Siamo rientrati a casa dopo un paio d'ore e, alla fine, è inutile stare a spiegare come abbiano preso la presenza di una Lauren sorridente e che parlottava al mio fianco, sia Ally ma, soprattutto, Harry.
E' stato un incontro quasi come uno scontro: come due auto che rischiano di scontrarsi frontalmente ma che all'ultimo secondo uno dei due decide di sterzare, prendendosi quindi soltanto di striscio. E, per fortuna, alla fine nessuno ne esce ferito. E così è stato. E' stato un sollievo, per me, vedere Harry ritornare di nuovo il ragazzo spensierato che era prima che scoppiasse tutto questo caos; abbiamo sorriso sia io che Ally quando i due migliori amici di sempre si sono abbracciati, e a quanto pare non succedeva ormai da un po', e ho trascorso dei venti minuti pieni, sotto gli occhi sconcertati di tutti i nostri compagni di scuola, a sfidare una coppia di compagni di scuola a Just Dance, con Lauren. A quanto pare, ho scoperto una cosa in cui qualcuno è decisamente più bravo di me; cosa che all'inzio, ovviamente, ha dato non poco sconforto a una perfettina come me: il ballo. E Lauren mi ha decisamente stracciata.
Non mi aspettavo decisamente nulla di tutto ciò ch'è accaduto: avevo programmato insieme a due amici di passare, finalmente, una giornata all'aperto dopo tanti giorni di agonia in casa, e mi sono ritrovata, invece, a trascorrere la giornata con un'altra persona in più, insieme a noi e, soprattutto, a stringere una sorta di "conoscenza" con l'ultima persona con la quale mi sarei mai aspettata.
In parole povere: la mia vita mi sta andando completamente al contrario rispetto a ciò che cerco di programmare, e ogni giorno mi sembra di risentire le parole di mia madre quando mi incita a vivere la vita più spensieratamente.
Sto per mettermi a letto, e ho appena acceso il PC per vedere un film su Netflix quando, rimboccandomi sotto le coperte, sento il telefono vibrare sul comò. Scarto subito Ally e Harry, perché sono andati via, dopo un'intera giornata passata come di routine insieme, appena venti minuti fa. E infatti, quando sblocco lo schermo trovo un messaggio di Lauren su w******p.
L: Cosa sta facendo la studentessa più brillante della scuola?
Scuoto la testa.
C: Niente ricerche, niente compiti. Semplicemente, letto e Netflix.
Apro la schermata della fotocamera e, dopo essermi sistemata meglio il PC sulle cosce scatto una foto alla schermata di Netflix.
Invio, e le spunte diventano subito blu. Attendo mentre digita una risposta, ma noto subito dopo che smette di scrivere. Mi acciglio un po', perché resto abbastanza perplessa, ma, subito dopo, vedo che mi ha risposto anche lei con una foto.
Quando la apro, riconosco subito il giardino di casa mia e mostra tra le mani due sacchi del Mc Donald's.
L: Harry mi ha detto che stai riprendendo pian piano a mangiare, e così avevo pensato di festeggiare.
Rileggo due volte il messaggio, e mi ritrovo a sorridere come una stupida, per la prima volta in vita mia, mentre si tratta di Lauren.
C: Mia madre ha il turno di notte. Quindi, direi che hai avuto un'ottima idea.
Apri il cancelletto da fuori, sto scendendo ad aprirti.
Indosso al volo il primo paia di scarpe che trovo e, mentre sto scendendo le scale, sento il campanello di casa suonare.
«Ciao», sorrido quando apro la porta. Mi scosto per permetterle di entrare, e mi accorgo che non è sorpresa mentre si guarda attorno; poi ricordo ch'è già stata qui, quasi una settimana fa, e che ha trascorso più di un'ora a disperarsi con mia madre in cucina. Mi chiedo se sia salita anche di sopra, mentre ero sprofondata in quel sonno fatto di dolore, e se abbia passato del tempo con me mentre non potevo vederla.
«Ho pensato di prendere un big mac e un mc chicken, nel caso uno dei due non ti potesse piacere. Sai com'è, non ero sicura dei tuoi gusti...» Dice, e quasi mi diverte vedere questa Lauren così diversa, così in difficoltà mentre cerca di fingenrsi non imbarazzata o in crisi nel stringere questa sorta d'amicizia con me.
«Tranquilla», la rassicuro, e penso che si stia sentendo in difficoltà già abbastanza, e che quindi sarebbe meglio non esagerare mettendoci del mio. «Mi piacciono entrambi, e detesto il pesce.» La informo, e non mi sfugge uno strano luccichio negli occhi quando sente l'ultima frase. Decido che non voglio indagare oltre.
«Vuoi che andiamo di sopra in camera mia, o preferisci che restassimo qui?» Le chiedo, dopo ch'è calato un pesante silenzio fatto di imbarazzo da parte di entrambe.
La vedo rilassarsi notevolmente, e subito dopo sorridere: «mi va bene in camera tua: così, nel caso dovesse rientrare tua madre, potrei sempr scappare dalla finestra.»
Non riesco a trattenermi, e scoppio a ridere alzando gli occhi al cielo. «Ceerto che siete proprio fissati con le finestre!» Dico, e so benissimo che ha capito a cosa sto alludendo.
La sento ridere dietro di me mentre faccio strada al piano di sopra e, nel momento in cui apro la porta della mia camera, la sento esclamare un: «sai com'è: tecniche del mestiere.»
Dopo un'ora e mezza, il film che abbiamo scelto - che, tra l'altro, è uno dei miei film preferiti in assoluto - abbiamo anche finito entrambe gli hamburger, le patatine che io adoro del Mc Donald's e due lattine di Coca Cola, dato che oltre all'acqua non posso approfittare spesso di bevande contenenti caffeina, teina o, peggio, alcol.
«Sul serio mi stai dicendo che non hai mai visto in vita tua cinquanta volte il primo bacio?» Le chiedo, mentre sorseggio dei sorsi d'acqua per mandare giù le medicine della sera.
Scuote la testa, mentre sbuffa un'altra boccata di fumo fuori dalla mia finestra : «no, e a quanto pare non mi sono persa niente», sghignazza, mentre io, ovviamente, non sono affatto d'accordo.
«Si vede che non hai la giusta prospettiva per guardare le cose», rispondo, con una nonchalancé nell'alzare le spalle.
Ridacchia. «E sentiamo un po', professoressa, quale sarebbe in quel film la giusta prospettiva per poterlo apprezzare?» Mi chiede, e io sorrido mettendomi subito dritta. O almeno, quello che già mi fa fare costantemente il busto, comunque.
E' come se mi avessero chiesto di spiegare la differenza tra il Sole e la Luna, tra una stella e una galassia, e attendevo che mi chiedesse qualcosa di simile, su uno dei miei film preferiti in assoluto, soltanto per poterne parlare e sprigionare fuori tutto l'entusiasmo che provo ogni volta che li rivedo.
«Allora...» Comincio, e sento subito Lauren sussurrare un: "oddio, sta per fare una di quelle sue spiegazioni plateali", ma la ignoro, perché sono ancora troppo entusiasta per aver rivisto il film. «Henry e Lucy sono il tipico esempio di coppia funzionale dalla quale tutti dovrebbero prendere esempio, e...»
«Sei seria?» M'interrompe, nemmeno un minuto dopo.
Sbuffo, e incrocio le braccia al petto per il fastidio che provo nell'esser stata interrotta. «Non sei d'accordo? Cosa ti fa pensare il contrario?»
Lauren mi guarda come se stessi scherzando. Scuote la testa: «voglio semplicemente farti notare...» Comincia, inspirando un'altra boccata di fumo, per poi espirarla di nuovo fuori. «Che un coglione che si fa legare inscenando un rapimento, o picchiare per inscenare un'aggressione, il tutto solo per attirare l'attenzione di una tizia ch'è seriamente intenzionato a volersi scopare, come tutte le altre a cui racconta cazzate, sarebbe da ricovero psichiatrico immediato.»
La guardo, mentre inclino la testa da un lato; un vizio che ho quando continuo a non essere d'accordo su qualcosa. O con qualcuno.
«E, sentiamo, cosa faresti tu per conquistare una ragazza che si dimentica di te ogni giorno della sua vita?» Le chiedo, e lei mi guarda come se stesse per dire la cosa più ovvia del mondo.
«Partiamo dal presupposto che non uscirei mai con una persona che si dimentica di me ogni giorno, perché sarebbe soltanto una sofferenza per me, e non sono così sadica da decidere di salire ogni giorno sul patibolo in modo diverso. E poi, di sicuro non mi farei pestare!»
Alzo gli occhi al cielo. «Come sei scontata! La verità, è che a tutti piacciono le cose facili, poi arrivano le prime difficoltà, quelle serie intendo, ed ecco che non siete capaci di gestirle perché vi scocciate di dover lottare, per meritarvi qualcosa. Fate esattamente tutti la stessa cosa che fanno i bambini: si rompe un giocattolo, e voi non cercate neanche di aggiustarlo che subito ne volete uno nuovo.»
«Ei, c'è una differenza bella grossa su quello che intendo io e quello che intendi tu.»
«Io non noto nessuna differenza», rispondo, alzando le spalle.
Scuote la testa. «E invece sì, perché stiamo parlando di due cose completamente diverse!»
«Non direi proprio.»
Lauren finisce di tirare l'ultima boccata alla sigaretta, per poi gettarla dalla finestra. Vorrei protestare riguardo l'inquinamento che causano i mozziconi di sigarette, ma mi mordo la lingua e sto zitta soltanto per non sembrare più cinica del solito. Prende la sedia dalla mia scrivania e viene a sedersi proprio di fronte a me, con le braccia che sporgono dalla testata dei piedi del letto, e i lunghi capelli neri raccolti da un lato.
«Quello di cui parlo io», riprende il discorso. «E' la differenza tra il capire quando una cosa può essere fattibile e quando, invece, no. Che vita puoi aspettarti da una relazione del genere? Non ricordarti di esserti sposato, di amare una persona, di avere addirittura dei figli. Dover svegliarsi prima che si svegli lei, senza mai godere dell'intimità di coppia nel risvegliarsi insieme. Dover scoprire, ogni giorno, cose sulla tua vita come, ad esempio, di essere una madre. Non riconoscere mai i tuoi figli, vederli come degli estranei ogni giorno perché non ricordi il loro colore preferito, non sai di cosa hanno paura, cosa gli piace fare e cosa non gli piace fare. Non poter svegliarti mai coi tuoi figli che vengono ad infilarsi nel tuo letto, perché avresti delle crisi isteriche. Tutto questo, per me, è puro egoismo. Per la vita di tutti. Quindi sei ancora convinta di quello che dici?»
«Non è egoismo. Molto spesso si dovrebbe vedere anche la felicità che provi ogni volta che lotti per quella persona, la soddisfazione e l'orgoglio di cui vieni ripagato ogni volta che la vedi innamorarsi, comunque, ogni giorno sempre di te. Tu invece sei mai sicura di aver provato mai qualcosa del genere per qualcuno?»
Mi guarda, per un attimo in silenzio.
«E tu, invece?» Mi chiede, ignorandomi. «Tu l'hai mai provato, invece, per esserne così convinta?»
«No...» Sussurro, abbassando lo sguardo. «Però, se devo immaginarmi quello che l'amore mi potrebbe donare, me lo immagino esattamente così.» Alzo lo sguardo, e noto che mi sta sorridendo appena.
«Allora dovremmo riparlarne quando succederà a entrambe», dice, dandomi dei colpetti sul polpaccio nudo.
Cala un improvviso silenzio, e la guardo mentre guarda l'ora sul suo orologio da polso. Ovviamente, anch'esso nero.
«Devo andare», dice, alzandosi. «Domani tu hai il rientro a scuola e quel colloquio col preside, mentre io... Be', in realtà, penso di restarmene a poltrire il più a lungo possibile.»
Mi alzo dal letto per prendere le cartacce dei panini da terra e i cartoni delle patatine, e lei mi aiuta prendendo le lattine ormai vuote di Coca Cola.
«Ti accompagno.»
Scendiamo le scale avvolte da un profondo silenzio, mentre si sentono il rumore dei nostri passi sul parquet. Mi apre i bidoncini della differenziata mentre butto la spazzatura, e mi prende una busta colma di plastica da buttare fuori. Restiamo in silenzio fino a quando non arriviamo davanti la porta. Ci guardiamo entrambe, e sicuramente sono convinta che anche lei, come me, non sappia cosa fare in questo momento. Dovrei salutarla con una stretta di mano? Abbracciarla? Salutarla e basta?
«Cerca di non poltrire troppo, domani», le dico invece, e mentalmente mi prendo a schiaffi da sola per la banale uscita che ho fatto. Cerco di tirare su un sorriso: «sì, insomma... Potrebbero revocarti l'espulsione.»
Scoppia a ridere, scuotendo la testa, e con un: «tranquilla, che ci rivediamo domani!» Mi volta le spalle, andandosene e continuando a scuotere la testa.
Mentre mi chiudo la porta alle spalle, penso a quello ch'è appena successo e arrivo alla conclusione che, forse, effettivamente un poco fuori di testa lo è. Poi, però, ripenso alle conversazioni che abbiamo avuto per tutto il tempo ch'è stata qui, anche mentre guardavamo il film, e mi ritrovo a ridere da sola mentre salgo in camera mia. Non potremmo essere più diverse di così.