La convocazione
Le torce di alghe luminescenti fluttuavano lungo il corridoio che conduceva alla sala del trono, proiettando ombre sinistre sulle pareti di corallo bianco. Lyris avanzava nel corridoio con movimenti fluidi, la sua coda argentea si muove con eleganza e forza nell’acqua mentre andava nella sala del trono.
All’esterno appariva calma e serena, il volto composto come le era stato insegnato fin da bambina, ma nel suo petto cresceva un’inquietudine sempre più difficile da ignorare, un peso sottile che le stringeva il respiro. Il Re Tritone l’aveva convocata con urgenza, e per di più in gran segreto: un fatto insolito. Nessun annuncio ufficiale, nessun messaggero reale, solo un messaggio tramite un emissario non ufficiale, come se tutto dovesse restare nascosto agli occhi degli altri. Le sue dita si intrecciarono nervosamente, mentre il ricordo della sera precedente le attraversava la mente: le luci, la musica, le risate… il suo ventiduesimo compleanno appena festeggiato. Perché non dirle ciò che doveva dirle il giorno prima? Perché aspettare e poi convocarla in quel modo? Una convocazione del genere non poteva che significare una cosa: qualcosa non andava. Forse una minaccia… o forse qualcosa che riguardava proprio lei. Il pensiero le fece stringere il cuore.
Arrivata davanti alla grande porta di madreperla rosa della sala del trono, Lyris si fermò un istante. Inspirò lentamente, lasciando che l’acqua fresca intorno a lei la aiutasse a calmarsi, poi posò la mano sulla maniglia di corallo, fredda al tocco. Un leggero brivido le percorse la schiena mentre spingeva la porta. Questa si aprì con un suono sordo, e Lyris entrò nella sala del trono.
La sala era avvolta da una luce soffusa, riflessa dalle gemme che adornavano il trono di cristallo. Le torce di alghe, disposte lungo le pareti della stanza circolare, ondeggiavano lentamente, diffondendo bagliori verdastri nell’acqua.
Poi il suo sguardo cadde su di lui: il Re Tritone. Seduto sul suo trono, sembrava immerso nei propri pensieri, come se non si fosse nemmeno accorto del suo arrivo. Sul suo volto si disegnava un’espressione che Lyris non gli aveva mai visto prima.
Un brivido le percorse la schiena. Non lo aveva mai visto così… vulnerabile. Forse solo una volta, molti anni prima, quando aveva perso suo figlio. Ora appariva appesantito, distante, come se portasse sulle spalle un peso troppo grande anche per lui.
Lyris avanzò lentamente, incerta su come comportarsi di fronte a quella visione insolita. Il silenzio della sala sembrava amplificare ogni suo movimento.
Si guardò intorno: non c’erano guardie, né consiglieri. Solo lei e il re, soli in quella vasta sala del trono.
Lyris: “Mio Re, sono qui come richiesto. Nessuno è stato informato di questa convocazione.”
La sua voce risuonò sicura, ma tradiva una sottile preoccupazione. Il Re, un tempo sempre imponente e impeccabile, appariva ora profondamente cambiato.
Sollevò lo sguardo verso di lei, e nei suoi occhi si rifletteva qualcosa di insolito: un’ombra di dubbio.
Si alzò lentamente dal trono e si mosse verso di lei, avanzando nell’acqua con movimenti lenti e controllati, senza mai distogliere lo sguardo da Lyris.
Re Tritone: ‘‘Lyris, mia cara… perdonami per averti convocata così, senza preavviso. So che sarai stanca dopo i festeggiamenti di ieri, e avrei voluto concederti più tempo… ma non posso più aspettare.’’
Fece una breve pausa, lo sguardo velato da un’ombra difficile da decifrare.
Re Tritone: ‘‘Sei la mia guerriera più forte, la più affidabile…’’
I suoi occhi si posarono su di lei con un’intensità insolita.
Re tritone: ‘‘Per me sei molto di più, Lyris. Sei come una figlia… ed è proprio per questo che ciò che sto per dirti pesa su di me più di quanto immagini.’’
Quelle parole la colpirono nel profondo, più di quanto avesse mai immaginato. Lyris sentì un nodo stringerle la gola mentre ascoltava il Re Tritone, sorpresa dall’affetto e dalla fiducia che le stava dimostrando.
Il cuore le si serrò nel petto, mentre una verità silenziosa iniziava a farsi strada dentro di lei, lenta ma inarrestabile.
Il Re Tritone, dopo aver perso la moglie durante il parto, non si risposò mai più. Anni dopo, anche suo figlio — l’erede al trono — aveva perso la vita per salvare il padre durante un’imboscata, mentre partecipavano a una riunione del consiglio reale marino.
Lyris, rimasta orfana in tenera età, era cresciuta sotto la sua protezione. Il legame tra loro affondava le radici nel passato: il Re era stato profondamente legato a sua madre, con cui aveva condiviso un’amicizia sincera fin dall’infanzia, ancora prima di sposare la regina.
Era stato lui a crescerla, a guidarla, a insegnarle tutto ciò che sapeva. Per Lyris, era stato molto più di un sovrano: era stata la sua famiglia, l’unico punto fermo in un mondo che l’aveva segnata troppo presto con la perdita.
Un’emozione improvvisa le salì alla gola, ma la trattenne con fermezza. Era una guerriera… e quello non era il momento di lasciarsi sopraffare.
Lyris: “Vostra Maestà… per me siete come un padre. Ed è proprio per questo che vi chiedo di essere sincero con me. Cosa sta succedendo? Perché tutto questo segreto?”
Il Re sospirò profondamente, e per un istante l’acqua intorno a loro sembrò immobile, come se l’intero oceano stesse trattenendo il respiro, in attesa delle sue parole.
Il Re Tritone: “Lyris, ciò che sto per dirti non deve essere condiviso con nessuno del mondo oceanico… nemmeno con chi ritieni più fidato. Sta accadendo qualcosa. Qualcosa di oscuro.”
Fece una pausa, fissando il volto di Lyris con attenzione, come se volesse accertarsi che fosse davvero pronta ad accogliere il peso delle sue parole.
Re Tritone: ‘‘Da qualche tempo, il nostro mondo sta cambiando… è come se stesse cercando di avvertirci di qualcosa che sta per arrivare. Le maree sono instabili, le correnti si invertono senza preavviso e alcune creature marine scompaiono senza lasciare traccia. Ho percepito un’energia… un’energia che non appartiene a questo mondo.’’
Fece una breve pausa, lo sguardo più cupo.
Re tritone: ‘‘Ma c’è di più. Non è solo il nostro regno a essere colpito: anche la terraferma è in pericolo. Forse persino più del nostro mondo… perché è lì che questa oscurità sembra crescere e prendere forza.’’
Lyris sentì il cuore battere più forte. La terraferma… un luogo proibito per ogni creatura marina, sconosciuto e temuto, eppure capace di esercitare un fascino irresistibile.
Lyris: “Una minaccia…? Cosa potrebbe essere così potente da sconvolgere tutto? E… perché dirlo proprio a me?”
Una minaccia…? Cosa potrebbe essere così potente da sconvolgere tutto? E… perché dirlo proprio a me?
Il Re si avvicinò lentamente, fissandola negli occhi con un’intensità insolita, lasciando emergere sentimenti che non esprimeva mai apertamente, e le posò una mano sulla spalla.
Re Tritone: “Perché tu sei l’unica di cui mi fido completamente. Hai il cuore, la forza e la mente per affrontare ciò che sta per accadere.”
Indicò il cristallo che Lyris portava al collo. Era il Cristallo Lunare, un dono che le aveva fatto molti anni prima. Lo aveva recuperato nella Fossa delle Ossa, un luogo antico e pericoloso da cui provengono i cristalli magici più rari e potenti.
Re Tritone: “Questo cristallo ti guiderà quando tutto sembrerà perduto. Ma ora ascoltami bene: devi raggiungere la terraferma. Devi scoprire l’origine di questa forza oscura… e fermarla prima che distrugga ogni cosa, sia nel nostro mondo che in quello di superficie.”
Lyris rimase immobile, senza parole per un momento, poi trovò la voce.
Lyris: ‘‘Sulla terraferma… da sola? Non conosciamo quasi nulla di quel mondo, e io sono una sirena. Come potrei muovermi in un territorio così ostile, dove non mettiamo piede da secoli?’’
Il re le posò nuovamente una mano sulla spalla e le rivolse uno sguardo risoluto.
Re tritone: ‘‘Non sarai del tutto sola. Il tuo cuore saprà guidarti. Ma, Lyris, devi fare attenzione: ciò che troverai là fuori potrebbe essere molto più pericoloso di quanto immagini. Fidati del tuo istinto.’’
Lyris annuì, cercando di nascondere il tremore che l’aveva colta. Era una guerriera, eppure quella missione la costringeva a lasciare tutto ciò che conosceva.
Lyris: ‘‘Farò ciò che mi chiedete.’’
Il re le sorrise debolmente, ma nel suo volto si leggeva una profonda tristezza
Re tritone: ‘‘Sappi che, qualsiasi cosa accada, sarò sempre fiero di te, Lyris.’’
Con quelle parole si voltò e si allontanò lentamente, lasciandola sola nella sala del trono.
Lyris rimase immobile per alcuni istanti, il cuore che le batteva all’impazzata, mentre il peso di ciò che l’attendeva iniziava davvero a farsi sentire.
Uscendo dal castello, Lyris iniziò a sentire i rumori della città sirenica già dalla grande scalinata di corallo del palazzo reale. Poi, pian piano, si immerse tra le sue strade d’acqua.
Le voci si mescolavano al fluire delle correnti, il bagliore delle perle illuminava il mercato, i bambini giocavano senza pensieri, sirene e tritoni discutevano delle ultime novità, mentre i guerrieri facevano la ronda scherzando tra loro…
Tutto sembrava scorrere come sempre, eppure tutti erano ignari dell’ombra del pericolo che si stava avvicinando.
Lyris si fermò per un istante, consapevole che presto avrebbe lasciato la sua casa, il suo popolo e i suoi amici per affrontare l’ignoto. Una realtà che non aveva mai conosciuto prima: la terraferma, il luogo che agli abitanti del mare era sempre stato vietato.
Prima di partire, però, doveva andare in un posto.
Attraversò l’intera città sottomarina fino a raggiungere il Giardino dei Ricordi, un luogo sacro e incantato dove il tempo sembrava scorrere più lentamente. Coralli rosa e fiori di perla crescevano attorno alle tombe di tritoni e sirene, diffondendo nell’acqua un delicato profumo di sale e mare.
Piccole bolle d’aria si sollevavano lentamente dalle pietre levigate, come se quel luogo custodisse ancora i respiri e i ricordi di coloro che vi riposavano. La luce filtrava dall’alto in riflessi azzurri e argentati, danzando tra le correnti silenziose e donando al giardino un’atmosfera malinconica ma piena di pace.
Lyris attraversò il grande cancello del Giardino dei Ricordi, ormai arrugginito e ricoperto di alghe marine che ondeggiavano lentamente con la corrente.
Con il cuore pesante e le mani tremanti, si avvicinò alle tombe dei suoi genitori. Sulla pietra consumata dal tempo erano ancora incisi i loro nomi: Selènya e Aelion.
Per un lungo istante rimase immobile, osservando quei nomi come se bastasse fissarli abbastanza a lungo per poter rivedere ancora una volta i loro volti, ascoltare le loro voci o sentire il calore della loro presenza accanto a sé.
Poi allungò lentamente una mano e sfiorò le incisioni sulla pietra, accarezzandole con delicatezza. Quel semplice gesto le fece stringere il petto dal dolore e dalla nostalgia.
Le sue labbra tremarono appena prima che riuscisse finalmente a parlare, con la voce spezzata dall’emozione e dal peso di ricordi che non aveva mai davvero dimenticato.
Lyris: ‘‘Mamma, papà… devo partire. Sono venuta a salutarvi. Per favore… proteggetemi.’’
Le lacrime le scivolarono lungo le guance mentre i ricordi affioravano vividi nella sua mente: momenti felici, voci gentili, sorrisi ormai lontani. Il dolore della loro perdita tornò a farsi più forte che mai.
Dopo quel saluto, qualcosa dentro di lei si fece più fermo, come se il dolore si fosse trasformato in determinazione. Ora era pronta a partire… anche verso l’ignoto.