capitolo 1: il sapore del caffè e i fantasmi del passato
Il silenzio dell'ufficio era stato l'ultimo rumore della sua vecchia vita. Leila aveva chiuso la porta dietro di sé senza voltarsi, lasciando che la routine asfissiante e i fogli Excel diventassero solo un ricordo sbiadito.
Aveva già in mente il suo desiderio non appena arrivata.. aprire una boutique alla moda di pezzi unici al mondo di vestiario ...
Mentre guidava la sua auto fuori dall'aeroporto, il paesaggio cambiava: il grigio del cemento cittadino lasciava spazio al verde familiare e alle colline dolci della cittadina dove era cresciuta.
Ogni curva della strada era un tuffo nella memoria alla fine erano passati ben dieci anni ... Quando finalmente imboccò il vialetto di casa dei nonni, il cuore le diede un piccolo scossone.
Una poltrona, un vuoto
Entrare in quella casa fu come attraversare un portale temporale. L'odore era lo stesso: lavanda, legno vecchio e un pizzico di cannella.
"Nonna?" chiamò Leila con voce tremante.
In soggiorno, seduta sulla solita poltrona vicino alla finestra, c'era lei. I ferri da maglia muovevano ritmicamente una lana color panna, intrecciando i fili di una coperta che sembrava non finire mai. La nonna alzò lo sguardo e i suoi occhi si illuminarono, circondati da una ragnatela di rughe gentili.
Tuttavia, accanto a lei, la grande poltrona di pelle marrone era vuota. Il nonno se n'era andato cinque anni prima, portato via da una malattia che non aveva lasciato spazio a trattative. Leila sentì una morsa al petto: vederlo mancare in quel quadro perfetto faceva ancora male, come una nota stonata in una melodia amata.
Pomeriggio di ricordi
Il resto della giornata scivolò via lentamente, lontano dalla frenesia che l'aveva perseguitata per anni.
Il caffè: Bollente e servito nelle tazzine di porcellana sbeccate.
I biscotti: Quelli secchi al burro, che sapevano di infanzia.
I racconti: La nonna le parlò dei vicini, del giardino e di come il tempo sembrasse essersi fermato in quel piccolo angolo di mondo.
Leila ascoltava, sentendo la tensione nelle spalle sciogliersi finalmente. Era a casa.
Verso il tramonto, Leila decise di uscire a recuperare le valigie rimaste in macchina. L'aria della sera era frizzante e portava con sé il profumo dell'erba tagliata. Chiuse la porta d'ingresso alle sue spalle, facendo un respiro profondo, ma si bloccò a metà.
Parcheggiata proprio dietro la sua auto, c'era una figura che non avrebbe mai immaginato di rivedere lì.
Un uomo si stava appoggiando alla portiera, osservando la casa con un'espressione indecifrabile. Quando i loro sguardi si incrociarono, il respiro di Leila si fermò in gola. Quegli occhi, quel modo di inclinare la testa... non era possibile.
"Benner?" sussurrò lei, quasi temendo che fosse un miraggio.
Era lui. Il suo compagno del liceo, l'ultima persona che si aspettava di trovare sul vialetto di casa sua dopo tutti quegli anni. Il passato non era solo dentro quella casa; era lì fuori, con le mani in tasca, che la fissava.