Salutiamo la nonna e torniamo di corsa alla casa, con il ciondolo d’oro che scotta tra le mie dita. Appena entriamo nel salone, Benner afferra il vecchio carillon d'argento che avevamo trovato tra i pizzi e me lo porge con sguardo febbrile. Incastro il ciondolo nel meccanismo e, con uno scatto secco, il carillon inizia a suonare una melodia lenta e ipnotica. Il fondo si apre, rivelando una pergamena ripiegata con cura. È una mappa che indica una scogliera isolata poco lontano, dove sorge una piccola dependance a picco sul mare, mai menzionata nelle proprietà di famiglia. «Un rifugio tutto nostro, Leila,» mormora Benner, avvolgendomi i fianchi e leggendo le coordinate sopra la mia spalla. «Lontano da tutti, dove le uniche regole saranno le mie, e l'unico suono sarà quello delle onde... e

