Prefazione di Maria Masella

403 Words
Prefazione di Maria Masella Se già conoscete Matteo De Foresta, questa prefazione è inutile, quindi saltatela senza problemi e immergetevi nella nuova avventura del personaggio di Marvin Menini. Siete ancora qui? Benissimo. Cosa vi aspetta? È il sottotitolo a dirvelo: la chiave (fra l’altro nel romanzo c’è una chiave molto importante) è nella parola “avventura”, un’avventura narrata in prima persona e al presente perché chi legge viva quello che Matteo sta vivendo, senza filtri. Per fortuna del lettore il personaggio in cui è chiamato a trasformarsi è un tipo simpatico. Sì, ha molti difetti, ma li ammette senza esitare, mentre sembra intimidito dalle proprie virtù e cerca di minimizzarle. Ma la principale, l’assoluta fedeltà agli amici, si legge in ogni pagina. Vi dicevo che è un’avventura, avventura alla Dumas padre. Un eroe dominante, Matteo, viene attirato, suo malgrado, in un’indagine per aiutare un amico in pericolo. Inizia così un tumultuoso percorso a ostacoli che deve affrontare contando sull’aiuto del suo eterogeneo gruppo di amici, proprio come un moderno D’Artagnan con i fidi Athos, Porthos e Aramis. Del Guascone Matteo ha molti tratti distintivi: alterna impulsività e riflessione, cerca la giustizia anche a scapito delle leggi… È vivo. Ed è la sua vitalità l’elemento più interessante del romanzo. Leggiamo e vediamo in azione questo “ragazzaccio” che non si risparmia mai, in nessuna occasione. Vive sempre al massimo. Non è uomo da mezze misure. Tanto sicuro è nel territorio dell’amicizia quanto è incerto se deve affrontare i sentieri dell’amore. Chi scegliere? La ex moglie? Barbara? Clara? È abituato a confrontarsi e a vivere l’amicizia, sentimento non esclusivo, quindi gli è difficile gestire l’amore esclusivo per una donna. Perché non è il classico traditore seriale, no! Le ama tutte e due, forse tutte e tre, le vorrebbe insieme. Come insieme ha gli amici. Quando è con una, pensa all’altra… L’unico amore saldo e senza incertezze è per la figlia che, sdrammatizzando o forse come mascheramento, chiama “nana”. Sdrammatizza Matteo e usa l’ironia come mascheramento, anche nei momenti più pericolosi della sua avventura: sono ironiche le scelte di due location “molto tombali” e lo è l’ultima scena dal Monumento ai Mille, meta di pace spesso agognata, meta luminosa in un romanzo che si dipana nel Centro Storico con poche fughe all’esterno, poche ma significative. Da come lo racconta è chiaro che Matteo De Foresta, diciamo pure Marvin Menini, ama il Centro Storico, ci si muove con disinvoltura e ne conosce anche gli aspetti nascosti. E l’indagine in cosa consiste? Se volete saperlo dovete leggere il romanzo perché sull’indagine sarò muta come una tomba.
Free reading for new users
Scan code to download app
Facebookexpand_more
  • author-avatar
    Writer
  • chap_listContents
  • likeADD