AURORA
Mi piego in due o forse in quattro, per via del dolore causato dall'ennesima frustata di suor Candela.
Sono inginocchiata a terra, con le braccia aperte, su una specie di panca di legno.
Vivo in questo orfanotrofio da sempre.
Sono stata abbandonata dai miei genitori all'ospedale in una tipica giornata estiva.
Non ho alcun ricordo di quel giorno ovviamente.
Da allora vivo qui...
"Tra un po' compirai diciotto anni ragazzina, è bene che ti ricordi di restare a modo, e fare la brava ragazza quando sarai la fuori..." Sputa con sempre più cattiveria, colei che è stata il mio incubo per diciotto anni.
Altra frustata.
Altro dolore.
Ma io non oso fiatare.
Ho imparato a soffrire in silenzio, a piangere in silenzio.
Ho imparato perfino ad urlare in silenzio.
"Anche se sono sicura che non appena metterai un piede fuori da qui, diventerai quello che io sostengo da sempre.... Una puttana... Come quella che ti ha messo al mondo..."
Stringo le mani a pugno, ricacciando le lacrime che minacciano di uscire.
Eccolo un'altra cosa che non faccio da anni, da quando ero solo una bambina in pratica: piangere.
Non ho mai compreso il senso comunque, l'origine di tanta cattiveria verso di me.
Sono Aurora, e finalmente, tra qualche giorno andrò via da questo inferno.