26 Novembre Quanto siamo meschini, amica mia, se non possiamo essere giudici della nostra istessa felicità. Ti ho scritto una lettera che oggi è un'amara ironia, che non posso leggere senza piangere. Ascolta. Eravamo lì, alla finestra, silenziosi, felici, sognando. Tutt'a un tratto si udì rumore; Vigilante abbaiava. Si udì la voce di mio padre e quella di Gigi. Mi trassi indietro bruscamente, e chiusi la finestra. Tremavo tutta come se avessi commesso un gran fallo. Il babbo mi trovò a letto, avevo la febbre e mi durò tutta la notte. Giuditta non venne; la sentivo parlare nell'altra stanza; sembrava irritata e di assai cattivo umore. Il giorno dopo mi levai così pallida che il babbo voleva mandare pel medico. Più tardi la mamma mi chiamò nella sua stanza e al solo guardarla in viso mi sen

