Brasile – Stato di São Paulo • Città di São Paulo – Venerdì 25 maggio 2018 • “Casa/Studio di Learco Learchi”
Il telefono dello studio squillò con trilli forti ed intermittenti, quasi preavvisando una “disgrazia incombente”.
«Alô, com quem estou falando?» aveva risposto Learco con la frase solitamente da lui usata in Brasile.
«Buon giorno, qui è la Uniavalon di Castellammare di Stabia…» aveva risposto, in lingua italiana, la voce giovanile della centralinista, proseguendo poi: «…la prego, resti in linea ché la Preside desidera parlarle…» poco dopo la voce della Presidente, con spiccato accento partenopeo, si era fatta sentire: «Buon giorno Learco, come state?»
«Bene, grazie, Signora Preside. A cosa debbo l’onore di questa telefonata? Non credo che lei mi stia chiamando, dall’Italia, solo per avere notizie sul mio stato di salute.
«È vero, non è questo il vero motivo.»
«Qual è? Coraggio mi dia la cattiva notizia!»
«La notizia non è né cattiva né buona. Volevo solamente chiedervi se siete disponibile per fare un viaggetto venendo qui presso l’ateneo.»
«Non lo definirei un viaggetto un volo della durata di quattordici ore. Prima di risponderle vorrei sapere che cosa bolle in pentola.»
«Un mio esperimento: ho selezionato e poi radunato in un’aula speciale alcuni discenti del biennio delle Facoltà di Giornalismo, di Lettere e Archeologia ed anche di Geologia. Il Professor Mannino, che voi avete conosciuto, ha introdotto l’argomento della ricerca che i giovani dovranno fare ma, forse ha parlato troppo o troppo poco e così è nato il problema.»
«Qual è il problema? Chiarisca meglio.»
«Il problema siete “voi”, mio caro amico. Ma probabilmente è più corretto dire “i vostri romanzi avventurosi”.»
«Cosa c’entrano i romanzi che ho scritto? Non ho mai pensato che potessero far nascere dei problemi.»
«Cerco di spiegarvi il mio punto di vista. Il Professor Mannino ha dato alcune tracce da seguire e tra queste ha indicato i romanzi da voi scritti. I ragazzi hanno richiesto di poter accedere alla biblioteca della “Editrice Virtuale Avalon” perché intendono leggere tutti i vostri romanzi.»
«Questo mi fa molto piacere ma non riesco ancora a identificare il nocciolo del problema. Mi dica un’altra cosa: su quale obiettivo si centra la ricerca in questione?»
La risposta tardava e Learco percepì una certa difficoltà della Presidente, per quanto è possibile capirlo per telefono e da una distanza di dodicimila chilometri. Dopo alcuni secondi, lunghi come minuti, la Presidente sospirò e rispose con un nome: «Akakor…» ma subito dopo esternò il proprio desiderio: «…vorrei che voi prendeste in mano la cosa venendo qui quale “tutor docente” aiutando i ragazzi in questa nuova esperienza.»
«Mi avete detto che il Professor Mannino si sta già occupando di questo.»
«Sì, anzi: no! Il professor Mannino ha semplicemente letto alcune notizie reperite su Internet ma, poi, ha gettato la spugna lasciando ogni iniziativa ai ragazzi stessi. Non è così che quell’Aula Sperimentale deve essere guidata. La prego venite alla Uniavalon chè abbiamo bisogno di una persona esperta nella formazione dei giovani, quale voi avete dimostrato di essere.»
«Non le nego di trovarmi spiazzato e non so che cosa risponderle. Il nome di Akakor mi spaventa non poco: chi si è occupato di quel mito, un giornalista tedesco di nome Karl Brugger, è stato assassinato nel 1984. Tutti i suoi appunti, i documenti e i fotogrammi scattati sono spariti, inspiegabilmente, dal proprio appartamento di Rio de Janeiro. Mi dia il tempo di abituarmi all’idea e di fare qualche ricerca su quell’antico impero sotterraneo.»
«Non sapevo nulla di questo giornalista tedesco e del suo assassinio ma concordo con voi e attenderò, accoratamente, la vostra risposta. Qualunque essa sia, capirò.»
Il “clic” di chiusura della conversazione telefonica indicò a Learco che la temuta “disgrazia incombente” si era appalesata, rovinandogli il fine-settimana.