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890 Words
1Venezia. Le dieci di sera. Ancora due ore. Poi sarà il ventuno febbraio: sarà Quaresima. Ti odio, bisbiglia Arlecchino dal Ponte di Rialto. Sorride a trentadue denti. Saluta con la mano, illuminato dai lampioni. Sua moglie, travestita da Dante Alighieri, va allontanandosi con il “Gruppo Amici dello Spirito Santo – Sezione di Cavàrzere”. Hanno partecipato a una festa in maschera, a cura del “Gruppo Amici dello Spirito Santo – Sede di Venezia”. Vi odio, sibila l’uomo vestito di rombi blu, gialli, verdi, rossi, neri, bianchi, azzurri. Ciao, merde! Ciao, deficienti! Continua a sorridere. Ad agitare la destra. A sibilare gentilezze che nessuno ode. Tranne lui. Dante e gli altri si sbracciano per ricambiare i saluti. Poi voltano l’angolo. Arlechín Batòcio scoppia a ridere in cima a Rialto. Due maschere sconosciute gli passano accanto senza meravigliarsi eccessivamente. Calpestano stelle filanti e coriandoli che domattina verranno gettati nell’immondizia. Nella realtà, il nostro Arlecchino si chiama Bepi Magón. Risiede a Cavàrzere, nella frazione di Rivà d’Adige. È un imprenditore che conta: titolare della Magón Laterizi srl, lo chiamano Il Re Del Mattone. «Ah ah ah… “Voglio vedere Venezia di notte”, ho accampato come scusa. “E come tornerai a casa?”, ha domandato La Professoressa Di ’Sto Par Di Balle. “Tornerò all’alba. In treno o in corriera”. Così, le ho risposto. E in un battibaleno mi sono liberato di…», li conta sulle dita, «...di otto stronzi! Ah ah ah!». Si frega le mani. «Fa freschéto, òstrega!... Volevo dire…». È rimasto segnato da un episodio occorso durante il servizio militare. «Fa freddino! Febbraio, febbraietto… corto e maledetto! … Ma si può resistere... Addio, febbraietti gelidi di una volta!». Dalla sommità del ponte, scruta il Canal Grande. «Che poesia…», commenta. «Il Canalàsso splende in modo sublime nelle notti di fine inverno. Ti voglio bene, Venezia mia!». Porta la destra all’orecchio. S-ciaf!, risponde con affetto la città più bella del mondo. S-ciaf!, le fa eco Il Re Del Mattone. S-ciaf!, insiste Venezia. Il Re lascia cadere il discorso: è impegnato a scattare dei selfie in cui sorride come da protocollo. Posta le immagini nei gruppi w******p “Amici dello Spirito Santo – Sezione di Cavàrzere” e “Amici dello Spirito Santo – Sede di Venezia”. Si sbriga ad azzerare i toni del telefono: non vuole essere disturbato dai Plin delle notifiche. E men che mai dalla Professoressa Dante Alighieri. Scende gli scalini. Percorre Salizzada San Pio X. Fa tappa in Campo San Bórtolo. Sei maschere plaudono ad Arlecchino che fa la riverenza alla statua di Carlo Goldoni. «Bene! Bravo! Bis!», esclamano gli astanti. Magón/Arlecchino dichiara: «Questo sì che era un letterato! Altroché!». Poi prende a vagare in Calle del Lovo. Con nonchalance. È un dandy sgargiante con maniche bordate di pizzo. Ne solleva una porzione. Guarda il suo Rolex d’oro. Le dieci e ventitré. Gli otto stronzi sono quasi arrivati al parchégio di Piazzale Roma. Otto stronzi. Che saliranno, rispettivamente… Don Pedofilo, Suor Manesca e Fra’ Finocchio sulla Yaris Hybrid donata da noialtri parrocchiani di Rivà d’Adige. Sulla Jeep Wrangler, i morosi-modello: La Nana Tutta Tana e Toni Il Figo. Sull’Audi A4 stra-usata, pagata tre soldi, quel mammone di Filippo Doppiasega e sua mamma Maria Spilorcia. Dulcis in fundo, la Professoressa Che Non Sa Fare Due Più Due Uguale Quattro (E Che Per Questo Insegna Lettere) poserà il suo culetto ispido sulla BMW X6 aziendale della Magón Laterizi srl. BMW aziendale, ribadisco. Così, dalla denunzia dei redditi potrò detrarre il carburante, il costo del parcheggio, l’usura delle gomme, eccetera, eccetera, eccetera. Tutto ciò che è detraibile, io lo voglio detrarre. Non ho intenzione di regalare un centesimo allo Stato. E quando ci riesco, evado. «Nossignori!», esclama Arlecchino in Campo San Luca. Può dire la verità, in virtù della maschera. «Io non pago fior di vitalizi ai politici! Ah ah ah!! Viva l’evasione fiscale!!». «Bene! Bravo! Bis!», approva il popolo mascherato. Tre quarti dei miei clienti saldano sottobanco, continua Magón addentrandosi in un sotopòrtego. Dichiaro meno della mia segretaria, io! Sbuca in una calle ben illuminata. Solitaria, però: non ci sono molti coriandoli in giro. Solleva nuovamente il pizzo. Le dieci e quarantatré. Riprende a meditare sugli “Amici dello Spirito Santo – Sezione di Cavàrzere”. Via, sulla Statale n. 309 Romea! Via! Ben oltre i limiti di velocità! A centoquaranta! A centottanta chilometri orari! A suonare, a sfanalare! Superando chiunque, fregandosene della doppia striscia continua! Finché il navigatore avverte: «Autovelox più avanti». Di colpo, bisogna rallentare a settanta all’ora. …Ma dopo il velox… Via! Via, òstr… accidenti! Via! Più veloci di prima! A duecento!! …È bello alzare gli occhi verso il tettuccio in vetro della X6. …Riveder le stelle… Libertà!, gioisce. Viva la libertà!! Bella, la libertà! Sì… Guarda l’acqua. La pietra d’Istria. I palazzi tutti diversi, tutti uguali. Finché… Oh! Oh! Oh! La libertà… Bella, sì… …Ma è assai più bello codesto capolavoro di Madre Natura! Mmm… Dio Santo… Semplicemente perfetto! …Che culo!! Poco più avanti una giovane avanza imperterrita. È ignara della maschera che incombe alle sue spalle. La Ragazza Dal Sedere Perfetto indossa Levi’s 501 decisamente anatomici. Un giaccottino in pile. Stretto, rosaceo. Stivali El Charro in pelle. Made in USA. Colpiscono il selciato. Fanno TAC! TAC! TAC!
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