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1826 Words
«Dici?» «Dico.» Anna fece un sospiro e poggiò la fronte sul marmo del ban­cone in cerca di un po’ di refrigerio per la testa e di un po’ di freddo che le congelasse i pensieri. «Che succede?» chiese Carlotta rientrando, sorpresa di tro­vare Anna in quella posizione. «Niente… Anna si è innamorata di Giorgio e vorrebbe che lui lasciasse la famiglia per lei…» «Ma non è vero!» intervenne Anna, tirandosi su di scatto. «State scherzando, giusto?» continuò Carlotta. «Sì… cioè, no… Insomma credo di essermi presa una simpa­tia per Giorgio. Nulla di che… Come me la sono fatta venire, così adesso me la faccio passare…» Anna fece una pausa. «Ok… vado a casa… Sì è fatto tardi… Ciao ragazze. Ci ve­diamo domani.» «Ciao, Anna!» la salutò Carlotta. «Ciao tesoro… Pensaci bene prima di farti del male» le disse Lella, accarezzandole la testa. «Sì… grazie… Ciao…» Anna entrò in casa. Sua madre le aveva lasciato la luce ac­cesa in cucina e la tavola apparecchiata. Sollevò la stagnola dai recipienti per vedere cosa proponeva il menù: insalata di riso e macedonia. Assaggiò entrambi: era tutto buono ma Anna non aveva fame. Decise che li avrebbe portati al lavoro e mangiati all’ora di pranzo. Prese in braccio Lola che dormiva sulla sedia e si avviò con lei al piano di sopra. «Tu vieni con me, puzzola» le disse, affondando il viso nel suo pelo morbido e denso e ricoprendola di baci. Sola nella sua stanza, Anna si tolse le scarpe e lasciò cadere i vestiti sul pavimento. Sì guardò allo specchio, prima di fronte e poi girandosi di tre quarti. Doveva riprendere con la corsa: il sedere stava lentamente franando… Si fece la doccia, si mise il pigiama e si sdraiò sul letto a guardare il cielo attraverso il lucernario. Giorgio… pronunciava il suo nome tra sé e sé. Gior­gio… La mattina dopo si alzò un’ora prima del previsto: voleva andare a correre e, durante quelle giornate così calde, la matti­na era il momento migliore per farlo. Indossò i leggings a tre quarti in tessuto tecnico, una maglietta e le scarpe da runner. Scese silenziosamente al piano di sotto e chiuse la porta dietro di sé senza fare alcun rumore. Fuori, a quell’ora, la città era bellissima e i rumori ancora ovattati: anche gli autobus che passavano sembravano silenziati. L’aria della mattina, rigene­ratasi durante la notte e depuratasi della calura estiva, era timi­damente fresca e ad Anna sembrava che tutti i colori avessero una componente cerulea, come in una foto modificata con Pho­toshop e virata verso i toni del ciano. Mise le cuffie alle orec­chie, accese il lettore mp3 e iniziò a correre, prima piano, poi aumentando il ritmo in una costante progressione fino a trovare il «suo» passo. Non guardava mai troppo lontano di fronte a sé: il suo sguardo si fermava pochi metri avanti sull’asfalto o sui sampietrini. Quando correva non pensava al percorso e non lo programmava mai: aveva un anello su cui muoversi che poteva allungare o stringere a seconda del suo stato di benessere fisico e che la riportava sempre nel punto da cui era partita: la ripor­tava a casa. Corse per circa un’ora e poi utilizzò le scale del condomi­nio per fare un po’ di stretching. Quando entrò in casa, sua ma­dre le andò incontro sorpresa. «Tesoro, sei tu! Come mai sei andata a correre? Non riusci­vi a dormire?» «No, no… Ho solo deciso di ricominciare ad allenarmi…» «Ad allenarti per la prova costume?...» Anna sbuffò. «Proust ha scritto: Lasciamo le donne belle agli uomini senza immaginazione.» «Mamma... Proust non ha mai avuto il piacere di vedere una donna in bikini… Vado a farmi la doccia. Faccio colazione dopo.» Più tardi, durante la pausa caffè, Anna sperò che Giorgio tornasse in qualche modo sul complimento che lei gli aveva rivolto il giorno prima. Ma lui non tornò più sull’argomento né quel giorno né in quelli a seguire. Le sue conversazioni, o me­glio, i suoi monologhi, ripresero a trattare gli argomenti più vari e generici senza mai entrare troppo nello specifico: la moglie, i figli, i genitori, i suoceri, gli amici, i fine settimana ecc. Ad Anna non interessavano molto le cose di cui Giorgio le raccon­tava; anzi le trovava piuttosto noiose. Ma rimaneva a ascoltar­le in silenzio, cercando di capire cosa si nascondeva dietro quelle parole, e quali fossero i veri pensieri di Giorgio; soprat­tutto voleva capire chi era lui nel profondo del suo essere, chi c’era dietro la liscia superficie di ovvietà dei suoi racconti. Si stava avvicinando il periodo delle vacanze estive. Il ne­gozio sarebbe rimasto aperto tutta l’estate e i ragazzi avevano già predisposto il piano ferie in modo da coprire i turni. Gior­gio aveva fissato le ultime due settimane di agosto. Anna ave­va opzionato la prima settimana di settembre, dicendo che avrebbe dato conferma quanto prima: voleva parlare con Lella e Carlotta e capire le loro intenzioni prima di decidere. «Mia moglie ha già programmato tutte le ferie: ha scelto il posto, l’albergo, il gruppo di amici» le disse Giorgio con aria soddisfatta durante una delle loro pause caffè. «Ah… bene. E dove andate?» «In Puglia. Come ogni anno.» «È tua moglie che organizza sempre le ferie?» «Sì, sia quelle estive, che la settimana bianca.» «E tu che ne pensi?» «Di cosa?» «Del fatto che tua moglie organizza le ferie.» «A me va bene tutto. Io mi adatto.» A me va bene tutto. Io mi adatto. Anna sentì un campanelli­no fare din din nella sua testa. Come era possibile che un uomo come Giorgio, sempre così presente sul lavoro, che passava parte della giornata a prendere decisioni per migliorare l’andamento del negozio, che non lasciava nulla al caso, e che controllava tutto ciò che entrava e usciva da lì, non avesse voglia di prendere parte all’organizzazione delle vacanze o che, almeno, non esprimesse su di esse un parere o un deside­rio? Che strano, pensò Anna. «Tu, invece, che farai?» le chiese Giorgio, distraendola dalla sua riflessione. «Non so… non abbiamo ancora deciso. Pensavo di fermarmi stasera al bar per parlarne con Lella e Carlotta.» «Vai sempre in vacanza con loro?» «Ultimamente sì.» «E prima?» «E prima, no…» Anna fece in modo di troncare lì la con­versazione perché non voleva parlare con Giorgio dei viaggi che aveva fatto insieme a Giovanni. E, soprattutto, non voleva parlare di Giovanni. «E tua mamma?» «Mia mamma andrà un po’ al mare con sua sorella. E poi, a settembre, farà una gita con i volontari del canile municipale.» «Non sapevo che tua mamma facesse volontariato al cani­le.» «Sì, dopo la morte di mio padre e da quando è in pensione, va al canile tutti i giorni: insieme agli altri controllano se i cani stanno bene, a turno li portano fuori, preparano loro il cibo. Fanno anche dei lavoretti di manutenzione alle cucce. E poi organizzano raccolte fondi, campagne di sensibilizzazione. In­somma, queste cose qui…» «Perché ha scelto di aiutare gli animali e non gli esseri umani?» «Forse perché pensa che gli animali siano migliori degli es­seri umani. Bambini esclusi, ovviamente. I bambini e gli ani­mali hanno in comune una cosa: non conoscono che cosa sia il concetto del male. Quello che fanno, non lo fanno mai con l’intenzione di arrecare dolore a un altro essere vivente. Gli adulti sì: ci sono persone adulte che provano piacere nel tortu­rare e uccidere sia i loro simili che gli animali. Credo che sia questo il motivo per cui preferisce gli animali.» «È questo il motivo che ti ha convinto a essere vegetaria­na?» «Io non voglio che la mia sopravvivenza si basi sulla soffe­renza di altri esseri viventi. Né per il cibo né per l’abbigliamento.» «E come ti trovi con questa dieta?» «Bene. Mi vedi per caso sofferente?» «No, no. Ti vedo in ottima forma.» «Grazie.» «Prego. È la verità.» «Andiamo?» disse Anna, prendendo Giorgio in contropiede: in genere era lui a decidere i tempi di inizio e fine della con­versazione. «Mancano ancora cinque minuti» replicò lui. «Lo so, ma devo fare una telefonata prima di rientrare al lavoro.» «Va bene, allora. Andiamo.» Anna si soffermò fuori della porta del negozio per telefona­re. «Pronto?» «Pronto Lella. Sono io.» «Ciao tesoro. Dimmi.» «Sei di turno al bar stasera?» «Sì, perché?» «Niente. Passo verso l’ora di chiusura. Posso?» «Certo, ti aspetto. A dopo.» «A dopo. Ciao.» Dopo aver avvertito sua madre che avrebbe tardato, Anna si avviò in bicicletta verso il bar. «Ciao ragazze. Come va?» disse, avvicinandosi al bancone. «Ciao Anna» risposero Lella e Carlotta. «Allora? Che succede?» proseguì Lella. «Niente, perché? Volevo solo parlare con voi delle ferie. Devo dare conferma al lavoro per la prima settimana di settembre. Per voi va ancora bene come periodo o preferite cambia­re?» «Credo che per noi vada bene. Mario vuole chiudere il bar quella settimana e andare via anche lui, quindi non ci dovreb­bero essere problemi» intervenne Carlotta. «Dove va Mario in ferie?» «Non ne ho idea. Perché?» «Ma è lui a decidere la meta oppure se ne occupa sua mo­glie?» «Anna, ma che domande fai? Ti ho appena detto che non so neppure dove va» rispose Carlotta. «Così… una curiosità…» Lella osservava Anna con la coda dell’occhio mentre puliva i bicchieri degli aperitivi. «Come vanno le cose con Giorgio?» chiese ad Anna, por­gendole lo spritz. Carlotta si avvicinò per ascoltare la risposta, asciugandosi le mani nel grembiule. «Non saprei… Dopo quel giorno in cui gli ho fatto il com­plimento, si è come “riabbottonato”: mi racconta solo banalità e rimane sempre sul vago. Trascorre la pausa pranzo a descri­vermi la quotidianità della sua vita e del suo ménage famigliare, con il preciso intento di dimostrarmi quanto sia tutto perfetto e quanto lui sia felice.» Anna fece una pausa e bevve un sorso del suo aperitivo. Poi riprese a parlare. «Oggi, però, mi ha detto una cosa che mi ha colpita. Ha det­to che è sempre sua moglie a decidere come, dove e con chi trascorrere le ferie e che lui si limita a assecondarla.» «E perché ti pare strano?» chiese Carlotta. «È più o meno la strategia che utilizzano tutti i mariti per non farsi rompere i co­glioni dalle mogli: le lasciano fare quello che vogliono, così hanno la certezza di stare tranquilli… almeno in ferie…» «Dici?» chiese Anna. «Eppure a me sembra strano… Non mi torna con quello che Giorgio mi racconta del suo rapporto di coppia e della sua famiglia. Se veramente c’è tra di loro questa armonia, perché non prendono insieme certi tipi di decisioni? Dov’è la complicità nel permettere che sia uno dei due a sce­gliere per l’altra?» Lella e Carlotta rimasero in silenzio. In quel momento entrò Mario. «Mario, dove vai in ferie quest’anno?» gli chiese Lella. «In Austria, in montagna» rispose Mario in modo telegrafi­co. Ma lui era sempre di poche parole. «L’hai deciso tu o l’ha deciso tua moglie?» continuò Lella. «Lo abbiamo deciso insieme: a me piace camminare, a lei piacciono le terme e i centri benessere. Abbiamo scelto una località che andasse bene a entrambi.» «Da quanto tempo siete sposati?» «Trent’anni… Hai finito con le domande, Lella?» «Sì, grazie… Scusa, eh…» Mario tornò fuori, sbuffando. «Perché gli hai fatto quelle domande?» chiese Anna. «Per aiutarti a capire…» «Per aiutarmi a capire cosa?» «Per aiutarti a capire se la tua intuizione su Giorgio è giu­sta.» Anna fissò Lella negli occhi poi mandò giù tutto in una vol­ta il suo spritz. «Di quale intuizione stai parlando?» chiese Carlotta. «Glielo dici tu o glielo dico io?» rispose Lella. Anna alzò le spalle come a dire: fai come vuoi. «Allora glielo dico io. Anna è convinta che Giorgio provi un interesse per lei e che stia cercando di nasconderglielo, ripe­tendole ogni giorno che la sua famiglia è la famiglia perfetta del Mulino Bianco. Peccato che oggi si sia tradito, raccontan­dole che lui certe cose, tipo la scelta delle vacanze, se le fa an­dare bene. Giusto?» Anna annuì con la testa. «Veramente pensi questo?» chiese Carlotta. «A me sembra un pensiero un po’ prematuro. In fondo le ferie sono l’unica cosa in cui lui ti ha detto di non avere voce in capitolo. Forse a lui non importa nulla delle ferie; magari gli basta sapere che i figli stanno bene e si divertono.» «Sì, può essere che sia come dici tu» rispose Anna. «Eppu­re io sento che c’è qualcos’altro dietro… Non so come spiegar­ti... Ho la sensazione che prima di convincere me, lui voglia convincere se stesso del fatto che va tutto bene e che è tutto perfetto.» Le tre ragazze rimasero qualche minuto in silenzio. «Andiamo al mare, domenica?» chiese Lella. Le altre due annuirono.
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