Poi, a ventitré anni, ho iniziato a fare film, e da allora non è raro che le mie attrici passino per il materasso. La prestazione però avviene sempre dopo il casting: sono un professionista, non un pappone. Comunque sia, comprendo che l’idea di dirigere un film porno ha poco a che fare con il sesso, e moltissimo con il cinema. È una violenza che sto facendo a me stesso, forse guidato da una pazzia masochista. Mi sto schiaffeggiando da solo, mentre scendo i gradini del mio esilio, giù, sempre più in giù, fino al limbo del genere cinematografico più emarginato. Come una sveglia che avevo regolato affinché mi riscuotesse da un sogno troppo profondo. Il cinema come bassa imitazione della vita, glorificazione novecentesca dell’antico gioco voyeuristico, mostrare e guardare. Non potevo limitar

