La convocazione
Lyris
Le torce di alghe luminescenti, illuminavano il lungo il corridoio che conduceva alla sala del trono, proiettavano ombre sulle pareti di corallo bianco. Avanzavo nel corridoio con movimenti fluidi, la mia coda argentata si muove con eleganza e forza nell’acqua mentre raggiungo la sala del trono.
Anche se apparivo calma e serena, con il volto composto come mi era stato insegnato fin da bambina, dentro di me cresceva un’inquietudine sempre più difficile da ignorare, un peso che mi stringeva il petto e mi toglieva il respiro.
Il Re Tritone mi aveva convocata con urgenza e, per di più, in gran segreto: una cosa che non era mai successa. Nessun annuncio ufficiale, nessun messaggero del palazzo. Solo un messaggio consegnato da un emissario non ufficiale, come se ciò che aveva da dirmi dovesse restare nascosto al resto del regno. E questo non faceva che alimentare i miei timori
Arrivata davanti alla grande porta di madreperla rosa della sala del trono, mi fermai un istante. Inspirai lentamente, lasciando che l’acqua fresca intorno a me mi aiutasse a calmarmi, poi posai la mano sulla maniglia di corallo bianco che era fredda al mio tocco. Un leggero brivido mi percorse la schiena mentre spingevo la porta. Questa si aprì con un suono sordo, e entrai nella sala del trono.
La sala era avvolta da una luce soffusa, riflessa dalle gemme che adornavano il trono. Le torce di alghe, disposte lungo le pareti della stanza circolare, ondeggiavano lentamente, diffondendo bagliori verdastri nell’acqua.
Poi il mio sguardo cadde su di lui: il Re Tritone. Seduto sul suo trono, sembrava immerso nei propri pensieri, non si era nemmeno accorto del mio arrivo. Sul suo volto aveva un’espressione che non gli avevo mai visto prima.
Un brivido mi percorse la schiena. Non lo aveva mai visto così… vulnerabile, solo una volta, molti anni prima, quando aveva perso suo figlio. Ora appariva distante, come se portasse sulle spalle un peso troppo grande.
Mi guardai intorno: non c’erano guardie, né consiglieri. Nella sala eravamo solo io e il re, soli nella sala del trono.
Lyris: ‘‘Re, sono qui come richiesto. Nessuno è stato informato di questa convocazione.”
La mia voce risuonò sicura, ma tradiva una sottile preoccupazione.
Il re sollevò lo sguardo verso di me, si alzò dal trono e nuoto verso di me con movimenti lenti e controllati, senza mai distogliere lo sguardo da Lyris.
Re Tritone: ‘‘Lyris, mia cara… perdonami per averti convocata così, senza preavviso, avrei voluto concederti più tempo… ma non posso più aspettare.’’
Fece una breve pausa, lo sguardo velato da un’ombra difficile da decifrare.
Re Tritone: ‘‘Sei la mia guerriera più forte, la più affidabile…’’
I suoi occhi si posarono su di me con un’intensità insolita.
Re tritone: ‘‘Per me sei molto di più, Lyris. Sei come una figlia… ed è proprio per questo che ciò che sto per dirti pesa su di me più di quanto immagini.’’
Quelle parole mi colpirono nel profondo, più di quanto avessi mai immaginato. Sentì un nodo stringermi la gola mentre ascoltavo le parole del Re Tritone, sorpresa dall’affetto e dalla fiducia che mi stava dimostrando.
Il cuore mi si serrò nel petto, mentre una verità silenziosa iniziava a farsi strada dentro di me, lenta ma inarrestabile.
Il Re Tritone, dopo aver perso la moglie durante il parto, non si risposò mai più. Anni dopo, anche suo figlio — l’erede al trono — aveva perso la vita per salvare il padre durante un’imboscata, mentre partecipavano a una riunione del consiglio reale marino.
Rimasta orfana in tenera età, ero cresciuta sotto la sua protezione. Il legame tra noi affondava le radici nel passato: il Re era stato profondamente legato a mia madre, con cui aveva condiviso un’amicizia sincera fin dall’infanzia, ancora prima di sposare la regina.
Era stato lui a crescermi, a guidarmi, a insegnarmi tutto ciò che sapeva. Per me era stato molto più di un sovrano: era stata la mia famiglia, l’unico punto fermo in un mondo che mi aveva segnata troppo presto con la perdita.
Un’emozione improvvisa mi salì alla gola, ma la trattenni con fermezza. Ero una guerriera… e quello non era il momento di lasciarmi sopraffare.
Lyris: ''Vostra Maestà… per me siete come un padre. Ed è proprio per questo che vi chiedo di essere sincero con me. Cosa sta succedendo? Perché tutto questo segreto?''
Il Re sospirò profondamente, e per un istante l’acqua intorno a noi sembrò immobile, come se l’intero oceano stesse trattenendo il respiro, in attesa delle sue parole.
Il Re Tritone: ''Lyris, ciò che sto per dirti non deve essere condiviso con nessuno del mondo oceanico… nemmeno con chi ritieni più fidato. Sta accadendo qualcosa. Qualcosa di oscuro.''
Fece una pausa, fissando il mio volto con attenzione, come se volesse accertarsi che fossi davvero pronta ad accogliere il peso delle sue parole.
Re Tritone: ''Da qualche tempo, il nostro mondo sta cambiando… è come se stesse cercando di avvertirci di qualcosa che sta per arrivare. Le maree sono instabili, le correnti si invertono senza preavviso e alcune creature marine scompaiono senza lasciare traccia. Ho percepito un’energia… un’energia che non appartiene a questo mondo.''
Fece una breve pausa, lo sguardo più cupo.
Re Tritone: ''Ma c’è di più. Non è solo il nostro regno a essere colpito: anche la terraferma è in pericolo. Forse persino più del nostro mondo… perché è lì che questa oscurità sembra crescere e prendere forza.''
Sentii il cuore battere più forte. La terraferma… un luogo proibito per ogni creatura marina, sconosciuto e temuto, eppure capace di esercitare un fascino irresistibile.
Lyris: ''Una minaccia…? Cosa potrebbe essere così potente da sconvolgere tutto? E… perché dirlo proprio a me?''
Il Re si avvicinò lentamente, fissandomi negli occhi con un’intensità insolita, lasciando emergere sentimenti che non esprimeva mai apertamente, e mi posò una mano sulla spalla.
Re Tritone: ''Perché tu sei l’unica di cui mi fido completamente. Hai il cuore, la forza e la mente per affrontare ciò che sta per accadere.''
Indicò il cristallo che portavo al collo. Era il Cristallo Lunare, un dono che mi aveva fatto molti anni prima. Lo aveva recuperato nella Fossa delle Ossa, un luogo antico e pericoloso da cui provengono i cristalli magici più rari e potenti.
Re Tritone: ''Questo cristallo ti guiderà quando tutto sembrerà perduto. Ma ora ascoltami bene: devi raggiungere la terraferma. Devi scoprire l’origine di questa forza oscura… e fermarla prima che distrugga ogni cosa, sia nel nostro mondo che in quello di superficie.''
Rimasi immobile, senza parole per un momento, poi trovai la voce.
Lyris: ''Sulla terraferma… da sola? Non conosciamo quasi nulla di quel mondo, e io sono una sirena. Come potrei muovermi in un territorio così ostile, dove non mettiamo piede da secoli?''
Il Re mi posò nuovamente una mano sulla spalla e mi rivolse uno sguardo risoluto.
Re Tritone: ''Non sarai del tutto sola. Il tuo cuore saprà guidarti. Ma, Lyris, devi fare attenzione: ciò che troverai là fuori potrebbe essere molto più pericoloso di quanto immagini. Fidati del tuo istinto.''
Annuii, cercando di nascondere il tremore che mi aveva colta. Ero una guerriera, eppure quella missione mi costringeva a lasciare tutto ciò che conoscevo.
Lyris: ''Farò ciò che mi chiedete.''
Il Re mi sorrise debolmente, ma nel suo volto si leggeva una profonda tristezza.
Re Tritone: ''Sappi che, qualsiasi cosa accada, sarò sempre fiero di te, Lyris.''
Con quelle parole si voltò e si allontanò lentamente, lasciandomi sola nella sala del trono.
Rimasi immobile per alcuni istanti, con il cuore che mi batteva all’impazzata, mentre il peso di ciò che mi attendeva iniziava davvero a farsi sentire.
Uscendo dal castello, iniziai a sentire i rumori della città sirenica già dalla grande scalinata di corallo del palazzo reale. Poi, pian piano, mi immersi tra le sue strade d’acqua.
Le voci si mescolavano al fluire delle correnti, il bagliore delle perle illuminava il mercato, i bambini giocavano senza pensieri, sirene e tritoni discutevano delle ultime novità, mentre i guerrieri facevano la ronda scherzando tra loro…
Tutto sembrava scorrere come sempre, eppure erano tutti ignari dell’ombra del pericolo che si stava avvicinando.
Mi fermai per un istante, consapevole che presto avrei lasciato la mia casa, il mio popolo e i miei amici per affrontare l’ignoto. Una realtà che non avevo mai conosciuto prima: la terraferma, il luogo che agli abitanti del mare era sempre stato vietato.
Prima di partire, però, dovevo andare in un posto.
Attraversai l’intera città sottomarina fino a raggiungere il Giardino dei Ricordi, un luogo sacro e incantato dove il tempo sembrava scorrere più lentamente. Coralli rosa e fiori di perla crescevano attorno alle tombe di tritoni e sirene, diffondendo nell’acqua un delicato profumo di sale e mare.
Piccole bolle d’aria si sollevavano lentamente dalle pietre levigate, come se quel luogo custodisse ancora i respiri e i ricordi di coloro che vi riposavano. La luce filtrava dall’alto in riflessi azzurri e argentati, danzando tra le correnti silenziose e donando al giardino un’atmosfera malinconica ma piena di pace.
Attraversai il grande cancello del Giardino dei Ricordi, ormai arrugginito e ricoperto di alghe marine che ondeggiavano lentamente con la corrente.
Con il cuore pesante e le mani tremanti, mi avvicinai alle tombe dei miei genitori. Sulla pietra consumata dal tempo erano ancora incisi i loro nomi: Selènya e Aelion.
Per un lungo istante rimasi immobile, osservando quei nomi come se bastasse fissarli abbastanza a lungo per poter rivedere ancora una volta i loro volti, ascoltare le loro voci o sentire il calore della loro presenza accanto a me.
Poi allungai lentamente una mano e sfiorai le incisioni sulla pietra, accarezzandole con delicatezza. Quel semplice gesto mi fece stringere il petto dal dolore e dalla nostalgia.
Le mie labbra tremarono appena prima che riuscissi finalmente a parlare, con la voce spezzata dall’emozione e dal peso di ricordi che non avevo mai davvero dimenticato.
Lyris: ''Mamma, papà… devo partire. Sono venuta a salutarvi. Per favore… proteggetemi.''
Le lacrime mi scivolarono lungo le guance mentre i ricordi affioravano vividi nella mia mente: momenti felici, voci gentili, sorrisi ormai lontani. Il dolore della loro perdita tornò a farsi più forte che mai.
Dopo quel saluto, qualcosa dentro di me si fece più fermo, come se il dolore si fosse trasformato in determinazione. Ora ero pronta a partire… anche verso l’ignoto.