Capitolo 3
«Non puoi usare i tuoi poteri magici per qualcosa di utile? O divertente? Tipo ghiacciare i margarita?» Lancio un’occhiataccia al nostro mixer rotto.
Sam sospira. «No, questa non è magia pratica.» Si acciglia frugando nella sua scrivania per trovare dei fiammiferi, mentre un mucchietto di salvia è appoggiato sopra il mio letto in attesa di essere bruciato.
«Non puoi dargli fuoco con la mente?»
«Purtroppo no.» Chiude un cassetto e ne apre un altro.
«Non è che facciamo partire l’allarme antincendio?» Annuso la pianta. «O veniamo arrestate perché fumiamo erba nella nostra stanza? Forse dovremmo aprire la finestra.»
«Buona idea.» Va a tirare su la parte inferiore.
«Fantastico. Ora l’intero campus penserà che fumiamo erba.»
«Smettila di lamentarti. Questa è proprio la ragione per cui lo stiamo facendo, per rimuovere la nube oscura di negatività che ti circonda.» Ha in mano una scatola di fiammiferi. «Pronta?»
«No, non muoio dalla voglia di puzzare come un tacchino il giorno del ringraziamento per il resto della serata.»
«Puoi farti la doccia prima che andiamo alla festa.»
È sabato sera e ciò significa pessima birra in un bicchiere di plastica.
«Un’altra festa? Non ci siamo torturate abbastanza questo semestre?» Mi spingo indietro, sopra il letto sgualcito, per appoggiare la schiena contro il muro.
«Sì, un’altra. La scuola è appena iniziata e devi liberarti di questa tua apatia sentimentale. Impegnati a trovare un ragazzo carino, a pomiciare in un angolo, a lasciare che ti tocchi le tette e, magari, a tastargli il culo.»
«Mi ricorda tanto il secondo anno. Però palpare il sederino di uno sconosciuto sembra piacevole.» Arriccio il naso. «Possiamo andarci subito?»
«Basta con questo sarcasmo. Stai zitta e ferma.» Sam accende la salvia e poi soffia sulla fiamma per farla ardere.
Tossisco e agito la mano davanti al viso. «E adesso?»
«Alzati in piedi.»
Le lancio un’occhiataccia, ma mi tiro su mentre lei fa ondeggiare la salvia intorno a me. Il fumo mi punge gli occhi, così li chiudo.
«Pensa a cose belle o, magari, evoca il tuo uomo perfetto. Aiuterà.»
Mi viene in mente il pacchetto con l’incantesimo d’amore che ho nella borsa. Sarah ha detto che il vero amore arriva quando meno te lo aspetti, quindi significa che non dovrei concentrarmi per farlo succedere? O invece è necessario evocare il mio uomo ideale? Tutta questa roba magica è confusionaria.
Faccio un profondo respiro e tossisco di nuovo, poi cerco di elencare come deve essere il ragazzo che voglio.
Intelligente.
Divertente.
Galante.
Che c’è? Mr Darcy è affascinante.
Fantastico, ora sto pensando a Colin Firth, che ha l’età di mio padre. Sbagliatissimo. Okay, Madison, concentrati.
Sam borbotta qualcosa sottovoce e mi fa girare per compiere il rituale anche alle mie spalle.
Dov’ero rimasta? Giusto…
Carino, ma non narcisista. Un uomo che non pensa di essere un dono di Dio per le donne ma, a modo suo, bello.
Sono superficiale? Mi importa?
Gentile.
Gentile anche con gli animali. È sempre un buon segno.
Inspiro e tossisco di nuovo.
In forma, ma non uno sportivo fanatico o un fissato con la palestra. Forse un giocatore di lacrosse o di calcio. O un canottiere.
Abbiamo un team qui?
Più un lupo solitario che parte di un branco, alias confraternita, ma che non sia un introverso senza amici perché è troppo strano e antisociale per averne.
Misterioso.
Ansimo e apro gli occhi. «Ho una cotta per Andrew Wildes.» Mi rendo conto che l’ho descritto perfettamente. Be', non la parte atletica. Magari odia i felini o i gattini. Deve avere qualche difetto. Tipo una ragazza.
«Davvero?»
Merda! L’ho detto ad alta voce.
«Quel tipo strano che c’è al tuo corso?»
«Non è strano, solo non proprio normale.»
Sam alza gli occhi al cielo e va verso il lavandino per spegnere la salvia. «Sei purificata.»
«Non mi sento diversa.» Mi annuso la coda di cavallo. «Però ho un odore insolito.»
«Ci potrebbe volere un po' per…»
Viene interrotta da quattro colpi alla porta, forti e rapidi.
Ci guardiamo negli occhi.
«Chi è?» le bisbiglio con la bocca.
Scrolla le spalle e mima che non ne ha idea.
«Sì?» chiede, avvicinandosi alla porta, senza schiuderla.
«Puoi aprire?» chiede una voce maschile familiare.
Salto sopra il letto e afferro il cuscino, sventolandolo per la stanza sperando di far sparire il fumo rimasto.
Sam apre la porta e Andrew Wildes è proprio sulla nostra soglia, in tutta la sua gloria oscura e misteriosa. Io sono sul letto che agito un guanciale a fiori rosa intorno alla mia testa, come una pazza. Imbarazzata, salto giù e lancio il cuscino dietro di me.
«Mi dispiace disturbarvi, ma stavo passando e ho sentito odore di fumo.» I suoi occhi guizzano su di me.
«Ciao, Madison.»
«Ciao, Andrew.» Lo saluto con un cenno della mano, a disagio.
Sam mi sorride e poi si incolla in faccia la sua miglior espressione innocente per affrontarlo. «Ah, sì? Che strano. Forse stavamo facendo i pop corn con il microonde e li abbiamo bruciati.»
«Forse?» Lo sguardo di Andrew si sposta a guardare la nostra stanza e si ferma, di nuovo, su di me. «Niente microonde.»
«Oh, giusto. Che buffo» ridacchia Sam.
Lui entra nella stanza e incrocia le braccia al petto. «C’è odore di pollo arrosto qui dentro.»
Rido, ma mi fermo a metà ha.
«Sei della narcotici?» chiede Sam.
«No, ma sono un referente per gli alloggi.»
«In questo dormitorio?» gli chiedo. Non l’ho mai visto nell’edificio.
«Sono all’Emerson.»
«Quindi i tuoi poteri qui non funzionano?» scherza Sam.
La sua attenzione passa a lei, per un attimo, poi ritorna da me. «Le mie facoltà sono valide dappertutto e posso dire che, a differenza di microonde, sigarette e altri tipi di fumo illegali, non sono sicuro che ci sia una regola che vieta la purificazione con la salvia.» Si avvicina al lavandino e prende il mazzo bruciacchiato.
«Se sapevi che era salvia, perché hai chiesto?» gli domanda Sam.
«Stavo solo controllando per accertarmi che voi sapeste cosa stavate facendo.» Rigira il mazzetto tra le sue lunghe dita, poi lo posa sul piccolo banco. «Chi era il purificatore e chi il purificato?»
A quanto pare il mio cervello ha perso l’abilità di formare parole mentre Andrew mi fissa, perché rimango lì muta.
«Ho depurato Madison» confessa Sam, mentre mi spinge davanti a lei.
I suoi occhi castano profondo mi osservano, fermandosi su un punto della mia guancia. Mi rendo conto che Andrew non indossa gli occhiali e le sue lunghe ciglia gli sfiorano le guance quando sbatte le palpebre. Non avevo mai notato quanto fossero lunghe. Esageratamente. Profondamente ingiusto. Andrew è il tipo di uomo a cui non daresti una seconda occhiata, finché non lo fai e ti rendi conto di quanto sia bello oltre gli occhiali e il suo essere cupo.
«Sembra che tu ci sia stata troppo vicina.» Quando mi tocca la guancia, sento il calore della sua pelle accendere una scia di fuoco sotto la mia pelle. Tiene il dito di fronte ai miei occhi, dove vedo una striscia nera di bruciato.
Mi strofino la pelle, sperando di rimuovere ogni ulteriore traccia. L’imbarazzo mi accalda il viso. Il ragazzo per cui ho una cotta, recentemente ammessa, è nella mia stanza mentre io sfoggio un volto dipinto e puzzo come il pranzo del ringraziamento. Di certo la purificazione non sta funzionando nel cancellare il sortilegio.
Solleva di nuovo le dita come se volesse toccarmi ancora la guancia. Trattengo il respiro e mi preparo all’impatto. Invece scuote appena la testa e infila la mano nella tasca della felpa nera.
«Scusate se sono piombato qui. Ci sono un sacco di studenti curiosi verso la stregoneria. Allison, al primo piano, ha quasi dato fuoco alla sua trapunta con una candela magica.» Fa uno sbuffo ironico. «Forse è meglio evitare le fiamme libere nei dormitori.»
I suoi occhi non lasciano mai i miei mentre parla. Mi sento come se fossi studiata e catalogata, ma non sono sicura se il verdetto sia positivo o più sulla falsariga di stupide ragazze del college e la stregoneria. Lui è impossibile da interpretare.
Mentre io e Andrew ci fissiamo, Sam si schiarisce la voce. «Cosa farai stasera?»
Senza spezzare la nostra bolla, dice: «Veramente non ne sono sicuro, ero diretto di sopra a trovare qualcuno, quando ho sentito il fumo.»
Qualcuno inteso come ragazza o ragazzo?
«Conoscete Tate? Il referente per gli alloggi del terzo piano?» chiede.
Io e Sam annuiamo. Tutti conoscono Tate Winthrop. Anche se non fosse il miliardesimo della generazione Winthrop, lo conoscerebbero comunque tutti. Non ci sono molti ragazzi bianchi, alti più di un metro e ottanta e con i rasta lungo la schiena, nel nostro piccolo campus universitario. Sam ha una cotta per Tate fin dall’inizio dello scorso anno. Lui è la ragione principale per cui viviamo ancora in una camera doppia anche al terzo anno. Non riesco a immaginare Tate e Andrew amici. Andrew sembra troppo tranquillo e un bel po' rigido.
Lo spiraglio di un piano luccica negli occhi di Sam. «Tu e Tate potreste venire alla festa a Elm Court stasera. A meno che ai referenti non sia permesso andare a party al di fuori del campus.»
«Possiamo, non c’è problema, ma niente alcol e tutti i partecipanti devono avere più di ventuno anni.» Sorride a Sam. «Hai l’età legale?» mi chiede.
«Sì, entrambe.» Sam sta mentendo, il mio compleanno sarà a fine novembre, il suo a gennaio. Sarebbe semplice per lui smascherarci chiedendoci i documenti, ma non lo fa.
«Va bene, forse ci vedremo lì. E basta purificazioni, signore.» Non accenna ad andarsene, stiamo invece lì, in un silenzio imbarazzante. Almeno io lo sono, Sam sembra felice per la sua nuova connessione con Tate.
Combattuta tra il volere che lui se ne vada dalla mia stanza e il desiderio di gettarlo sul mio letto, rimango muta ancora una volta.
Sono così affascinante che è incredibile che sia single.
«Okay» riesco finalmente a dire. I pappagalli sanno dare un contributo più interessante alle conversazioni. «Sarò in un angolo, con un bicchiere di carta in mano.»
Andrew si avvia verso l’uscita. «Va bene, ci vediamo.»
«Porta Tate!» grida Sam mentre la porta si chiude dietro di lui.
Già, imbarazzante.