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314 Words
5È miope. Dalla sponda opposta, strizza gli occhi. Un po’ di tempo fa ha rotto accidentalmente gli occhiali. Rimanda l’acquisto di un nuovo paio. Non ha neppure intenzione di procurarsi lenti a contatto. Fa senza. Anche se la sua grande passione richiederebbe il perfezionamento delle diottrie. Nonostante ciò, ieri pomeriggio L’Amante Dell’Arte ha fatto l’ennesima visita alle Gallerie Dell’Accademia. Provava delusione e rabbia. Si avvicinava troppo alle opere esposte. Provocava i richiami dei sorveglianti. L’allarme scattò in corrispondenza del più celebre dipinto di Giorgione. Viene chiamato La Tempesta, anche se nessuno ne conosce il titolo esatto. Nessuno lo conoscerà mai: Giorgione realizzò l’opera oltre cinquecento anni fa. Il suo significato autentico giace sepolto sotto una coltre di oblii plurisecolari. La Tempesta…, evoca nella notte L’Amante Dell’Arte. Dalla sponda opposta, immagina il quadro come se l’avesse davanti. Tempo fa, in un volume di Panofsky, lesse un’ipotesi circa il soggetto del dipinto. Illustrerebbe “Adamo ed Eva che allatta Caino”. No, sentenzia L’Amante Dell’Arte. Non regge. Nell’intero repertorio iconografico non esiste alcun Adamo vestito di tutto punto. *** Seduta su un prato, una giovane ignuda tiene in grembo un bambino. In piedi sulla sinistra, riccamente vestito, ecco l’uomo che difficilmente potrebbe essere Adamo. Scruta voglioso la ragazza-madre. Che non ricambia, però, l’interesse del maschio. Piuttosto, “Eva” è attratta da colui che osserva il quadro. Guarda chi guarda. Sorride all’osservatore più maliziosamente di quanto ci si aspetterebbe. Non finisce qui: oltre marmi infranti e alberi dalle chiome metà verdi e metà secche, ecco un fiume varcato da un ponticello. E una città lontana. E nuvole malvagie. Da cui scocca un fulmine. Il naso si avvicinò eccessivamente al lampo. Formarono un tutt’uno: la litania delle sirene isteriche, lo sguardo ambiguo della seduttrice, la saetta esplosa nel cielo di Giorgione. Camminando all’indietro, l’Amante Dell’Arte mormorava: Io ti ammazzo… Ti ammazzo, erdélyi…
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