di un ragazzino con la fantasia troppo sviluppata.
Scott gli strappò un passaggio anche fino alla clinica, voleva far vedere a Deaton che il lupo era ini ottime mani e che non c'era bisogno di preoccuparsi.
- Bentornati, pensavo di dovervi andare a cercare per Beacon Hills. – Commentò il veterinario. – Andata bene la serata? – Chiese poi divertito.
- Benone, ma non potremmo farne più, la moglie di Stiles è troppo gelosa. – Rispose Scott mentre apriva la porta del suo studio.
- Moglie? Mi sono perso un matrimonio? – Deaton non capiva.
- Parla di Derek. – Stiles apparve con il lupo al suo fianco.
- Continuo a non capire, ma con voi due è normale. – Si avvicinò al lupo. – Ti vedo in gran forma. – Gli fece una dolce carezza sulla testa. – Sai che il tuo nome vuol dire "sovrano del popolo", ti ha dato proprio un bel nome, sembra fatto apposta per te. –
- Veramente è come se lo avesse scelto lui il nome. – Questa volta Stiles vide chiaramente gli occhi di Deaton sgranarsi e il volto impallidire, la mano che accarezzava la testa del lupo si era bloccata non appena lui aveva finito di parlare. – Va tutto bene? – Domandò curioso.
- Sì, tutto bene, mi sono ricordato di dover controllare una cosa. –
- Stiles dov'è il collare? Non puoi portare un lupo in giro senza guinzaglio! – Scott non lo aveva notato prima questo dettaglio.
- Non ne ha bisogno. – Sbuffò seccato per la sgridata.
- Proprio tu che sei un poliziotto non metti nemmeno un collare con la targhetta al tuo animale? Che per inciso non è un barboncino ma un lupo grande quasi quanto te? –
- Derek lo vuoi un collare? – Stiles mimò il collare con le dita. Il lupo mosse la testa come per dare l'autorizzazione a Stiles di mettergli un collare.
- Vado a prenderne uno. – Disse Scott sorridendo, - quel lupo è davvero più intelligente di me. -
Deaton osservava silenziosamente da lontano, sembrava che quello che vedesse gli mettesse agitazione e preoccupazione, prima di girarsi e di lasciare del tutto i ragazzi soli, disse qualcosa fra sé "sembra che la quiete di qualcuno verrà scossa".
Il turno di notte alla centrale di polizia di Beacon Hills era come starsene a casa senza fare nulla, poche volte c'era stata una chiamata che allarmasse la centrale, per lo più erano chiamate su coniugi che litigavano per un'amante scoperta oppure qualche negozio chiamava perché un ragazzo sospetto stava fermo davanti alla vetrina.
Per quella notte Stiles era felice di potersene stare solo con i suoi pensieri, soprattutto dopo il comportamento sospetti di Deaton, quell'uomo era sempre stato molto enigmatico, ma perché pietrificarsi per il nome di un'animale, quante volte gli avranno detto che il nome del cucciolo è come se lo avesse scelto lui stesso? Qualcosa gli stava sfuggendo, ma cosa?
Lo squillo di un telefono lo fece sobbalzare dalla sedia, aveva scordato di essere a lavoro. Il collega rispose prontamente e non appena chiuse la chiamata disse semplicemente – Abbiamo un 10-56 a casa Lahey. – La mente di Stiles sembrò pietrificarsi, conosceva quel cognome e conosceva i precedenti di quella casa da quando era adolescente.
- Chi è il 10-56? – Chiese quasi terrorizzato.
- Il padre. – Rispose l'agente.
Alla guida dell'auto c'era Parrish, la sirena suonava e la sua mente volava ai ricordi delle superiori. Isaac Lahey era sempre stato un ragazzo semplice, era bello, il ragazzo che tutte le ragazze descrivono quando gli si chiede qual è il tuo ragazzo ideale, alto, capelli biondi e ricci, occhi azzurri, carnagione diafana, eppure non era nelle file dei popolari, era intelligente, ma non era nel gruppo dei secchioni che cercano di accumulare crediti per entrare in qualche università prestigiosa, era un ragazzo chiuso e riservato, poche volte aveva parlato con lui, anche perché solo Scott riusciva ad avvicinarsi quel ragazzo.
Non ci volle molto a capire il perché della sua personalità, dopo una partita di lacrosse i ragazzi andarono a spogliarsi per farsi la doccia e sulla schiena di Isaac risaltava un'enorme livido, intorno ad esso c'erano segni che sembravano essere stati lasciati da una cinta.
La notizia girò subito per i corridoi della scuola e poco tempo dopo la notizia dell'arresto del padre aveva fatto il giro di tutta la città, il ragazzo era stato affidato subito alla nonna materna che, dopo la morte della figlia, aveva chiuso i rapporti con quell'uomo.
Aveva sentito che il ragazzo era tornato, dopo che la nonna era deceduta, ormai era una persona adulta e indipendente, perché tornare da quell'uomo orribile? Dubitava che qualche anno di carcere lo avesse cambiato e lo avesse reso una persona buona, quelle persone non cambiano, hanno il marcio nel cuore.
Quando la volante arrivò a casa di Isaac, la sua porta era aperta e il ragazzo era seduto sui gradini, gli occhi rossi per le lacrime e non smetteva di tremare, sui vestiti c'era del sangue e anche sulle mani.
Stiles andò subito a parlare con il ragazzo, - Cos'è accaduto? –
- Si è sparato difronte a me. – Borbottò tremando. – sapevo che la malattia lo terrorizzava, aveva paura che sarebbe tornato quello di una volta, ma gli ripetevo sempre che non c'era da preoccuparsi. – Non finì di parlare perché i singhiozzi e le lacrime erano giunti, per quanto avesse provato a rimanere solido, alla fine quel ragazzo era crollato.
Stiles ora ricordava perché Isaac era ritornato dal padre, qualche anno fa gli era stato diagnosticato l'Alzheimer e lui era tornato per prendersene cura perché era l'unico familiare che gli era rimasto, nonostante il loro passato, aveva preferito restargli accanto, piuttosto che gettarlo in qualche casa di cura.
Una volta entrati in casa non era stato difficile confermare quello che aveva detto il ragazzo, ogni schizzo confermava la sua storia, il corpo e la pistola non erano stati spostati, solo la testa era stata girata, come aveva proprio raccontato Isaac all'agente che gli stava spiegando in quel momento le dinamiche, aveva segnato tutto sul taccuino nero.
Per loro alla fine si riduceva alla storia del taccuino, quel piccolo blocco che si riempie di appunti e poi finisce nello scatolone delle prove a fine caso, anche quella notte sarebbe stata trasformata in appunti su un banale e comune taccuino.
Se aveva capito bene, quell'uomo si è sparato perché l'Alzheimer lo avrebbe fatto regredire a quando era una bestia piena di rabbia che si sfogava sul figlio, forse si era sbagliato sul suo conto, il carcere lo aveva davvero aiutato o forse è stata la paura di morire troppo presto per colpa di una malattia di cui si conosce ancora troppo poco per avere una cura che faccia guarire completamente.
Stiles tornò fuori e lasciò fare alla scientifica, era il loro campo adesso, lui non poteva fare molto.
Isaac era seduto su un gradino accanto alla porta, era chiaramente a terra e non sapeva cosa dire in quelle circostanze, certo, se fosse stato un estraneo avrebbe tirato fuori l'addestramento, ma quando era una persona vicina, quelle parole fredde e distanti non servivano.
Si sedette al suo fianco e attese che il ragazzo finisse di piangere, doveva accompagnarlo in centrale per mettere tutto su carta e solo in quel momento per lui sarebbe stato l'ennesimo caso che si sarebbe gettato alle spalle, ma per Isaac sarebbe stato l'inizio di una vita senza il padre e l'inizio di una lunga serie di scartoffie da firmare.
Giunti alla centrale, fece entrare Isaac nell'ufficio dello sceriffo, preferiva fare tutto in silenzio, senza le occhiate dei colleghi che studiano il povero ragazzo e che commentano sottovoce, Beacon Hills, poteva anche essere una delle più grande città del mondo, ma il pettegolezzo raggiungeva presto tutti e in poco tempo.
Isaac stava raccontando tutto nuovamente, questa volta la sua voce tremava di meno, Stiles ascoltava silenziosamente il racconto, e in un momento non fu sicuro di quello che vide, in un attimo di rabbia, gli occhi del biondo brillarono di giallo, era sicuro di quello che aveva visto, ma non volle crederci, perciò diede la colpa alla stanchezza e ai neon del distretto.
Non vedeva l'ora di tornare a casa, quella serata lo aveva scosso più del dovuto.
Dopo aver spillato tutti i fogli del caso, li poggiò sulla pila sulla sua scrivani e accompagno il ragazzo fuori la centrale, ad aspettarlo fuori c'era Scott, aveva dimenticato che gli aveva promesso di fare colazione insieme, quando guardò l'orologio si accorse che il suo turno era finito da almeno mezz'ora.
- Sei pronto? – Scott lo accolse con il suo solito sorriso.
Stava per sorridergli di rimando e dirgli che avrebbe dovuto aspettare qualche altro minuto, ma rivide nuovamente quella cosa che lo aveva fatto sussultare prima, gli occhi di Isaac brillarono nuovamente di giallo, non appena i suoi occhi incrociarono quelli del suo migliore amico, che in risposta brillarono di rosso.
Però Lahey non lo aveva visto, aveva distolto lo sguardo un secondo prima.
Stava diventando pazzo?
Scott si offrì volontario di accompagnare il loro ex compagno a casa, prima di farlo andare via gli diede il suo numero di cellulare.
Nel frattempo Stiles sarebbe tornato a casa per cambiarsi e farsi una doccia fredda, con la speranza che quel giorno non avrebbe visto occhi brillare.
Mentre stava fermo ad un semaforo, l'insegna del red moon attirò la sua attenzione, mise la freccia e cambiò velocemente strada, aveva bisogno di bere qualcosa di forte, anche se non era adatto per la colazione.
Appena entrato nel locale, non si stupì di non trovarlo completamente vuoto, nonostante fosse mattina presto, prese posto al bancone, il più distante possibile dagli altri clienti, non aveva voglia di parlare, molto di più da quella di voler rimanere solo con i suoi pensieri.
Mentre osservava i due gestori del bar scherzare fra di loro, un nodo nostalgico strinse il suo cuore, perché lo rattristava vedere Erika e Boyd in quel modo?
Quei due si sono innamorati al liceo e non si sono mai separati, era abituato a vederli ridere insieme. Non aveva mai legato con nessuno dei due, lei era troppa bella e lui era un giocatore di Lacrosse, perciò due mondi separati, anche lui era nella squadra, ma scaldava la panchina e basta, perciò un tipo popolare come Boyd non gli avrebbe mai rivolto la parola.
Una lacrima scese dal suo viso, c'era qualcosa di sbagliato in tutto quello.
Finì il suo whiskey d'un fiato, lasciò i soldi sul bancone, salutò i suoi vecchi compagni di liceo ed andò via, era davvero difficile rimanere lì dentro.
Ci mise un po' a riprendersi prima di mettere in moto la macchina, le lacrime non accennavano a smettere di scendere, vedere quei due ridere e abbracciarsi, lo aveva scosso troppo, era come vedere un'immagine sbagliata, come se le cose fossero andate diversamente.
Fece un grosso respiro, imponendo alle lacrime di smettere di scendere, mise in moto la sua macchina e si diresse a casa, lasciando inconsciamente un pezzo di cuore in quel locale.
Parcheggiata la macchina nel vialetto, Stiles scese lentamente dall'auto, i suoi occhi erano fissi sul sole che non era del tutto alto in cielo, persino quella luce ancora debole gli metteva nostalgia, come se non fosse la prima volta che vedeva il sole spuntare nonostante fosse appena trascorsa una notte orribile.
Ma quel giorno non era ancora finito per il ragazzo, non appena chiuse lo sportello dell'auto, il lupo attirato dal suono, lo raggiunse e non appena vide quegli occhi azzurri, tutta la stanchezza, la tristezza, il dolore e la frustrazione di quella notte e dei giorni trascorsi, fecero crollare il ragazzo che cadde in ginocchio a terra ed esplose in un pianto che gridava "basta".
L'animale si avvicinò lentamente all'umano che singhiozzava e in un tacito accordo, si fece abbracciare e rimase in mobile, aspettando che l'uomo si lasciasse andare del tutto, per poi potersi rialzare.
Dopo diversi minuti, Stiles si alzò finalmente in piedi, quello sfogo lo aveva aiutato a stare meglio, ma affrontare tutto quello da solo iniziava a sfinirlo psicologicamente, fisicamente ed emotivamente soprattutto.
- Ti va di andare a dormire? Non mi va di stare da solo oggi. – Stiles posò una carezza sulla nuca del lupo. – Sono felice di averti incontrato. – Disse prima di dirigersi in casa con l'animale al suo fianco.
Trascorsero dei giorni da quando aveva ricevuto la chiamata da casa Lahey, in quei giorni, Stiles fece di tutto per andare incontro al suo vecchio amico, anche se la parte burocratica l'aveva rallentata lui inserendo Francia, invece di Beacon Hills come residenza di Isaac.
Dopo aver risolto quel piccolo problema, il ragazzo aveva finalmente potuto seppellire suo padre.